Michele Galli, cremonese al Teatro
di Genova: "Un grande orgoglio"
Il cremonese Galli ha parlato del rapporto con la città e la cultura: "Con la sindaca di Genova Silvia Salis, si è anche parlato e pensare di creare una liason con il Museo del Violino di Cremona" ha detto
Michele Galli, dal 23 aprile 2025, è il nuovo sovrintendente della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova.
Nato a Cremona nel 1963, Michele Galli è laureato in Giurisprudenza e ha maturato una ultraventennale attività come dirigente di importanti e prestigiose Fondazioni lirico-sinfoniche, Teatri di Tradizione e Festival musicali italiani, tra le quali la Fondazione Lirico Sinfonica Teatro Comunale di Bologna, la Fondazione Lirico Sinfonica Teatro dell’Opera di Roma, la Fondazione Lirico Sinfonica Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione Lirico Sinfonica Teatro Regio di Torino, la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi – Teatro di Tradizione, la Fondazione Teatro di Pisa – Teatro di Tradizione – e il Palau de Les Arts di Valencia.
Negli ultimi anni, prima dell’impegno a Genova, è stato direttore generale della Fondazione Teatro di Pisa (Teatro di Tradizione), con compiti di direzione e organizzazione delle attività della Fondazione, gestione del personale, direzione e coordinamento in autonomia delle attività artistiche, tecniche, amministrative ed economico-finanziarie della Fondazione.
Ad aprile sarà un anno dal suo ingresso a Genova, in questo ruolo prestigioso, un bilancio degli ultimi 365 giorni passato ma ci dica qualcosa anche sul futuro
Arrivare a Genova è stato il coronamento di un sogno, guidare il Carlo Felice che è una delle più grandi fondazioni lirico sinfoniche in Italia è stato un motivo d’orgoglio. Coronamento di una carriera che si è sviluppata attraverso diverse fasi da Firenze, a Roma, a Valencia, a Bologna, Pisa. Sono stati dieci mesi molto impegnativi, molto difficili, decisamente esaltanti, però una dimensione totalmente diversa da ogni teatro tradizione, quella di una fondazione lirico-sinfonica. In questi mesi abbiamo conseguito, abbiamo concentrato degli obiettivi importanti, abbiamo varato progetti innovativi di educazione e teatro musicale per le scuole, progetti di accessibilità per sordi, ciechi e soprattutto abbiamo aperto le porte alla città di Genova. Possiamo dire, posso affermare con certezza e con soddisfazione, che abbiamo un indice di riempimento della sala di circa 1500 persone a sera. Vorrei che a questo punto non si dimenticasse che Carlo Felice è il teatro più capiente d’Italia, in quanto ha una capienza di 2.005 posti, il che vuol dire che normalmente quando un altro teatro è pieno, con mille posti, noi siamo al 50%. Genova è senza dubbio stata una città molto accogliente, senza altro il clima invoglia molto a vivere a Genova, però diciamo, Cremona mi manca.
Che rapporto ha con Cremona e poi le chiedo anche su che cosa deve puntare la città per vincere la candidatura a Città della Cultura nel 2029?
Beh, innanzitutto abbiamo appena ottenuto, dico abbiamo, mi sento cremonese e sono cremonese a tutti gli effetti, abbiamo appena ottenuto, grazie al lavoro di Andrea Cigni e Andrea Nocerino il riconoscimento del Monteverdi Festival come Festival nazionale, uno dei cinque Festival nazionali. Pertanto questo è senz’altro un motivo d’orgoglio su cui Cremona potrà puntare per diventare sempre più autorevole la sua candidatura. Poi diciamo che abbiamo alcune eccellenze dal Museo del Violino, che tutti ci invidiano. A Genova io quest’anno sono entrato a far parte del premio Paganini che si tiene ogni due anni, però parlando con gli ideatori del premio, parlando con la sindaca di Genova Silvia Salis, si è anche parlato e pensare di creare una liason con il Museo del Violino di Cremona, alla fine “Il Violino Cannone” (violino custodito a Genova, n.d.r.) è pur sempre un Guarneri di Gesù.
L’abbiamo vista anche in versione tedoforo. Tra i tanti impegni si è ritagliato anche questo spazio per essere tedoforo, che è un ruolo A quanto pare ambitissimo in questo momento, come è andata questa esperienza?
E’ stata un’esperienza molto bella, diciamo anche emozionante, portare la fiaccola olimpica per me che sono stato e vorrei continuare ad essere, uno sportivo, incarnare i valori olimpici, è indubbiamente stata un’esperienza che mi ha generato una grande emozione.
Federica Bandirali