Lotta alla mafia: più unite Prefettura e magistratura
Migliorare le comunicazioni tra magistratura e Prefettura per incrementare la lotta alle infiltrazioni mafiose nel sistema economico. Questa mattina l’incontro organizzato nell’aula magna della Cattolica
Magistrati della Direzione distrettuale antimafia, ufficiali dei carabinieri, Prefetti e il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro riuniti questa mattina alla Cattolica di Cremona per un convegno dedicato al perfezionamento delle misure di contrasto alle infiltrazioni della mafia nel tessuto economico del territorio.
L’obiettivo è attivare un modello stabile di cooperazione tra Prefetture e Autorità giudiziaria, fondato su uno scambio costante, strutturato e qualificato di informazioni rilevanti ai fini sia investigativi sia preventivi. Una mafia sempre più subdola e difficile da scovare che si insinua con metodi raffinati nei gangli dell’economia minandone il futuro. Per questo occorre migliorare la collaborazione tra magistratura e Prefettura in modo da promuovere interventi più incisivi come dice il Prefetto di Cremona Antonio Giannelli che ha promosso l’evento: “C’è una collaborazione stretta tra prefettura e magistratura. Oggi c’è un confronto su come affinare ancora di più questo rapporto”.
La principale difficoltà di comunicazione è dovuta al segreto delle indagini: “Bisogna cercare secondo me di trovare un sistema per migliorare il rapporto e renderlo più virtuoso” dice il procuratore capo di Cremona Silvio Bonfigli. “Noi abbiamo il vincolo dell’articolo 329 del codice di procedura penale, cioè del segreto investigativo che va adeguato all’attività amministrativa esercitata dal prefetto e che è prodromica alla interdittiva antimafia. È chiaro che se lo Stato ha problemi di comunicazione, l’interdittiva amministrativa ne risente inficiandone gli effetti”.
Anche il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro assicura l’attenzione del governo: “Non ci possono essere vuoti comunicativi, non ci devono essere vuoti normativi, ma soprattutto pensate che la criminalità è dietro l’angolo. Le organizzazioni criminali hanno lasciato da tempi i territori di appartenenza per spostarsi su zone dove ci si può infiltrare in un’economia fiorente come quella che c’è qui”.
Sta diventando sempre più difficile combattere la mafia che reinveste i proventi illeciti da droghe e racket in imprese e settori vari, dall’edilizia alla ristorazione ai servizi, alterando la concorrenza, come dice Alessandra Dolci, cremonese fino al dicembre scorso coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano: “È difficile perché è molto mimetizzata in diversi settori della nostra economia e perché la vis mafiosa è diventata liquida, poco percepibile. Le organizzazioni criminali ricorrono alle intimidazioni e allaviolenza solo in via estremamente residuale e questo le fa percepire un male accettabile per certi versi. Aumenta la loro legittimazione, il consenso sociale, quindi abbiamo sempre meno persone che denunciano, anzi abbiamo sempre più imprenditori che sirivolgono alle mafie per godere dei loro servizi, soprattutto in tema dievasione fiscale naturalmente”.
Questo che pericolo rappresenta? “Il rischio è che rimangano sul mercato in condizioni di monopolio o quasi, le aziende che hanno come alleate le imprese mafiose”.


