Cronaca
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Cauzzi, no al premio: "Non l'accetto
da chi ha agito nel torbido"

"Non apprezzo - scrive l'ex sovrintendente del Ponchielli al presidente del Consiglio Carletti - chi è stato artefice o connivente nel causare i danni alla mia persona ed ora - a parole - manifesta un plauso che è solo apparenza, arrivando anche a proclamare una 'coerenza' che evidentemente non appartiene a chi la invoca".

Angela Cauzzi non accetterà l’onorificenza che il Consiglio comunale ha deciso di attribuirle per i suoi meriti quale sovrintendente del teatro Ponchielli per trent’anni. Il tributo era stato proposto con una mozione da Forza Italia e poi sottoscritto all’unanimità da tutto il Consiglio lo scorso 23 maggio.  L’uscita dal silenzio della Cauzzi avviene attraverso una dura lettera inviata al presidente del Consiglio Comunale Paolo Carletti, a due anni di distanza dal mancato rinnovo del contratto, avvenuto attraverso una rottura di rapporti totale tra la dirigente e il primo cittadino, Gianluca Galimberti, presidente della Fondazione Ponchielli.

“Non apprezzo – afferma in uno dei passaggi – chi è stato artefice o connivente nel causare i danni alla mia persona ed ora – a parole – manifesta un plauso che è solo apparenza, arrivando anche a proclamare una ‘coerenza’ che evidentemente non appartiene a chi la invoca”.

All’epoca, la scelta di non rinnovarle l’incarico alla direzione del teatro e di individuare il successore mediante una società di cacciatori di teste, suscitò un vero terremoto nella fondazione che gestisce il teatro, con le dimissioni di Walter Montini, rappresentante dei 16 soci sostenitori nell’assemblea della fondazione. Ne seguì una lunga scia di veleni e anche una denuncia, anonima, nei confronti della dirigente, che portò a un processo per abuso d’ufficio da quale è di recente uscita completamente prosciolta.

Ecco la lettera integrale.

On.le Signor Presidente,

rompo il silenzio che ho osservato sino ad ora, in quanto ritengo doveroso da parte mi chiarire non solo ai Signori Componenti Il Consiglio Comunale, Suo tramite con la lettura di questa mia, ma a tutta la cittadinanza la mia posizione relativamente alla decisioni assunta recentemente in Consiglio Comunale di attribuirmi una onorificenza quali segno di riconoscimento per l’attività svolta quale Sovrintendente del Teatro cittadino.
Provo sentimenti di reale gratitudine verso tutti coloro che in vario modo – sia con le parole, ma soprattutto con i fatti e le loro condotte –
mi sono stati vicini ed hanno anche assunto posizione nei più vari contesti (anche pubblici) dimostrando stima nei miei confronti sin dal momento in cui è stato deciso, non tanto di affidare ad altri la guida del Teatro, ma di rendere questo esodo il più amaro possibile per me
personalmente, infangando gratuitamente il mio nome e la mia onorabilità con accuse ingiuste, che, di fatto, si sono rivelate infondate.
Altri, invece, hanno fattivamente contribuito con le loro azioni – ma anche con le loro omissioni – sia ad instaurare che a coltivare una “macchina del fango” che – lo ripeto – in modo assolutamente gratuito aveva il chiaro scopo di annullarmi sia come persona “di
teatro”, che, e soprattutto, come persona.
Ringrazio, quindi, e di vero cuore, chi ha creduto in me: in primo luogo i cittadini ed anche quegli esponenti politici a vari livelli e di vari schieramenti, tra i quali annovero i Consiglieri Comunali – a prescindere dalla matrice politica di appartenenza che qui non è
rilevante – nonché alcuni politici di rango che hanno sinceramente creduto nella trasparenza del mio agire.
Non apprezzo, invece, coloro che sono soliti proclamarsi dalla parte che può ottenere il favore dei più, solo quando la posizione di vantaggio è palese, ma ancor più non apprezzo chi è stato artefice o connivente nel causare i danni alla mia persona ed ora – a parole – manifesta un plauso che è solo apparenza, arrivando anche a proclamare una “coerenza” che evidentemente non appartiene a chi la invoca.
Per queste ragioni comunico che non intendo accettare l’onorificenza che mi verrebbe attribuita con un consenso unanime dei componenti del Consiglio Comunale che è tale solo all’apparenza.
Inoltre, è decisione oltremodo tardiva in quanto intervenuta solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza del mio proscioglimento e, a prescindere da questa, sarebbe stato concreto segno di un dissenso rispetto all’iniziativa penale assunta contro di me e un reale segno di stima e di gratitudine da parte dell’Amministrazione cittadina. Non credo che una vittima, quale è stata ed è la mia posizione rispetto alle iniziative
assunte contro di me, possa accettare “rose” o “benemerenze” da coloro che agiscono nel torbido, incapaci di assumersi le responsabilità morali dei loro comportamenti.”

gbiagi

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