Cronaca

L'aggressione al titolare del kebab: "Ragazzi dall'indole socialmente pericolosa"

La motivazione della sentenza contro i gemelli albanesi per tentata rapina e lesioni al commerciante

Il negozio di kebab in via Guarneri del Gesù
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Lo scorso 13 ottobre i giudici avevano condannato a due anni, sette mesi e 200 euro di multa ciascuno, i due gemelli albanesi di 18 anni finiti a processo per quanto accaduto la sera del 26 febbraio dell’anno scorso all’interno del negozio di kebab di via Guarneri del Gesù. I due erano stati riconosciuti responsabili di tentata rapina e lesioni ai danni del titolare dell’esercizio, un 40enne pakistano che era stato aggredito con pugni al volto e minacciato con un coltello di consegnare l’incasso.

Per entrambi, il tribunale aveva disposto l’espulsione una volta espiata la pena. Sussistono “i presupposti formali e sostanziali per applicare agli imputati la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato considerata la pericolosità sociale degli stessi”, si legge nelle 17 pagine di motivazione della sentenza. Pericolosità “desunta, innanzitutto, dalle modalità spiccatamente aggressive, insidiose ed odiose delle condotte, nonchè dei contegni tenuti nelle fasi dell’arresto, laddove uno dei due minacciava l’ufficiale di polizia giudiziaria con le parole: ‘Ti voglio vedere morto, pezzo di m…’, denotando così l’assoluto sprezzo per le comuni regole del vivere civile e per l’autorità.

L’avvocato Soldi

In secondo luogo, dalla personalità e dalle condizioni di vita degli imputati, i quali, oltre che refrattari a qualsivoglia recesso delle proprie azioni, annoverano a carico diversi precedenti di polizia per reati contro la persona e contro  il patrimonio, così rivelando un’indole che, effettivamente, si appalesa socialmente pericolosa”.

Quel mercoledì pomeriggio, i gemelli, un 15enne e altri ragazzi stavano tornando da una festa di compleanno. Erano ubriachi. Il minorenne era entrato nel kebab con uno dei gemelli. “Fammi pisciare”, aveva detto al titolare, che si era rifiutato. Da lì la colluttazione. Nel locale c’era una telecamera che aveva ripreso la scena, ma poi la corrente era stata staccata.

“Chiara, coerente, logica, lineare, spontanea e genuina” è stata definita la ricostruzione della vicenda da parte della vittima, sentita per ben tre volte. “Del resto, le stesse immagini della videosorveglianza offrono ampia certezza di quanto i contegni degli imputati fossero non tanto molesti, quanto piuttosto prevaricatori e pure improntati alla violenza”.

L’avvocato Priori

Secondo l’accusa, il loro intento era quello di rubare il denaro della cassa, non riuscendoci. Al titolare, che aveva riportato cinque giorni di prognosi per un trauma facciale, era stato intimato di consegnare i soldi, mentre la ragazza, che avrebbe incitato gli altri a picchiare la vittima, si era impossessata di alcune bottiglie di birra portandole via dal frigorifero. Quando un passante era entrato nel negozio per soccorrere il pakistano, i giovani si erano dati alla fuga.

Per i giudici, “ben poco conta se la richiesta di denaro si riferisse a quello custodito nella cassa o a quello della persona offesa, considerata in ogni caso la ricorrenza di una richiesta illecita e sorretta da fine di indebito profitto”.

I due imputati, assistiti dai legali Guido Priori e Marco Soldi, sono ristretti ai domiciliari con il braccialetto elettronico. I difensori, nel frattempo, hanno fatto ricorso in Appello. “C’è stata un’azione veemente, ma non violenta”, avevano sostenuto i legali della difesa. “Gli imputati si sono comportati male, ma non hanno commesso la rapina“. “Fumoso” era stato invece definito l’aspetto della presunta sottrazione della birra dal frigorifero”.

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