Cronaca

La figura dell'Oss compie 25 anni: "Tecnica e relazione al servizio delle persone"

Una professione che nel tempo si è affermata come elemento centrale dei percorsi di cura e assistenza. All’Asst di Cremona sono 250

Mihalea Ghinea, Oss all'Ospedale di Cremona
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“Ciò che mi fa venire a lavorare con entusiasmo è vedere le persone stare meglio. Vederle felici.” Così Agnese Ferrari, 61 anni, OSS della Cardiologia dell’Ospedale di Cremona, descrive il senso di un lavoro che ogni giorno accompagna i percorsi di cura di migliaia di persone. Istituita con l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, la figura dell’Operatore Socio-Sanitario compie venticinque anni. In questo arco di tempo è diventata parte strutturale dell’organizzazione assistenziale: presente nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nelle strutture residenziali e nell’assistenza domiciliare, inserita a pieno titolo nel lavoro d’équipe con infermieri, medici, fisioterapisti e altri professionisti sanitari.

 

“L’Operatore Socio-Sanitario assicura l’assistenza di base alla persona, dall’igiene all’alimentazione fino alla mobilizzazione. Attraverso l’osservazione e l’ascolto collabora all’attuazione dei piani di cura, garantendo sicurezza e dignità nei luoghi di assistenza” spiega Alberto Silla, (direttore Direzione Aziendale delle Professioni Sanitarie e socio sanitarie DAPSS dell’ASST Cremona) che continua “gli Oss che lavorano nelle strutture dell’Asst di Cremona sono circa duecentocinquanta, professionisti fondamentali per garantire un’assistenza di qualità alla persona”.

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Accanto alla dimensione tecnica, infatti, c’è quella relazionale. “Abbiamo un rapporto diretto con le persone, le conosciamo per nome. Anche solo una parola di conforto fa parte della cura e si integra con la terapia”, racconta Mihaela Ghinea, 57 anni, OSS della Cardiologia.

Mihalea Ghinea e Agnese Ferrari nel reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Cremona

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