Ambiente

Malagnino, no della Provincia
all'impianto di biometano

Uno dei cartelloni contro l'impianto apparsi a Visnadello
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No della Provincia all’autorizzazione per l’impianto di biometano da 550 Sm3/h alimentato da reflui zootecnici e sottoprodotti dell’agricoltura a Visnadello, frazione di Malagnino. Il diniego è giunto nei giorni scorsi al termine dell’istruttoria che aveva visto una richiesta di integrazioni al progetto originario presentato dalla società agricola Viskopria con sede a Milano.

Negativo anche il parere del Comune, dove il progetto era arrivato all’attenzione del Consiglio Comunale la scorsa estate con una mozione del gruppo di minoranza Innovazione per Malagnino, che chiedeva informazioni sul presunto arrivo dell’impianto in un territorio già gravato dalla ex discarica rifiuti di Aem.

Quello che ne è seguito è stato un percorso  che ha visto un lavoro di squadra tra maggioranza e minoranza, come spiega il consigliere Sergio Priori: “Quella mozione è stata approvata all’unanimità e nasceva dalla volontà di capire se il progetto fosse compatibile con il nostro regolamento di igiene e se potesse costituire un punto a favore della transizione energetica nel particolare contesto che è la Pianura Padana”.

L’istruttoria era  stata avviata dal Settore Ambiente della Provincia il 7 novembre, che aveva invitato i soggetti territoriali coinvolti a presentare i propri pareri entro la fine di dicembre. Tutti (Ufficio d’Ambito; Arpa; Comune di Malagnino; ATS Val Padana; settore Infrastrutture Stradali della Provincia di Cremona) tranne Terna, avevano messo in evidenza “incongruenze e importanti lacune nella documentazione progettuale depositata, per cui gli Enti rappresentavano la necessità di richiedere integrazioni documentali al fine di chiarire l’intervento proposto”, si legge nel decreto di diniego del Settore Ambiente del 21 gennaio.

In particolare, era stato il tema della viabilità a destare le maggiori preoccupazioni, con un nuovo collegamento diretto tra l’azienda agricola coinvolta e la Giuseppina. La richiesta della Provincia di realizzare invece una rotonda era stata definita troppo onerosa dai proponenti. “In ordine alla valutazione della sicurezza stradale – era stata la risposta del Settore Ambiente – questa Provincia esercita una discrezionalità tecnica volta alla tutela di interessi pubblici primari (sicurezza e incolumità), si ritiene quindi che le contestazioni del Proponente circa l’onerosità o l’asserita sproporzione delle opere richieste non assumono rilevanza giuridica a fronte della necessità di garantire standard minimi di sicurezza viabilistica non derogabili; pertanto si confermano integralmente le ragioni ostative già comunicate”.

A preoccupare ulteriormente il Comune e il Comitato dei si era costituito nel frattempo, era stata anche la previsione del transito per le strette vie di accesso alla zona di ‘carri bombolai’, con interessamento anche del territorio comunale di Bonemerse.

Ora i proponenti hanno 60 giorni di tempo per fare ricorso al Tar.

Giuliana Biagi

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