Cronaca
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Rivolta in carcere, Galletti: "Modello
che va radicalmente riformato"

Sulla rivolta scoppiata venerdì sera nel carcere di Cremona è intervenuto anche Roberto Galletti,
vice segretario provinciale del Pd, preoccupato dall’”ennesimo caso di violenza e vandalismo da parte di alcuni detenuti ai danni di agenti di polizia e personale della casa circondariale di Cremona”. I detenuti hanno appiccato diversi incendi nelle loro celle e fiamme e fumo hanno coinvolto due sezioni della struttura, al secondo e terzo piano. Ottanta carcerati sono stati evacuati e spostati nei passeggi mentre i vigili del fuoco hanno spento i roghi e la polizia e i carabinieri hanno sorvegliato il perimetro del penitenziario. Alla base del gesto ci sarebbe la protesta per la decisione di non somministrare più uno psicofarmaco ai detenuti.

“Solo grazie all’immediato intervento degli agenti e dei vigili del fuoco”, scrive Galletti, “si è evitato che l’episodio si trasformasse in una tragedia. Nell’esprimere la nostra massima vicinanza a tutti i lavoratori del carcere e ai loro soccorritori, denunciamo come il sovraffollamento delle carceri italiane sia un problema di urgenza assoluta, la cui soluzione non può più essere rimandata. Le gravi carenze strutturali, il sovraffollamento, l’insufficiente numero di educatori sono la manifestazione di un modello che va radicalmente riformato.

Va tenuto in massima considerazione il fatto che alcune strutture, come quella di Cremona, accolgono una percentuale più alta della media di detenuti stranieri. Questa condizione richiede approcci mirati e l’implementazione di sistemi che coinvolgano competenze specifiche : dal rafforzamento dei progetti di mediazione culturale alla creazione di percorsi che aiutino a migliorare la convivenza in sicurezza con gli altri detenuti e il personale. Inoltre é significativa la presenza di detenuti tossicodipendenti, talvolta con problematiche psichiatriche che abbisognano di percorsi e cure attente.

Come PD cremonese, riteniamo sia necessario ed urgente investire su un modello realmente rieducativo ed inclusivo che, senza tradire il dettato costituzionale, garantisca i diritti dei carcerati, dei lavoratori del comparto e la sicurezza di tutti”.

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