Cronaca

Smog, inizio 2026 all'insegna
delle polveri sottili

dati di Legambiente segnalano un preoccupante incremento dell'inquinamento in Lombardia nel 2026, con superamenti critici dei livelli di PM10 e necessità di politiche incisive.

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Dopo la chiusura di un 2025 che aveva fatto ben sperare, con i dati di qualità dell’aria in evidente miglioramento, l’inizio del 2026 riporta la Lombardia ai periodi peggiori in termini di inquinamento atmosferico. A dirlo sono i dati elaborati da Legambiente, secondo cui tutta la regione, in pianura ma anche nelle valli, nei primi venti giorni dell’anno si è dovuto assistere al ritorno della mal’aria, con livelli di smog ripetutamente sopra la soglia critica per l’esposizione a inquinamento da polveri (50 microgrammi/mc di PM10), addirittura per 13 giorni su 20 a Mantova, Milano e Brescia. Cremona in questo senso è al quarto posto, insieme a Milano, con una concentrazione media di 51 mg/mc e 10 giorni di superamento della soglia limite.

“Finché non agiremo in modo definitivo sulle fonti degli inquinanti, una qualità accettabile dell’aria che respiriamo sarà sempre la gentile concessione di una brezza più favorevole o di una annata più ricca di precipitazioni,” osserva Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “I miglioramenti della qualità dell’aria ci sono, ma continuano ad essere troppo lenti in rapporto ai danni sanitari dell’inquinamento. Occorrono politiche più incisive che devono affrontare la riduzione del traffico motorizzato nelle città e sulle grandi arterie stradali, ma serve anche un sostegno deciso alla transizione elettrica sia nel settore automotive sia nella climatizzazione degli edifici, con il passaggio da stufe e caldaie alle molto più efficienti pompe di calore.”

Guardando alla tendenza delle emissioni, il recente rapporto pubblicato da Arpa Lombardia evidenzia come nell’ultimo decennio il miglioramento delle motorizzazioni abbia permesso un taglio del 30% delle emissioni di Nox (biossido di azoto), che sono anche precursori della formazione di polveri. Per quanto riguarda le emissioni di polveri primarie il miglioramento è stato meno consistente (-21%), considerato anche il ruolo importante che svolgono, come fonte emissiva, gli impianti di riscaldamento a legno e a biomassa legnosa.

Nessun miglioramento percepibile invece riguarda le emissioni degli allevamenti intensivi. In questo caso parliamo di ammoniaca, il precursore del particolato sottile presente in quantità maggiore nella stagione invernale. “Considerato che la gran parte degli allevamenti lombardi si addensa, oltre che nella bassa bresciana e bergamasca, attorno ai capoluoghi di Cremona, Mantova e Lodi, si comprende come mai per queste città della Bassa lombarda i miglioramenti risultino particolarmente lenti, con una qualità dell’aria che continua a mantenersi a livelli scadenti per gran parte dell’anno” fa sapere Legambiente. “Peraltro la situazione fotografata dalle centraline Arpa è solo parziale, in quanto il territorio della pianura padana tra i fiumi Serio e Mincio è totalmente scoperto da centraline di misura delle polveri sottili, mentre i dati sull’ammoniaca vengono raccolti in poche località e non vengono pubblicati dal cruscotto digitale di Arpa Lombardia”.

“Il dato delle emissioni da allevamento certifica che gli interventi finanziati per migliorare la gestione dei liquami zootecnici sono serviti solo a compensare gli effetti dell’aumento dei capi bovini da latte avvenuto nell’ultimo decennio, senza benefici per la qualità dell’aria,” osserva Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “È ormai chiaro a tutti come la Lombardia abbia un serio problema di sovraccarico zootecnico, che non può essere affrontato soltanto nascondendone le emissioni con misure di mitigazione. Occorre anche affrontare una ristrutturazione delle filiere agrozootecniche, per ricondurle su un sentiero di sostenibilità ambientale e territoriale, che da decenni la Lombardia ha smarrito”.

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