Cronaca

Violenza tra giovani, don Codazzi:
“Punire non basta, serve prevenire”

La stretta annunciata dal Governo contro baby gang e maranza apre il confronto sul ruolo educativo. Don Pier Codazzi sottolinea l’importanza di intercettare fragilità e solitudini prima che degenerino in comportamenti violenti.

Don Pier Codazzi
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A Cremona l’ultima aggressione a un adolescente da parte di due coetanei, con due clienti rimasti feriti in un centro commerciale della città, ha riacceso l’attenzione (mai spenta) sulla violenza dei giovani.

Il Governo è pronto alla tolleranza zero verso i bulli, baby gang e i cosìdetti maranza. Da settimane i sottosegretari della Lega all’Interno e alla Giustizia Nicola Molteni e Andrea Ostellari lavorano alle nuove misure contenute nella futura legge “anti maranza” che sarà approvata in una delle prossime sedute del Consiglio dei ministri.

Togliere coltelli e armi ai bulli dunque e, nel caso invece dei minorenni, punire i genitori o i familiari per aver omesso di controllarli.

“E’ giusto perche le responsabilità comunque ci sono” dice don Pier Codazzi, direttore della Caritas Diocesana. “Anche se si parla di ragazzi e adolescenti, che non sono più dei bambini ed è giusto che vengano responsabilizzati. Se si parla di ragazzi che hanno fragilità, difficoltà o comportamenti a rischio o addirittura penali, bisogna anticipare gli interventi”.

Il tema è quello della prevenzione: “Prima si incrociano i ragazzi e le situazioni di fragilità e meglio è per tutti” spiega ancora don Codazzi. “Dunque, oltre ad imporre delle regole, ritengo sia necessario anche capire dove e come coinvolgere queste persone. A volte ci sono delle fragilità dal punto di vista educativo, ma queste spesso non sono evidenti: parliamo ad esempio delle solitudini dei ragazzi che sono chiusi in camera, in casa, e che nessuno vede. Giovani che, volutamente o no, non hanno relazioni con nessuno”.

Federica Bandirali

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