Cronaca
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Giornata della fisioterapia, le parole
di professionisti e studenti dell’Asst

L’8 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della fisioterapia, istituita nel 1996 dalla Confederazione Mondiale di Fisioterapia (World Physiotherapy) per promuovere questa disciplina, avvicinarla ai cittadini e restituirle pari dignità rispetto alle altre professioni sanitarie.

Come conferma Roberto Bosoni, Coordinatore Servizio di Fisioterapia all’ASST di Cremona, «Si tratta di una professione in continua evoluzione, in termini di specializzazione e di autonomia professionale. Oggi la fisioterapia non si occupa più solo di riabilitazione motoria, sistemica o neurologica, ma spazia in numerosi ambiti di specialità, tra cui il post-acuto o intervenendo nell’ambito di terapie intensive e sub intensive».

Il margine d’intervento per la professione del fisioterapista si è ampliato in risposta all’evoluzione della sanità, che con l’apertura degli Ospedali di Comunità e delle Case di Comunità richiede una presenza sempre più ampia e diffusa, in linea con quanto disposto dalle ultime riforme regionali. Ciò si riflette nel contesto formativo, con l’aggiornamento dei corsi di laurea e delle specializzazioni post lauream, per sviluppare competenze sempre più specifiche e orientate ai bisogni del territorio.

“L’ASST di Cremona – prosegue Bosoni – ha concretizzato il progetto per l’attivazione diretta del fisioterapista, che consiste nella possibilità di operare direttamente nel reparto di ricovero su richiesta del rispettivo medico specialista. Questo fa sì che il professionista mantenga la propria autonomia operativa e si accelerino i tempi di intervento”.

Laureato nel 2014, Antonio Albanini ha svolto tirocinio in ambito ortopedico, respiratorio e cardiovascolare, prima di approdare all’ASST di Cremona nel 2020. “L’esperienza fatta mi è servita soprattutto per la gestione dei pazienti acuti e in regime post-operatorio, per i quali la riabilitazione è fondamentale per poter aiutarli a riprendere una vita il più normale possibile. Questo si è visto soprattutto durante la pandemia, con un aumentato del bisogno della riabilitazione respiratoria post-Covid. Il medico salva la vita, noi consentiamo ai pazienti di viverla al meglio delle proprie possibilità”, afferma Antonio.

Il contatto con pazienti e colleghi è uno degli aspetti preferiti di Antonio, che punta tutto sulla relazione “uno a uno” con la persona seguita. “Sentirsi riconosciuti per ciò che si fa è importante – sottolinea – così come rimanere legati all’aspetto umano della professione, senza lasciarsi condizionare dalle rigidità burocratiche che spesso ci accompagnano. Una persona non è una spalla o un ginocchio, ha bisogno di essere ascoltata, anche quando non parla. Oltre alle competenze maturate, l’empatia è una dote importante per chi fa questa professione”.

Dopo il liceo scientifico, Clara Pezzani non ha avuto dubbi. “Fisioterapia è stata la prima scelta – racconta – all’epoca le richieste erano parecchie, ma sono stata ammessa subito e mi sono laureata nel 2002. Vent’anni fa c’erano più opportunità di lavoro: dopo tre anni di esperienza domiciliare, nel 2005 sono stata assunta all’Ospedale Oglio Po, dove ad oggi lavoro con altri due colleghi”. L’attività si divide tra gli ambulatori e i reparti di ortopedia e medicina: “Non vorrei fare nessun’altra professione – afferma Clara – Sono felice della scelta fatta e del posto in cui mi trovo, mi sveglio contenta di andare al lavoro”.

Il paziente “si affida e si confida, ma è fondamentale saper fissare la giusta distanza per accompagnarlo e mantenere un ottimo rapporto umano e professionale. Aver a che fare con una persona che soffre non è semplice, ma questo vale per tutte le professioni sanitarie. Se si vuole ottenere un risultato, è necessario capire cosa sta dietro a quel dolore”. Al miglioramento fisico del paziente corrisponde il benessere emotivo e psicologico, “che per un fisioterapista è la soddisfazione più grande. Una volta una paziente mi ha detto “Grazie, perché mi hai ridato la gioia di vivere”.

Per Gianluca Bertoni, lavoro e formazione sono i due lati dello stesso percorso. Dopo la laurea in Fisioterapia conseguita a Cremona ha maturato esperienze in varie strutture territoriali e nell’assistenza domiciliare, associata all’ambito sportivo. Il master di Terapia manuale all’Università degli Studi di Genova e la magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni sanitarie completano il suo percorso. All’attività fisioterapica presso l’Ospedale di Cremona affianca un dottorato di ricerca e l’insegnamento di tre corsi accademici in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia.  “La formazione è indispensabile – conferma – ciò che ti viene insegnato è vero nel momento in cui ti è stato insegnato. Per questo è necessario mantenersi aggiornati, al fine di fornire un servizio di qualità e al passo con i tempi e i bisogni dei pazienti”.

Per Gianluca “la fisioterapia offre chiavi di lettura differenti sul percorso di vita di un individuo. Nel contatto con il paziente la distanza è ridotta a zero: l’atto terapeutico passa attraverso il tuo corpo. Il ruolo di questa disciplina è restituire autonomia: al pari di altre discipline mediche, consente un forte miglioramento della qualità di vita, anche dopo le peggiori disgrazie. Insegna che anche dopo le cadute più rovinose possono e devono esserci percorsi che ti portano in un luogo differente da quello di partenza. Assistere a questo viaggio ed esserne artefici è un privilegio”.

Fisioterapista dal 1996, Maria Elena Casana ha lavorato come assistente domiciliare sul territorio, in RSA e strutture sanitarie. Oggi presta servizio presso l’Ospedale di Cremona. “Desideravo avere più contatto con il paziente – racconta – lavorare in corsia con chi affronta un post-operatorio mi ha fatta crescere ampliando le mie conoscenze e la motivazione al lavoro. Spesso ci dicono: “Quante cose fate!”. Resiste ancora l’idea che la fisioterapia riguardi solo l’ambito sportivo e motorio, ma non è così: e gli aspetti paralleli all’ambito clinico stanno assumendo sempre più importanza”.

La crescita professionale lascia trasparire un aspetto più empatico ed emozionale: “Spesso si creano legami con i pazienti seguiti nel corso del tempo. Se di base ci sono obiettività e competenze, l’implicazione emotiva non inficia il trattamento, ma consente di raggiungere risultati molto positivi e talvolta inaspettati”. Maria Elena auspica un maggiore riconoscimento e considerazione per la propria categoria: “Durante la pandemia ci siamo reinventati – racconta – siamo entrati nei reparti, abbiamo operato in tutto l’ospedale. Lavorare a stretto contatto con gli altri professionisti sanitari è fondamentale, per non lasciare inespresse le tante potenzialità che potrebbero essere valorizzate in un gruppo di lavoro”.

La figura del fisioterapista è nata nella seconda metà degli anni Settanta. Dal “Terapista per la riabilitazione” si è evoluta fino all’inserimento della disciplina in ambito universitario, nel 1994, prima come diploma e poi come corso di studi. “La formazione dei fisioterapisti oggi è molto cambiata rispetto a qualche decennio fa”, conferma Cristian Carubelli, direttore didattico del Corso di Studio in Fisioterapia attivo presso l’Ospedale di Cremona e afferente all’Università degli Studi di Brescia.

“Competenze e conoscenze si sono evolute rapidamente – afferma Carubelli – portando il fisioterapista ad estendere la propria preparazione e attività ad aree riabilitative meno conosciute in precedenza, come quella oncologica o cardiorespiratoria, e che attualmente affiancano l’area ortopedica e neurologica. Oggi i fisioterapisti possono conseguire una laurea triennale, una laurea magistrale, e specializzarsi ulteriormente con altri corsi di formazione. Si fanno esperienze all’estero e si matura una trasversalità che consente loro di operare in diversi ambiti come professionisti riconosciuti sia dal punto di vista clinico sia istituzionale”.

Andrea Picuno è al terzo anno del corso di Fisioterapia. Classe 1993, ha scelto d’intraprendere questo percorso dopo altre esperienze lavorative: «Desideravo rimettermi a studiare e fare qualcosa che potesse accomunare la mia passione per lo sport e lo sviluppo di una professione». La passione per il basket lo porta a frequentare il corso di Fisioterapia dell’Università degli Studi di Brescia, a Cremona. “È un percorso che consiglierei senza dubbio: sicuramente è impegnativo, necessita di tanto lavoro e studio individuale. Serve attenzione e coscienza, perché lavori con e sulle persone. Aiutare il prossimo è una vocazione, e la fisioterapia consente di metterla in pratica”.

Tra le esperienze più preziose maturate a Cremona c’è la partecipazione al torneo di tennis in carrozzina organizzato ogni anno presso la Canottieri Baldesio, che offre ai giovani fisioterapisti l’occasione di mettersi alla prova in un contesto agonistico non convenzionale. “Ci siamo confrontati con atleti del mondo paralimpico. Oltre a mettere in pratica tutto ciò che abbiamo appreso sui libri, abbiamo avuto un assaggio di ciò che potremmo sperimentare in futuro». Andrea vorrebbe lavorare in ambito sportivo: «Trovo sia una delle professioni più belle che un giovane possa imparare: ti permette di lavorare con le persone, che riconoscono il tuo valore professionale affidandosi alle tue cure. Si stanno aprendo prospettive interessanti e inaspettate, sono contento d’intraprenderle”.

Al momento di scegliere il percorso di studi, Ilaria Gabbiani non ha avuto dubbi. “Da quando sono bambina pratico karate a livello agonistico, quindi spesso ho avuto a che fare con la fisioterapia. Inizialmente ero interessata solo all’ambito sportivo, poi frequentando il corso di studi ho scoperto un mondo. Al momento non escludo nessuna strada: mi piacerebbe lavorare in Ortopedia, dove puoi “mettere mano” in modo concreto a ciò che hai appreso, o in ambito neurologico, per vedere i risultati di quanto fatto”.

A pochi mesi dalla discussione della tesi di laurea triennale, Ilaria rifarebbe la stessa scelta: “Uno dei motivi principali per cui ho deciso di fare Fisioterapia e non Medicina sta nel desiderio di curare la persona, non la malattia. Significa conoscerla e capire quali siano le sue risorse, cercare di svilupparle e inserire la persona in un contesto sociale che possa garantirgli una migliore qualità della vita. Spesso ciò che sembra non essere efficace porta benefici impercettibili, che sul lungo termine possono fare la differenza; fare fisioterapia significa camminare insieme per vedere dove si arriva”

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