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Ospedale, Merli: "Ok a dialogo,
ma non si cerchi consenso facile"

L’intervento di Riccardo Merli, consigliere di Cremona Attiva, sui problemi dell’ospedale e della sanità territoriale cittadina, nel consiglio comunale di lunedì 20 giugno.
“Anche oggi, in questa aula, ci troviamo ad argomentare su temi riguardanti la nostra sanità territoriale, il nostro ospedale cittadino, attuale e futuro, l’auspicabile riorganizzazione della medicina territoriale, il caso più recente e dibattuto di “Area Donna”.
Direi che ormai, tutti questi argomenti, rappresentano un punto fisso dell’ordine di trattazione di ogni Consiglio Comunale, ed è giusto così perché questi sono temi sensibili, molto vicini alla vita reale, quotidiana, dei nostri concittadini, ed è giusto, appunto, che rappresentino motivo di continuo approfondimento e dibattito in questo Consiglio.

Vorrei subito premettere, in questo mio intervento, di condividere molte delle premesse e delle considerazioni esposte in questo ordine del giorno: soprattutto il tentativo di  unità di tutte le forze politiche, per garantire pienamente il più completo diritto alla salute dei nostri concittadini. Apprezzo molto l’impegno personale del sindaco, della giunta, di tutti i sindaci dell’Azienda Speciale del Cremonese, nel condividere e partecipare ai tavoli istituzionali per un continuo confronto e dialogo costruttivo con le altre cariche dirigenziali della nostra ATS e ASST.

Ciò nonostante, non posso non rilevare una certa ambiguità nelle dichiarazioni fatte e negli impegni presi in un recente passato, ma anche più recentemente, dai nostri vertici regionali, dal presidente Fontana e dall’assessore Moratti.
Avevamo tutti capito che uno dei punti di forza del futuro nuovo ospedale sarebbe stata la possibilità concreta di avere finalmente il DEA di 2° livello che, al di là dei tecnicismi e dei passaggi burocratici, avrebbe portato benefici concreti per la cura e la salute dei nostri concittadini.

Adesso sappiamo che così non sarà, o almeno lo sarà, forse, non adesso, in futuro, se verrà accettata la richiesta che ogni capoluogo potrà avere un ospedale sede di DEA di 2° livello.
Ma questo è un auspicio, una richiesta, una dichiarazione di intenti, una promessa, ma non certo una garanzia reale per il futuro.
Avevamo poi progettato, per la nostra città, una seconda casa della comunità, con la ristrutturazione dello stabile di viale Trento Trieste: avevamo puntato molto su questo progetto.
Sappiamo ora, con certezza, che non rientra fra le case di comunità approvate dalla Regione con i fondi del PNRR; ma anche in questo caso la promessa è subito pronta e servita: verrà realizzato autonomamente con fondi regionali, così almeno speriamo.

Non so cosa dire.

Non so che autorevolezza possano avere gli impegni presi dai nostri vertici regionali, non so francamente che valore dare a queste parole, soprattutto se considero la reale conoscenza dei problemi, o meglio, la mancata reale conoscenza dei problemi da parte
del nostro assessore Moratti quando, ad esempio, recentemente ha proposto “gli infermieri come supplenti dei medici di famiglia per affrontarne la carenza”.

Mi sembra evidente l’enorme divario, la distanza siderale fra il percepito reale del servizio sanitario da parte dei cittadini e quanto invece viene proclamato ed esibito dai vertici regionali e, più vicino a noi, dai vertici aziendali delle nostre ASST e ATS.
Il percepito reale, cioè l’esperienza quotidiana di chi, per motivi di lavoro come me o per motivi di salute, come purtroppo avviene per molti cremonesi, ha a che fare con il SSN e quanto invece affermato dai nostri vertici amministrativi.
Vorrei partire da quanto esposto dal Direttore Generale, dr. Rossi, in occasione dell’incontro del 2 maggio scorso, con i sindaci del comprensorio cremonese: i dati sono pubblici e presentati graficamente con dovizia di slides.
Dunque, dicevo, sembra che il nostro ospedale goda di ottima salute, davvero!
Brevemente ne elenco le performances: nel primo trimestre 2022, rispetto al trimestre dell’anno precedente, sono in aumento le attività ambulatoriali e le attività chirurgiche, l’attività radiologica è in crescita, i numeri dell’attività di “Area Donna” confermano questo trend di crescita, con tempi di visita ed appuntamenti rispettati.
Inoltre: acquisizione di nuove apparecchiature tecnologiche all’avanguardia per molti reparti, utilizzo di tecniche chirurgiche innovative, riapertura del servizio di Medicina dello Sport.
Ma soprattutto ampliamento dell’offerta di esami radiologici con apertura al sabato ed alla sera, dalle 20 alle 23, come richiesto dai vertici regionali.
Ancora, pur nella difficoltà dello scarso numero di medici e infermieri attualmente presenti, decine e decine di concorsi espletati o in corso di espletamento con turnover medico ed infermieristico pressoché coperto.
Ecco, dunque, l’immagine del nostro ospedale che si prepara a divenire futuro ospedale modello per la sanità italiana.
Veniamo ora, però, a qualche considerazione sulla situazione attuale.
Per i 56 medici e per i più di 100 infermieri che hanno cessato la loro attività nel nostro ospedale e che sono stati sostituiti, è sufficiente accontentarsi di aver riempito una casella vuota con una piena, come fossero dei meri numeri e non persone, professionisti, con una storia, una preparazione, una cultura ed esperienza formatasi negli anni?
Ci si è domandati come mai questi se ne siano andati, e non certo tutti per pensionamento o presunte scelte professionali? Ad esempio, le 3 radiologhe del servizio di senologia, ma molti altri potrebbero gli esempi.

È normale il vorticoso turnover medico di alcuni reparti quali, ad esempio, il Pronto Soccorso: è solo colpa del lavoro difficile, della carenza dei medici o, come detto dallo stesso dr. Rossi, da una remunerazione non adeguata?

Non è forse l’organizzazione del lavoro o la qualità della vita lavorativa che potrebbe fare la differenza? Quella famosa qualità di vita lavorativa per i professionisti sanitari che da sempre, i vertici aziendali, hanno portato come emblema caratteristico della sanità lombarda?
E a questo proposito: come si può chiedere agli stessi professionisti, ribadisco gli stessi, che hanno lavorato 8 o 10 ore al giorno, di proseguire fino alle 23 per espletare nuovi esami radiografici? Sareste contenti di farvi refertare una TAC alle 23 di sera da un
professionista che magari ha lavorato tutto il giorno?

E ancora, a proposito del percepito reale, quotidiano, i tempi di attesa per esami e visite specialistiche, esami endoscopici con mesi di attesa, tanto da far diventare la tanto decantata sanità lombarda alla stregua dei peggiori esempi italiani di gestione del SSN.
I poliambulatori privati in città e provincia proliferano come funghi: è questa la risposta che diamo alle fasce più deboli della popolazione, deboli che non si possono permettere una visita privata? Accettiamo tutto questo?
È sicuramente giusto progettare e programmare il futuro, sia del nuovo futuro ospedale che della medicina territoriale, migliorando l’attuale riforma regionale, ma è altrettanto imperativo occuparsi del presente, dando risposte concrete alle necessità di salute dei
cittadini cremonesi.
Il dialogo ed il confronto, lo sottolineo con forza, il dialogo ed il confronto con le istituzioni, i cittadini e gli operatori sanitari devono rimanere il metodo di lavoro essenziale ed imprescindibile per affrontare il presente ed il futuro prossimo della nostra sanità territoriale, ma dicendo sempre parole di verità e non cercando un consenso fine a sé stesso e illudendo con facili promesse.

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