Cronaca

Morì dopo intervento al polso. Automobilista sotto accusa, la difesa: "Colpa medica"

Cadde in moto dopo l'urto con un'auto. I legali del conducente hanno chiesto di accertare la condotta dei medici dell'ospedale di Crema

Giancarlo Nichetti, la vittima

Per la morte di Giancarlo Nichetti, deceduto a 42 anni il 20 febbraio del 2024 all’ospedale di Crema, dove era stato trasportato in seguito ad un incidente stradale accaduto quattro giorni prima a Bagnolo Cremasco, è a processo per omicidio colposo il conducente della macchina che lo aveva tamponato. Nichetti, originario di Chieve, di professione idraulico, era a bordo della sua moto. Dopo l’urto, era caduto a terra.

In ospedale, i medici gli avevano diagnosticato la rottura del polso e lo avevano sottoposto ad un’operazione chirurgica. Dopo pochi giorni di degenza, le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate, fino al decesso.

Davanti al giudice per l’udienza preliminare, gli avvocati Luca Genesi, Jacopo Micheli e Anna Maria Petralito, difensori dell’imputato, un 69enne cremasco, hanno chiesto un incidente probatorio per accertare l’operato dei medici dell’ospedale di Crema che avevano avuto in cura la vittima. “A nostro avviso”, hanno spiegato, “c’è una negligenza nella loro condotta”.

L’avvocato Genesi

I medici non avevano somministrato al paziente l’eparina per evitare la trombosi che era poi stata individuata come causa del decesso. “L’accertamento”, hanno detto i legali, “è diretto a verificare l’eventuale negligenza dei sanitari al fine di accertare la corresponsabilità dei medici o eventualmente l’interruzione del nesso di causa. E’ una domanda che la difesa ha ritenuto di fare per accertare la verità su un dato concreto, che è interesse di tutti”.

All’epoca l’autopsia era stata effettuata dai periti nominati dalla procura che avevano escluso una responsabilità dei medici, concludendo che il decesso fosse stato determinato dalle conseguenze dovute all’incidente stradale. Al contrario, i consulenti di parte avevano sostenuto che il personale sanitario avrebbe dovuto somministrare al paziente l’eparina.

In udienza preliminare, il papà e la sorella di Nichetti si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Simon Pietro Boccardi. Il giudice si è riservato sulla richiesta di incidente probatorio della difesa e ha aggiornato l’udienza al prossimo 19 marzo.

L’avvocato Petralito

Quel giorno, Giancarlo Nichetti, appassionato di moto, era uscito per fare un giro. Arrivato nei pressi di Bagnolo Cremasco, era stato tamponato dalla Mercedes dell’imputato che proveniva da un’area privata e che stava compiendo una manovra di immissione su via Europa con direzione Chieve. Secondo l’accusa, nello svoltare a sinistra non avrebbe rispettato l’obbligo di dare la precedenza. Quando c’era stata la collisione, Nichetti, sul suo motociclo Ducati Desert X, stava procedendo ad una velocità di 70 chilometri sulla via Europa con direzione Vaiano Cremasco.

Dopo la caduta, Giancarlo era andato a casa, ma poi, visto l’acuirsi del dolore al polso, si era presentato al pronto soccorso. Lì gli era stata diagnosticata una “frattura complessa al polso della mano sinistra e contusioni polidistrettuali”. Ricoverato in Ortopedia, era stato operato. Dopo quattro giorni, però, era sopraggiunto il decesso dovuto ad una “trombo embolia polmonare massiva secondaria a trombosi della rete venosa profonda dell’arto inferiore sinistro”.

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