Cronaca
Commenta

Bonaldi: “Le ragioni per cui accetto
una candidatura dall’esito quasi impossibile”

L’ex sindaca di Crema Stefania Bonaldi ha affidato alla propria pagina Facebook la spiegazione della propria candidatura per il Partito Democratico nel collegio del Senato.

“Poco fa ho accettato la candidatura del Partito Democratico nel collegio del Senato che, a meno di colpi di scena nelle prossime ore, perché le liste non sono ancora definitive, sarà al terzo posto del listino proporzionale. Ho accettato nonostante i limiti di una legge elettorale poco rispettosa degli elettori e superficiale e nonostante una composizione delle liste che, in troppi casi, ha mostrato la sfacciata prepotenza dei baronati e l’arroganza delle correnti, episodi di familismo persino offensivi, alcune pluricandidature studiate per alimentare favoritismi, una diffusa mortificazione del principio di territorialità”.

“Nemmeno tutto questo però può farci cedere alla tentazione di sbattere la porta, perché il Partito Democratico, soprattutto in questo momento, appartiene a chiunque nel Paese percepisca il pericolo che stiamo correndo. Un pericolo enorme, di fronte al quale non ritengo esserci spazio per alcuna rivendicazione personale. Ecco perché chiedermi se sono contenta del posto “quasi senza speranza” probabilmente riservatomi nel listino del mio collegio naturale, quello all’interno del quale sono vissuta e ho servito la comunità, non è una buona domanda”.

“Il punto non è se sono soddisfatta, ma se il mio contributo può essere utile, considerata la posta in gioco, che non è la sopravvivenza del Partito Democratico ma del nostro intero sistema di valori. Chi fa finta che tale prospettiva non sia all’ordine del giorno, non considerando che i posti a disposizione si sono ridotti e fermandosi solo al proprio lutto personale, come se l’eternità, la perpetuazione di sé, fosse un diritto da rivendicare in modo infantile, deve considerarsi complice di questo rischio. Prima di tutte le mortificazioni per una composizione delle liste talora discutibile e irresponsabile, rimane, drammatica più che mai, la realtà di un Paese che rischia di sbandare definitivamente”.

“Per questo, dopo alcune ore di riflessione e appurato che le probabilità che io venga eletta sono meno che modeste, mi è parso chiaro che il mio compito è comunque quello di fare la mia parte, accantonando ogni accenno di orgoglio. Ciò che importa, e moltissimo, è salvare ciò che abbiamo ricevuto dai nostri predecessori, oggi in balia di tre leader politici della destra di nessuna credibilità, nonché di due “guitti” del cosiddetto terzo polo sopraffatti dal proprio ego e in perenne lotta con la propria natura ondivaga. Un manipolo violento e pericoloso, una pesante ipoteca sul nostro futuro e su quello dei più fragili”.

“Il secondo motivo che mi spinge ad accettare una candidatura dall’esito incerto, proprio a casa mia, è, come dicevo, la diffusa frustrazione del principio di territorialità. Per questo, quale che sia l’esito delle elezioni, vista l’estraneità geografica degli altri candidati del Partito Democratico al Senato, ad eccezione dell’economista Carlo Cottarelli, che, da cremonese,  correrà anche nel collegio uninominale della nostra Provincia ed il cui profilo è senza dubbio di caratura nazionale, mi intesterò la tutela di esigenze e diritti della nostra comunità. Gli eletti, attraverso la sottoscritta, dovranno dare conto ai nostri concittadini, perché a nessuno, neppure al Partito democratico, il mio partito, può essere permesso di usare le comunità locali soltanto come giacimenti di voti”.

“Questo è il mio impegno consueto, amare e servire il territorio e chi lo abita con determinazione, tenacia  e  competenza, ieri e per dieci anni da sindaca di Crema, oggi attraverso questa sfida, forse impossibile, ma di certo necessaria, che mi chiede di dimenticare l’esito della mia corsa personale per concentrarmi sulla salvaguardia di tutto ciò che caratterizza il meraviglioso universo rappresentato dal nostro vasto collegio elettorale, a cui l’intero Paese deve tanta parte della sua prosperità e del suo prestigio. Quella parte nobile della Lombardia, che oltre al genio mette le mani e l’operosità: non possiamo mendicare rispetto, lo pretenderemo”.

 

© Riproduzione riservata
Commenti