Cronaca

Maltrattamenti: denunce in aumento, ma le archiviazioni sono più della metà

Sul fenomeno, il procuratore Bonfigli ha evidenziato "un aumento delle denunce risultate pretestuose o false"

Il procuratore Bonfigli
Fill-1

I reati del cosiddetto “Codice rosso” sono in preoccupante aumento anche a Cremona, in particolare i maltrattamenti in famiglia. Un fenomeno a cui la procura  fa fronte con un gruppo di quattro magistrati sui sette previsti in organico, a conferma della priorità assegnata al settore. Nella relazione stilata in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore Silvio Bonfigli ha scritto che la tutela delle vittime “è garantita attraverso il rigoroso rispetto dei termini previsti dalla legge”, compreso “il frequente ricorso alle misure cautelari personali”.

Per i maltrattamenti in famiglia, in particolare, il procuratore ha evidenziato un incremento dei procedimenti in cui la persona offesa “è un ascendente, generalmente un genitore”, e ha sottolineato come, in questi casi, “le condotte  risultino frequentemente connesse all’abuso di alcol o di sostanze stupefacenti“. Il capo della procura di Cremona ha evidenziato, tuttavia, “un aumento delle denunce risultate pretestuose o dal contenuto falso, che hanno condotto, in qualche caso, anche all’iscrizione della querelante per calunnia“.

Il procuratore ha anche segnalato “un incremento generalizzato di denunce e querele, anche per fatti meno gravi“, riconducibili a suo giudizio “ai recenti interventi legislativi e alla maggiore presenza di servizi e strutture di supporto
sul territorio che hanno contribuito a rendere le vittime dei reati più consapevoli e determinate a denunciare”.

Il dato relativo alle definizioni dei procedimenti relativi a maltrattamenti, atti persecutori e violenze sessuali è pari
al 92%, tenuto conto che a fronte dei 358 procedimenti iscritti a carico di persone note, ne sono stati definiti ben 332.
L’archiviazione si è registrata nel 61% dei casi.

Il fenomeno relativo ai casi di Codice rosso, come hanno ribadito lo stesso Bonfigli e il procuratore generale Guido Rispoli, ha ragioni culturali e sociali ancestrali, e come tali molto difficili da sradicare“. Un problema che “non può  riguardare solo il fronte giudiziario”.

In proposito, il procuratore generale ritiene “fondamentale una risposta che parta dalla società, in particolare dalla famiglia e dalla scuola. E ha fatto un esempio: “Se continuiamo a considerare l’uomo che intrattiene più relazioni sentimentali un Casanova mentre se lo fa la donna vuol dire che è una persona di malaffare, siamo lontani. Bisogna partire dalla scuola e dalla famiglia, altrimenti il Casanova verrà sempre esaltato mentre la donna dev’essere punita”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...