Cultura
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Nuove critiche ai totem: "Faranno la fine
della pensilina di piazza Stradivari"

Il duro giudizio viene da Giorgio Mantovani, geometra, presidente della Societò Filodrammatica

Fanno ancora discutere i “totem” collocati nelle piazze di accesso al centro di Cremona. “Nei circa 60 anni come libero professionista a Cremona, senza mai incarichi pubblici, ho svolto progetti con particolare attenzione che fossero anche di contributo alla bellezza e alla cultura della Città”, afferma Giorgio Mantovani, geometra molto noto a Cremona e presidente della Società Filodrammatica.
“Mi interessa seguire i suoi mutamenti, positivi o negativi che siano, e ho la sistematica voglia di dire su tutto la mia opinione, in piena libertà”, afferma, ricordando un precedente, quello della pensilina di piazza Stradivari (già piazza Cavour) che, “nonostante le veementi e diffuse posizioni contrarie alla sua costruzione da parte dei cittadini, venne realizzata. Solo dopo un cambio di Giunta, sarebbe stata demolita. Sarebbe stato sufficiente rimuoverne la copertura, mantenendo i 7 pilastri-traliccio, in modo da non precludere ulteriori usi futuri. Già sarebbe stata quella, come le precedenti e le successive, l’occasione per progettare una piazza attraente, allegra e tecnologicamente all’avanguardia, ed oltre tutto, a costi zero a carico del Comune. Oggi abbiamo una piazza triste, squallida e nostalgica”.

 “Ora ci risiamo. Un episodio in corso, infatti, fa temere la riproposizione di certe cattive abitudini.
Mi riferisco alla decisione della Giunta di realizzare i cosiddetti ”totem” . Manufatti inutili e insignificanti, destinati prima o poi a seguire il destino della “pensilina”.
Almeno c’è da sperare che gli attuali amministratori si rivelino più saggi dei loro predecessori e dispongano per un concorso di idee, di larga partecipazione, allo scopo di far emergere soluzioni atte a cancellare le brutte “ferite”, utilizzando anche parzialmente il costruito onde evitare ulteriori sprechi di denari.
L’impulso della Amministrazione Civica di assegnare un incarico tout court per la progettazione di un simbolo che funga da emblema della Città (senza un concorso di idee di professionisti, progettisti, creativi, rappresentanti delle istituzioni del mondo economico e culturale) denota una mancanza di responsabilità, di trasparenza, una paura di farsi giudicare. I cittadini hanno il diritto di intervenire e sapere quale sarà il simbolo di “benvenuto” per visitatori e turisti della propria Città. E, se è consentito, anche di conoscere come vengono scialacquate le risorse dei cittadini.
Probabilmente il progettista non ha valutato la portata della sfida, e tanto meno, l’ha valutata, il committente. E’ un gesto di inutile presunzione voler stupire a tutti i costi, ignorando che l’architettura si fonda su un grande patrimonio comune in continua evoluzione.
I cosiddetti “totem” (ora dai più chiamati, ironicamente, “calvario”) dovevano, ammesso che se ne fosse accertata l’indispensabilità, essere collocati in periferia, visibili dai flussi di penetrazione. I cittadini che abitano a “porta Romana”, dubito che non conoscano il nome del loro quartiere. Questi manufatti possono essere collocati indifferentemente in tutte le città del mondo. Sono anonimi, muti, indecifrabili, non danno emozione. Esposti al pubblico ludibriom resteranno a testimoniare e ricordare l’improvvisata Giunta che li ha commissionati.
La progettazione necessita di un insieme di fantasia e creatività che non si può acquisire con la tecnica e lo studio. La fantasia, la creatività, la curiosità, il senso del sociale o li hai dentro o non li hai (…). Un progetto deve rispetto non solo per l’ambiente, ma anche per la cultura che questa Città esprime.
Città della musica, capitale mondiale della liuteria, della zootecnia bovina, gastronomia:  non mancano certo le tipicità che identificano Cremona.

Non tutti visitano una Città con il teodolite appresso, per sincerarsi della attinenza tra l’altezza delle “putrelle” con l’altezza del Duomo. (….) 
Si poteva pensare ad un’opera strutturale, unica per ogni quartiere, che fosse funzionale alla produzione di energia, gratis, per illuminare i luoghi, piazze, ove collocati e nello stesso tempo rappresentassero le eccellenze della Città.

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