Cerimonia dell'anno giudiziario: "Questa riforma non risolve i problemi della giustizia"
Lo sostengono la presidente della Corte d’Appello Giovanna Di Rosa e il procuratore generale Guido Rispoli
Si è svolta questa mattina a palazzo di giustizia di Brescia la tradizionale cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che è stata aperta dall’intervento della presidente della Corte d’Appello Giovanna Di Rosa, dirigente degli uffici giudiziari del distretto, che oltre al tribunale di Brescia comprende anche Mantova, Cremona e Bergamo.
Tema principale toccato in quasi tutti gli interventi, quello del referendum sulla riforma della giustizia. “La separazione delle carriere non serve“, ha detto la presidente. “Il peggioramento della situazione, soprattutto in ambito penale, consente di osservare quanto sia disfunzionale ai reali bisogni della giustizia la proposta riforma di ordinamento giudiziario sulla separazione delle carriere e sull’assetto istituzionale del Csm”.
“Quanto costa, poi“, si è chiesta Di Rosa, “l’istituzione dei nuovi organismi là dove si sostiene che non ci sono denari sufficienti per dotare di risorse il settore giustizia?. Non sarebbe meglio fornire alla magistratura risorse che consentano ai giudici di recuperare le spese di giustizia, le sanzioni pecuniarie non pagate, per milioni di euro?”.

“Le province di Brescia, Bergamo, Mantova e Cremona”, ha aggiunto, “costituiscono uno dei più importanti poli produttivi italiani. Tuttavia, l’attuale organizzazione del distretto di Corte d’Appello appare inadeguata a supportare un territorio tanto vasto e articolato. Nel frattempo, invece, si devono pagare ai cittadini i danni dovuti all’irragionevole durata del processo. La sola Corte d’Appello di Brescia ha liquidato nell’anno 2025 ben 1.808.473,13 euro. Alla maggiore efficienza della giustizia corrisponde il rafforzamento dell’economia e i cittadini hanno diritto ad avere una giustizia che funziona e un Paese in crescita, economica e sociale”.
Anche il procuratore generale Guido Rispoli è intervenuto sul tema della riforma della giustizia. “Non risolve alcun problema“, ha spiegato Rispoli: “questa riforma allontana la figura del pubblico ministero da quella del giudice e umilia la magistratura prevedendo che i propri rappresentanti all’interno dell’organismo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura, siano individuati attraverso sorteggio puro, così privandoli di effettiva rappresentatività, perche i ‘sorteggiati’ rappresenteranno solo se stessi, diversamente da quanto previsto per la componente cosiddetta politica che vedrà accresciuta la propria forza”.
“Da sempre”, ha aggiunto il procuratore generale, “ritengo fondamentale che prima di fare il pm si debba fare il giudice. Chi fa il giudice conosce il travaglio della camera di consiglio, e soprattutto conosce cos’è la prova necessaria per condannare una persona. Nelle aule, i pm che hanno fatto i giudici in genere hanno un passo in più. Secondo me si devono prendere i modelli migliori della magistratura: Falcone e Borsellino sono stati due giudici civili. Se ci fosse stata la separazione delle carriere, sarebbero rimasti sempre giudici e non avrebbero potuto fare l’esperienza che hanno fatto, e soprattutto il regalo che hanno fatto al Paese con il loro sacrificio personale“.
“Condivido l’intervento della presidente Di Rosa e quello del procuratore generale”, ha detto a sua volta il procuratore di Cremona Silvio Bonfigli. “Sono stati interventi chiari ed efficaci che hanno evidenziato le ragioni del no dal nostro punto di vista”.