A Ostiano il falò di S.Antonio
tradizione e senso di comunità
Grande partecipazione al tradizionale falò di Sant’Antonio abate, venerdì scorso 17 gennaio a Ostiano, uno degli eventi rituali più antichi ed emozionanti delle nostre campagne. Il paese sull’Oglio è uno dei centri cremonesi dove la tradizione è rimasta più viva grazie al COmune, alla Pro Loco e al gruppo trattoristi “Chei dè nà olta”, che hanno dato vita alla serata in località Croce.
Un evento riuscito, all’insegna della convivialità e dello stare insieme, che ha saputo unire memoria, cultura e comunità.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di mantenere vivi i riti del passato e trasmetterli alle nuove generazioni.
Il falò di Sant’Antonio rappresenta infatti un simbolo antico, legato al mondo contadino, al ciclo delle stagioni e al fuoco come segno di protezione, rinnovamento e speranza.
Intorno al grande fuoco si è creato un clima di condivisione e partecipazione, con tante famiglie, giovani e anziani che hanno scelto di ritrovarsi per vivere insieme un momento semplice ma carico di significato. La serata è stata arricchita dalla possibilità di assaporare vin brulé e dolci tipici del periodo, molto apprezzati dai presenti, contribuendo a rendere l’evento ancora più accogliente e partecipato.
Un’iniziativa che conferma quanto sia importante continuare a investire nelle tradizioni locali, non solo come memoria storica, ma come occasione concreta di incontro, socialità e rafforzamento del senso di comunità.

Una ricorrenza fatta di ritualità che si dipanano tra il sacro ed il profano, fatta di una fede popolare che affonda le sue radici nella cosiddetta notte dei tempi. Una tradizione antica, costellata di saperi, ma anche di simboli, leggende e tradizioni, tutte legate al celebre santo protettore degli animali domestici, del bestiame, del lavoro del contadino, del fuoco e delle malattie della pelle.
La festa forse più popolare, di certo tra le più antiche, di quelle celebrate nelle nostre campagne, di quelle da tenere vive e da valorizzare nel solco della storia e nel cammino del tempo.
L’occasione, anche, per sottolineare, una volta in più, il valore e l’importanza della nostra agricoltura, ma anche quella straordinaria passione e quella speciale cura con cui gli agricoltori seguono i propri allevamenti, l’importanza del loro lavoro che assicura cibo e benessere alle nostre comunità, spesso portando avanti tradizioni secolari delle loro famiglie.
Attingendo a piene mani fra le tradizioni è doveroso ricordare che già per la vigilia di questa ricorrenza, e quindi il 16 gennaio, è sempre stata una speciale usanza quella di pulire attentamente la stalla, i pollai, i giacigli e le gabbie degli animali. Una sera, quella della vigilia appunto, in cui è meglio non restare ad ascoltare gli animali perché si dice che parlino tra loro confidandosi anche i maltrattamenti e le crudeltà degli uomini.
Sono parole arcane, segrete, difficili da comprendere: per questo non vanno ascoltate e gli animali non devono essere disturbati; anche perchè si racconta che nei secoli passati, chi l’ha fatto, sarebbe poi morto. Sempre per la vigilia, un tempo, anche il contadino più miscredente celebrava un rito singolare accendendo un cero di fronte all’immagine del santo nell’edicola a lui dedicata e posta, abitualmente, sopra l’ingresso principale delle stalle, recitando un rosario seguito da specifiche giaculatorie mediante le quali veniva invocata su tutte le famiglie di animali, di grande come di piccola taglia suino incluso, esistenti nella sua proprietà, una specie di protezione del santo stesso.
A lui si chiedeva inoltre di difendere tutti, la casa e le cose, specie il fienile (una delle ragioni per cui, generalmente, nelle immagini del santo compare anche il fuoco).