"Le dimissioni di Vannacci sintomo di una destra profondamente divisa"
Egregio Direttore,
Le dimissioni di Roberto Vannacci dalla Lega e la nascita del suo nuovo soggetto politico non sono un dettaglio di colore, come si vorrebbe far credere da più parti in questi giorni, ma il sintomo di una destra, ed in particolare la Lega, profondamente divisa e prigioniera di personalismi. In meno di un anno si passa da “uomo simbolo” del Carroccio a “corpo estraneo”: non per un ripensamento sui contenuti radicali che ha espresso e spesso condivisi dal suo leader, ma per uno scontro di potere e di linea interna.
Dal nostro punto di vista, questo pone due questioni politiche serie. La prima è la responsabilità: chi ha scelto di candidarlo, di promuoverlo e di farne un riferimento, oggi non può limitarsi a dire di sentirsi tradito. Ha legittimato un linguaggio divisivo, aggressivo verso minoranze e diritti, per poi stupirsi quando quello stesso stile viene usato contro il partito che lo ha lanciato.
La seconda riguarda la qualità della destra al governo e sul nostro territorio, dove Vannacci ha raccolto 2500 preferenze; invece di occuparsi di lavoro, sanità, casa e transizione ecologica, assistiamo all’ennesimo progetto personalistico che si propone come “più duro” e “più identitario” per raccogliere consenso in facendo leva su paure ed incertezze.
Per il Pd questa vicenda è un monito e un’occasione. Un monito perché mostra dove porta l’idea di politica come somma di leaderismi e slogan estremi: ad una futura instabilità che alla fine pagherebbero i cittadini. Un’occasione perché consente di ribadire una proposta alternativa: una destra che si radicalizza e si frammenta va sfidata non sul terreno delle polemiche quotidiane, ma su quello della serietà delle componenti di questo governo.
Il Pd lo sta dimostrando a partire dai territori con il rispetto delle istituzioni e della tutela dei diritti di tutti, non solo di una parte.
In questo senso, prendere le distanze dalle scelte del governo non basta, è necessario mettere in evidenza le loro contraddizioni interne che hanno portato all’inclusione e supporto da parte della Lega del modello di “ un mondo al contrario” dell’ex generale Vannacci che oggi gli ha voltato le spalle.