Capolavoro Juvi: batte anche Livorno 79 a 76 al termine di una gara spigolosa
La Juvi si impone 79-76 sulla Libertas Livorno. Grazie a una prova di carattere, gli oroamaranto conquistano il sesto successo consecutivo, segnando un nuovo traguardo nella storia del club
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Se è un sogno, non svegliate la Juvi: gli oroamaranto dipingono un altro capolavoro e con una prova da applausi stendono anche la Libertas Livorno, probabilmente la squadra più in forma del campionato, centrando così la sesta vittoria consecutiva, nuovo record societario in A2. Al PalaRadi finisce 79-76 per i gigliati, al termine di 40’ spigolosi ma emozionanti, interpretati dalla Juvi con ferocia ma anche con raziocinio, soprattutto quando la gara ha cominciato a surriscaldarsi.
La Juvi parte con le marce alte e nei primi due giri di lancette si porta subito sul 5-0 con l’appoggio di Allen e la tripla di Garrett, ma la Libertas si sblocca e mette la freccia con le triple di Tiby e Valentini. Il copione oroamaranto non sembra essere cambiato dalle ultime uscite: il livello di aggressività è fin da subito elevato e Livorno la patisce, costringendo Diana al time-out al 7’ dopo le triple di La Torre e Barbante (13-7). Garrett, al pari di Piccoli, spende il secondo fallo e gli ospiti ne approfittano prima per accorciare con il gioco da tre punti di Tiby e l’appoggio di Filoni e poi per metetre il naso avanti con i liberi di Penna.
Del Cadia dalla lunetta interrompe il parziale avversario ma Fantoni risponde immediatamente da sotto, allora Allen con esperienza lucra sul bonus, ma altrettanto fa di nuovo Fantoni dall’altra parte, siglando il 18-17 Libertas al primo riposo.
La Libertas è un diesel e comincia ad ingranare in avvio di secondo periodo, obbligando Bechi al time-out dopo il 5-0 incassato nei primi due possessi. Ne esce un bel gioco a due con Bartoli nel ruolo di rifinitore e Vecchiola in quello di realizzatore, ma ancora Filloy spara dalla lunga regalando ai suoi il massimo vantaggio (19-26 al 13’), ritoccato subito dopo da una troppo facile penetrazione di Penna.
Rientrano Garrett da una parte e Tiby dall’altra, ma è Allen a dare ossigeno ai suoi con un viaggio in lunetta, subito imitato dal compagno di reparto a stelle e strisce che scrive il 23-28. La Torre e Allinei chiamano, Valentini e Tiby con la tripla rispondono ripristinando il +7, che diventa +10 con la bomba di Woodson, glaciale nel punire una farraginosa rotazione juvina (27-37 al 16’).
Arriva il gran canestro in fadeaway di La Torre ma anche il terzo fallo di Garrett su un dubbio contatto con Piccoli. Servono protagonisti diversi in attacco, ed ecco subito Vecchiola a sparare dalla lunga e La Torre a lavorare sapientemente in post-basso: in men che non si dica è -4 Juvi e il parziale si allunga con i liberi di Allen.
Il vento è cambiato e a confermarlo è Vecchiola: 1vs1 bruciante e parità a quota 38. Filoni vola altissimo per inchiodare il nuovo +2 e ancora Vecchiola si guadagna caparbiamente due liberi: all’intervallo è 40 pari e dopo il +10 Libertas a metà secondo quarto era tutt’altro che scontato.
Si riprende e la Juvi fa sul serio: in contumacia Garrett, La Torre si carica la squadra sulle spalle con 5 punti filati e la sfonda presa da Tiby, Bortolin si sblocca e firma il 7-0 prima della tripla di Valentini per il -4 Libertas. C’è grande intensità e anche qualche errore, ma a non sbagliare è di nuovo Bortolin, che dopo il libero di Allen costringe Diana al time-out sul massimo vantaggio Juvi (50-43 al 23’). Gli oroamaranto toccano il +8, ma al 25’ perdono Del Cadia, espulso dalla terna dopo un contatto a rimbalzo con Filoni, che cade toccandosi il volto. L’agonismo aumenta così come i contatti e il nervosismo, a farne le spese è un ingenuo Tiby, che spende il quinto fallo con un evitabilissimo tecnico. La Juvi però non perde il controllo e dalla lunetta continua a tenere il naso avanti sfruttando il bonus, Woodson tuttavia ha un sussulto e con la tripla scrive il -4 (59-55 al 27’).
Bechi, più che per il punteggio, chiama un minuto per sbollire la rabbia dei suoi dopo un’invenzione della terna ai danni di Barbante, dopo il quale tuttavia ancora Woodson colpisce dalla lunga di puro talento per il -1, che rimane sul tabellone fino al 30’ (63-62). Il gioco è spezzettato per via dei tanti contatti ma, a differenza della Juvi, la Libertas trova il canestro dalla distanza.
Allen decide di mettersi in proprio e con il rimbalzo offensivo ne mette 4 in fila per il nuovo +1 Juvi, ma Tozzi è caldo e dai 6.75 ripristina il +2 Livorno, ribaltato di nuovo dalla bomba dell’indemoniato Allen (72-71 al 35’). Per un paio di minuti il canestro è stregato per tutti, ci pensa allora Bortolin a rompere il digiuno dalla linea della carità, imitato a stretto giro di posta da Vecchiola che scrive il nuovo +4 a 3’ dalla fine, prendendosi poi un diabolico antisportivo da un ingenuo Penna, che regala due liberi e possesso. Il folletto oroamaranto fa 1 su 2 (76-71) ma Woodson dall’altra parte per due volte non ne approfitta. Il cronometro corre e comincia ad essere un alleato juvino, Filloy fa solo 1 su 2 a 90’’ dal termine lasciando due possessi tra le due squadre.
Bortolin sbaglia da sotto, ma dall’altra parte Filoni fallisce dal perimetro mandando poi Vecchiola in lunetta, che non trema e scrive 78-72 a 37’’ dalla fine. Filloy trova punti facili, gli oroamaranto perdono un pallone sanguinoso e con 18’’ sul cronometro Filoni la riapre (78-76). Livorno sceglie di difendere e per ben 13’’ non spende il fallo, mandando poi in lunetta Garrett: 1 su 2 con 5’’ da giocare, La Torre per evitare la tripla ferma fallosamente Penna che li sbaglia entrambi: il rimbalzo è oroamaranto e il PalaRadi può finalmente esplodere.
Ci sono i 20 con 9 rimbalzi e 10 falli subiti di Allen, ci sono i 18 di un commovente La Torre e i 16 di un Vecchiola sempre più a proprio agio nella categoria. Soprattutto, però, c’è una Juvi ruggente, resiliente e con una fiducia ormai difficilmente scalfibile.
E’ un capolavoro e non un miracolo, perché dietro non c’è la fortuna, ma sacrifici e capacità di non sbandare nei momenti di difficoltà. Un altro passo verso l’obiettivo e, ora, non cominciare a sognare diventa difficile.