Fiamma olimpica a Cremona,
occasione persa per lo sport
Cremona ha accolto la fiaccola olimpica con calore, ma le critiche si concentrano sulla mancanza di coinvolgimento degli atleti e sull'aspetto commerciale dell'evento
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La fiamma olimpica non è un oggetto scenografico né un evento da calendario. È un simbolo che attraversa i territori portando con sé una storia antica, un carico di valori e una responsabilità precisa: rappresentare lo sport nella sua forma più alta. Per questo, quando passa una fiaccola olimpica, non dovrebbe lasciare dietro di sé solo fotografie o gadget, ma senso, memoria, riconoscimento. A Cremona, invece, il suo passaggio ha acceso soprattutto un dibattito: tra entusiasmo genuino della città e la sensazione diffusa che l’occasione non sia stata colta fino in fondo. Una mattinata che avrebbe potuto raccontare lo sport attraverso i suoi interpreti migliori e che invece ha finito per lasciare l’amaro in bocca ai più, soprattutto a chi vive le olimpiadi come la massima espressione sportiva assoluta.
Le critiche sono trasversali e arrivano dal mondo sportivo, dalle associazioni, dagli ex atleti olimpici. Il punto è uno solo: il significato della fiaccola si è perso lungo la strada, sacrificato alla gestione del comitato organizzatore, percepita come distante dai valori olimpici e dai territori attraversati.
“Le Olimpiadi sono una cosa seria, questa sembrava più una giostra – è il giudizio netto di Cesare Beltrami, panatleta, ex atleta di canoa con due partecipazioni olimpiche –. La fiaccola è un rito che ci riporta all’antichità, non è qualcosa da organizzare in questa maniera. Qui si è vista una manifestazione troppo commerciale, che non ha valorizzato né i territori né il senso profondo dell’Olimpiade”.
Un’impressione condivisa anche dal presidente del Panathlon Club Cremona, che per statuto si ispira ai principi olimpici. “Questa è apparsa come una manifestazione di puro interesse commerciale – osserva il presidente Giovanni Bozzetti – gestita da chi con lo sport e i suoi valori ha poco a che fare. Non fermarsi nemmeno un secondo nei momenti simbolici preparati dalla città dice molto”.
E il riferimento è diretto a quanto accaduto in Galleria XXV Aprile: l’organizzazione di Milano Cortina 2026 ha attraversato lo spazio senza attendere il momento musicale, preparato dagli studenti del Conservatorio, alla presenza del sindaco Andrea Virgilio, dell’assessore allo Sport Luca Zanacchi e delle associazioni sportive locali. Incredulità e amarezza.
Cremona, va detto, ha risposto con calore, radunandosi lungo il percorso anche senza conoscere i nomi dei tedofori, che per motivi di privacy l’organizzazione non ha diffuso nemmeno durante il passaggio. Ma alla partenza di Giacomo Gentili, unico campione di casa, in via del Giordano c’erano poche persone: la famiglia, qualche passante. Da qui una domanda che torna spesso: perché non permettergli di attraversare piazza del Comune, sotto il Torrazzo, fino alla Galleria, nel cuore simbolico della città?
Eppure, proprio Gentili è stato il volto più autentico della giornata. Dopo la sua frazione, il campione del mondo di canottaggio e argento olimpico ha raggiunto la Galleria e si è fermato con tutti, sorridente, disponibile, tra selfie, applausi e strette di mano. “Da tutto questo emerge almeno l’affetto verso un atleta che abbiamo potuto festeggiare – sottolinea Bozzetti – e Giacomo ha dimostrato cosa significa davvero lo spirito olimpico”.
Tra le voci più amare c’è quella di Oreste Perri, che la fiaccola l’ha portata sì, ma non nella sua Cremona, bensì a Pavia: “Sarebbe stato bello – ha commentato dopo aver seguito Gentili in bicicletta – che Cremona avesse potuto applaudire tutte le sue eccellenze. Sarebbe stata una grande festa per la città. Così è stata un’occasione persa per lanciare segnali e valori”.
Un concetto ribadito anche da ANSMeS, Associazione Nazionale Stelle e Medaglie al merito sportivo e dal suo presidente Mario Pedroni: “Un po’ di delusione c’è – ammette –, io non conoscevo nessuno. Mi è sembrata una cosa molto commerciale e poco sportiva”.
Sulla stessa linea Alberto Lancetti, delegato provinciale CONI: “Ampliare il pubblico va bene, ma non può significare escludere gli addetti ai lavori chi lo sport lo vive ogni giorno, gratuitamente, come volontario o atleta. Coinvolgere queste persone non costava nulla. Se il territorio fosse stato davvero parte dell’organizzazione, sarebbe stata una festa molto più forte”.
Una giornata in cui si è persa la possibilità di dare buoni esempi ai giovani, di raccontare lo sport attraverso chi quei valori li ha incarnati davvero e “certe opportunità – fa notare ancora Bozzetti – quando le perdi, non le recuperi più”.
In mezzo a tutto questo, Cremona ha comunque scelto di onorare la fiaccola e abbracciare Giacomo Gentili, che in una giornata complicata ha ricordato a tutti cosa significhi avere i cinque cerchi tatuati sul cuore.
Cristina Coppola