Cronaca

Botte al Juliette, video "tagliato"
In aula stop all'esame della teste

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L’ex gestore del locale “Juliette 96” di Cremona è a processo con l’accusa di favoreggiamento personale: avrebbe eluso le indagini dei carabinieri su quanto accaduto nella serata del 7 dicembre del 2019, quando un cliente era uscito dal locale con un trauma cranico, il naso fracassato, una spalla e una mano fratturate. Per l’accusa, ad aggredirlo sarebbero stati quattro buttafuori, attualmente non più dipendenti del Juliette, che in aula devono rispondere di lesioni.

L’avvocato Buondonno

Oggi in aula ha testimoniato la figlia dell’ex gestore. Era stata lei, come raccontato dalla stessa, a consegnare nelle mani dei carabinieri i video delle riprese. Nel corso dell’udienza, la testimone ha riferito di aver preso i file che avevano ripreso la scena, scaricato tutto il materiale su una chiavetta e selezionato i minuti salienti, da quando cioè “si vedono i buttafuori uscire con un ragazzo che cade da solo”. “Il filmato durava 12 ore, l’ho accorciato“, si è giustificata la giovane, fornendo poco più di un minuto di registrato invece di consegnare tutto il file. Per il pm onorario Silvia Manfredi, “dichiarazioni autoindizianti”. “Per sua stessa tutela”, è intervenuto il giudice, rivolgendosi alla testimone, “interrompiamo l’esame”.

Per l’accusa, il locale avrebbe messo a disposizione degli inquirenti “una chiavetta Usb contenente i file video manipolati e i video ripresi dalla sola telecamera n. 13, omettendo di fornire immagini di un’altra telecamera funzionante nel locale, provocando una “negativa alterazione del contesto fattuale all’interno del quale le investigazioni stesse e le ricerche si sarebbero potute svolgere”.

Gli avvocati Nicoli e Balzarini

Quella sera la vittima, Antonio, un 43enne originario di Cinisello Balsamo, aveva partecipato ad una cena aziendale e alla successiva festa in discoteca. L’uomo aveva bevuto, e con la compagna era scoppiata una lite scatenata dalla gelosia. Il trambusto aveva fatto intervenire i buttafuori che avevano allontanato il cliente. Secondo l’accusa, nel parcheggio del locale, i quattro addetti alla sicurezza l’avrebbero aggredito, spintonato e colpito violentemente con calci e pugni. Il 43enne era finito in ospedale in coma farmacologico.

A processo, Antonio si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Raffaella Buondonno, mentre i cinque imputati sono assistiti dagli avvocati Massimo Nicoli e Andrea Balzarini. Per i difensori, il 43enne “era ubriaco, ha inciampato ed è caduto di faccia“.

Il 9 gennaio le conclusioni.

Sara Pizzorni 

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