Sesso nei privè del Tabù: in aula
i clienti e le ballerine del night
A processo l’ex proprietario, l’ex direttore di sala e l’ex cassiere, tutti accusati di favoreggiamento della prostituzione
“Occasionalmente andavo al Tabù. Era un night club con il bar e le ragazze. C’erano anche dei privè, in quel locale si facevano anche altre cose, tipo rapporti sessuali che venivano proposti dai proprietari o dalle ragazze. Io ho usufruito del servizio, ma non ricordo quanti soldi ho dato. Quando un cliente chiedeva una prestazione sessuale, la ballerina chiamava uno dei responsabili e ci si accordava sul prezzo. So che chiedevano 200 euro per una prestazione sessuale completa”. Sono le parole di uno dei clienti del locale che ha testimoniato nel processo contro l’ex proprietario, l’ex direttore di sala e l’ex cassiere, tutti accusati di favoreggiamento della prostituzione.
Secondo l’accusa, gli imputati della discoteca, chiusa nel novembre del 2022 per sfratto dopo il Covid, avrebbero “tollerato abitualmente che più ballerine, loro dipendenti, all’interno dei privé esercitassero attività di prostituzione mediante rapporti sessuali completi, o comunque prestazioni sessuali con i clienti”.
“Nel locale non si sono mai svolte prestazioni sessuali, c’era il divieto”, ha invece sostenuto una delle ballerine chiamate a deporre. “Si ballava in sala davanti a tutti e nei privè dove c’era una persona sola per avere più privacy”.
“Nei privè si ballava, non si svolgeva attività sessuale, almeno io non ho mai fatto sesso”, ha sostenuto un’altra ballerina che al Tabù ha lavorato dal 2020 al 2022. Alla testimone, il pm ha ricordato cosa aveva dichiarato all’epoca dei fatti davanti ai carabinieri, e cioè che qualche ballerina si concedeva anche a prestazioni sessuali. La giovane dapprima ha negato di aver rilasciato quelle dichiarazioni, e a quel punto il presidente del collegio le ha ricordato il suo giuramento di dire la verità. “Lei sta accusando i carabinieri di aver fatto un falso”. Poi la marcia indietro: “mi era stato chiesto di concedermi ai clienti, ma io mi sono rifiutata. Anche gli stessi clienti potevano chiedere una prestazione sessuale”.
Infine è stato sentito un altro cliente. Tra i tanti non ricordo, gli sono state lette alcune dichiarazioni rese all’epoca ai carabinieri. L’uomo aveva detto di aver chiesto prestazioni sessuali, richieste che arrivavano anche dalle stesse ballerine. “Non mi ricordo”, ha insistito il testimone. Ma se l’ho dichiarato sarà così. Qualche ballerina la conoscevo ed è capitato di avere rapporti anche fuori dal locale. Per le prestazioni nel privè non ho pagato nulla di extra”.
Nel 2022 c’erano stati dei sopralluoghi dei carabinieri in seguito alla denuncia di una delle ballerine del locale. I militari che avevano svolto le indagini avevano riferito che nella discoteca erano installate una trentina di telecamere, sia a vista che nascoste, di cui tre nel privè, dove c’era anche un letto matrimoniale, e una nel bagno delle donne, nascosta dietro il cassetto che copriva i cavi elettrici.
“Nei privè numero 7 e 10 e nelle toilettes femminili c’erano delle microtelecamere“, aveva raccontato il maresciallo che si era occupato di visionare i contenuti registrati dalla fine di agosto a ottobre. “Le immagini del privè numero 7 erano di cattiva qualità, mentre quelle del numero 10 si vedevano bene”. In una delle sequenze analizzate si vedevano una delle ballerina e un cliente appartarsi. Dopo le effusioni, tra i due si era consumato un rapporto sessuale. Nelle sequenze non sono mai stati visti passaggi di denaro tra clienti e ballerine.
I tre imputati sono assistiti dagli avvocati Filippo Colombani, di Cremona, e Danilo Pichierri, di Parma. Tutti negano le accuse di favoreggiamento della prostituzione, sostenendo di aver sempre vietato di consumare rapporti sessuali nel locale. “Se ce ne sono stati”, hanno spiegato i legali al termine dell’udienza, “sono avvenuti a loro insaputa e solo su iniziativa delle dipendenti“.
Si torna in aula con altri quattro testimoni del pm il prossimo 5 maggio.
Sara Pizzorni