Cronaca

Caso Aprica in Vigilanza, Pasquali:
"Verso gara da 100 milioni"

Il confronto in commissione vigilanza si accende tra maggioranza e opposizione sull'affidamento del servizio igiene urbana e le implicazioni della sentenza del Tar sulla vicenda del Comune di Lodi.

La commissione di Vigilanza (foto: Studio B12)
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Il dibattito sulla sentenza del Tar della Lombardia in merito alla vicenda che ha visto contrapposti Aprica e il Comune di Lodi sull’affidamento del servizio di igiene urbana è approdato in commissione vigilanza, chiesta da alcuni consiglieri di minoranza per viscerare il tema dell’analogo affidamento fatto ad Aprica dal Comune di Cremona, senza gara.

Un momento di confronto che ha diviso maggioranza e opposizione tra chi ritiene solida la posizione dell’amministrazione e chi, invece, chiede di prendere atto di una possibile illegittimità e accelerare verso una gara.

Ad aprire il confronto è stata la presidente della commissione, Chiara Capelletti, che ha sollevato dubbi sulla tenuta giuridica dell’attuale assetto dopo la pronuncia del tribunale amministrativo: “Alla luce della sentenza del Tar ci chiediamo se la posizione dell’amministrazione sia davvero così solida da consentire di attendere fino alla gara. Siamo ancora in regola?”, ha chiesto.

A rispondere è stata l’assessore alla partita, Simona Pasquali, che ha ribadito con decisione la convinzione che il contratto sia pienamente valido sotto il profilo giuridico. Gli atti, ha spiegato, “non sono mai stati impugnati e il Comune di Cremona non ha nulla a che vedere con la sentenza del Tar, che peraltro dovrebbe essere oggetto di ricorso”. Nel frattempo, ha aggiunto, “gli uffici sono già al lavoro per la futura gara, che prenderà forma a partire dal 2026 con le attività preparatorie alla riprogettazione del servizio”.

Una procedura complessa e di grande portata economica, “la più grande per un Comune”, con un valore che si misura in decine di milioni di euro (in questo caso si parla addirittura di 100 milioni) e con regole particolarmente stringenti. Pasquali ha anche sottolineato come “il controllo sull’attuale contratto sia costante e accurato, sia sul piano operativo che su quello economico”.

A entrare nel dettaglio più tecnico è stato l’ingegner Marina Venturi, che ha illustrato un percorso articolato in quattro fasi: “dalla progettazione preliminare con il supporto di una società di consulenza esterna, alla procedura telematica, passando per l’analisi del quadro Arera e della situazione impiantistica, fino alla predisposizione vera e propria della gara d’appalto”. Un iter che, complessivamente, richiede circa tre anni e mezzo.

Sulla legittimità degli atti è intervenuta anche la segretaria generale Gabriella De Girolamo, chiarendo che “l’affidamento poggia su basi giuridiche solide”. Gli atti, ha ricordato, “sono stati redatti secondo le norme vigenti all’epoca, non sono mai stati impugnati e non sono direttamente collegati a quanto accaduto in altri Comuni”.

Inoltre, la sentenza del Tar non è definitiva e non produce effetti automatici sugli atti del Comune di Cremona. De Girolamo ha poi evidenziato come le situazioni di Cremona e Lodi non siano sovrapponibili, pur muovendo da presupposti simili.

Di tutt’altro avviso una parte dell’opposizione. Andrea Carassai (Fi) ha parlato di una fattispecie “del tutto sovrapponibile” a quella esaminata dal Tar, richiamando l’articolo 34, comma 22, che prevede “la cessazione degli affidamenti diretti a società non più partecipate”. Secondo il consigliere, l’interesse pubblico dovrebbe essere quello del rispetto delle norme e della concorrenza, mentre oggi verrebbe tutelato l’interesse del gestore. Da qui le domande su una possibile responsabilità erariale e sui tempi della gara, giudicati eccessivi rispetto ad altre esperienze, come quella di Lodi.

Sulla stessa linea Jane Alquati (Lega), che ha sottolineato come si tratti “di una sentenza giuridica e non di una polemica politica”. A suo giudizio, “la prosecuzione dell’affidamento espone i cittadini a rischi e impedisce di verificare se l’attuale assetto sia davvero il più vantaggioso”, mentre due anni per una gara su un servizio già esistente vengono ritenuti troppi. “Oggi la priorità dovrebbe essere una sola” ha detto la consigliera: ripristinare la legalità. Magari con un affidamento temporaneo in urgenza, una gara rapida, e poi, eventualmente, consulenze e progetti evolutivi”.

Anche Alessandro Portesani (Novità a Cremona) ha espresso forti perplessità, sostenendo che la sentenza del Tar parla di una prosecuzione “in palese violazione della norma” e richiamando precedenti della Corte europea.

Anche per lui, il Comune dovrebbe “prendere atto di una situazione di illegittimità e procedere con un affidamento in regime di urgenza”.

Dalla maggioranza, però, è arrivata una difesa compatta dell’operato dell’amministrazione. Il presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti ha ricordato che Aprica “resta una società a maggioranza di capitale pubblico” e che la segretaria generale “ha attestato la correttezza degli atti”. I tempi lunghi della gara, ha aggiunto, “non dipendono dal Comune ma dal quadro normativo nazionale”, mentre “è prematuro ipotizzare scenari alternativi senza conoscere l’esito del giudizio del Consiglio di Stato”.

Dal canto loro, i consiglieri Roberto Poli e Lapo Pasquetti hanno ribadito che “il percorso già avviato porta inevitabilmente alla gara”, e che quello fatto con Aprica “non è stato un nuovo affidamento ma di una sostituzione di soggetti all’interno di una gestione esistente”.

L’assessore Pasquali ha voluto replicare ai consiglieri, ricordando che il Comune, con la nuova gara, si avvia a intraprendere “un percorso lungo e complesso”, evidenziando un dato che l’amministrazione rivendica: “la tariffa pagata dai cittadini risulta tra le più basse d’Italia“.

A chiudere il dibattito è stato il sindaco Andrea Virgilio, che ha definito la questione “complessa e stratificata, frutto di un percorso amministrativo iniziato negli anni Novanta e di normative profondamente cambiate nel tempo”.

Pur riconoscendo l’assenza di certezze assolute, il primo cittadino ha ribadito “la solidità dell’impianto costruito dalla macchina amministrativa“. La sentenza del Tar, ha concluso, “non è definitiva e non riguarda direttamente Cremona, e interrompere oggi l’affidamento comporterebbe un percorso altrettanto gravoso rispetto a quello, già impegnativo, che porterà alla gara”.

Laura Bosio

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