Cronaca
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Riforma della giustizia e referendum,
incontro aperto al Pd

Si è parlato di riforma della giustizia sabato mattina al Civico 81 di via Bonomelli, nell’Assemblea Cittadina del Partito Democratico di Cremona, aperta alla partecipazione di tutti gli elettori e simpatizzanti. La segretaria cittadina Simona Frassi ha coordinato gli interventi del deputato Luciano Pizzetti, del vicesindaco Andrea Virgilio e dei “tecnici” Antonella Nuovo, magistrato cremonese in quiescenza e Uliana Garoli, avvocata del foro di Cremona.

Pizzetti ha fatto il punto sull’iter della legge di riforma della giustizia, passata alla Camera con il voto favorevole anche del Pd, ed ora attesa in Senato dove il voto però potrebbe tardare a causa dei diversi equilibri politici e quindi rendere inevitabile il ricorso al referendum.

Nel corso degli interventi sono state illustrate questioni tecniche che, è stato rilevato, possono sembrare indigeste al comune cittadino. Tuttavia, come ha rimarcato Virgilio, lo strumento referendario è importante a livello partecipativo, per mettere a fuoco problemi che vanno affrontati e risolti indipendentemente dal fatto che siano stati proposti, come in questo caso, da Lega e Radicali.

Tre dei cinque quesiti ammessi al referendum, che si svolgerà il 12 giugno in concomitanza con le elezioni amministrative, e precisamente quelli inerenti a consigli giudiziari, correnti del Csm e separazione delle funzioni, potrebbero essere annullati se prima della data delle elezioni venisse approvata definitivamente dal Parlamento la “riforma Cartabia”, che interviene sulle stesse questioni.

Tra i temi più scottanti sollevati dai quesiti referendari c’è quello sulla custodia cautelare in carcere, che attualmente può essere disposta solo in caso di “gravi indizi di colpevolezza” e può essere motivata dal pericolo che la persona indagata ripeta il reato di cui è accusato, dal pericolo di fuga o da quello che vengano alterate le prove a suo carico.

Se vincerà il sì al referendum non varrà più la prima di queste motivazioni, la possibile reiterazione del reato. L’obiettivo dei promotori è ridurre il rischio che vengano detenute persone che poi, al termine del processo o dei processi, risultino innocenti.

Altro tema che sta spesso al centro di episodi balzati alle cronache, quello sulle tutele per i sindaci e per chi ricopre cariche pubbliche in generale: dal 2013, con la legge Severino, se una persona viene condannata definitivamente per reati quali mafia, terrorismo, corruzione e altri dopo essere entrato in carica, può essere dichiarata in automatico decaduta o, nel caso di parlamentari, la camera di appartenenza è chiamata ad esprimersi.

Se vincerà il sì al referendum tutti gli automatismi vengono meno e a decidere su eventuali divieti di ricoprire cariche tornerà a essere solo il giudice chiamato a decidere sul singolo caso.

 

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