Politica

Referendum, a Cremona la compagna di Tortora: "Votare Sì per una giustizia più giusta"

Francesca Scopelliti, compagna di vita Enzo Tortora e presidente del Comitato dei cittadini per il Sì, è intervenuta durante un incontro organizzato da Forza Italia

"Giustizia giusta: le ragioni del Sì al referendum": incontro alla Società Filodrammatici Cremonese
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“Io grido: ‘Sono innocente‘. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti […]. Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi“.

Inizia da qui, da un video di 39 anni fa, registrato in un’aula di tribunale, la serata informativa organizzata negli spazi della Società Filodrammatici CremoneseGiustizia giusta: le ragioni del Sì al referendum“, incontro dedicato alla votazione che i prossimi 22 e 23 marzo chiamerà gli italiani alle urne.
Al centro del referendum la separazione delle carriere tra pm e giudici; protagonista del video invece Enzo Tortora, personaggio pubblico che negli anni ’80 è stato accusato di avere rapporti con la camorra, arrestato, condannato e – dopo quasi un lustro- assolto.

Tortora oggi non c’è più ma a portare avanti la sua e la loro battaglia prosegue Francesca Scopelliti, sua compagna di vita.
E proprio lei, come presidente del “Comitato Nazionale Cittadini per il Sì”, è arrivata a Cremona come relatrice dell’appuntamento organizzato da Forza Italia.

Le ragioni del sì sono tutte racchiuse nella vicenda giudiziaria di Enzo Tortora – spiega Scopelliti – il quale diceva appunto che non può essere imparziale il giudice se è connesso, se indossa la stessa toga del pubblico ministero. La sua storia giudiziaria, dall’inchiesta al processo, è l’esempio più evidente del malcostume derivante dalla fusione tra giudice requirente, giudice giudicante e magistrato requirente. È necessario che il giudice sia terzo e imparziale e che non debba compiacere il magistrato, il procuratore, il PM o chi rappresenta l’accusa”.

Francesca Scopelliti sul tema si accende, si emoziona come fosse la prima volta. Ha già annunciato che andrà alle urne con la foto del suo Enzo, come questo fosse un voto di entrambi. E a chi dice che si tratta solo di una questione politica, la Presidente ha una risposta diretta.

“Io rispondo a tutti quelli che hanno ideologizzato questo voto – dice in merito -, descrivendolo come un’appartenenza alla destra, che la storia del garantismo – e quindi della giustizia giusta – è a sinistra. È cominciata con il ministro Vassalli, Medaglia d’Oro alla Resistenza e iscritto al PCI, che volle sostituire il metodo processuale inquisitorio con un metodo accusatorio. Chi ha una certa età, come me, ricorderà i telefilm di Perry Mason, dove l’avvocato della difesa dimostra in un processo accusatorio le prove dell’innocenza del suo indagato“.

Un momento dell’incontro

“Più tardi – aggiunge -ci fu anche la bicamerale di Massimo D’Alema, che portò avanti il discorso della separazione delle carriere. E lo stesso deputato Martina del PD, quando scese in campo per le primarie, inserì nel suo programma l’idea che bisognasse pensare alla separazione delle carriere. Ma non è tutto: il ministro Diliberto, che chiaramente non è di destra, fece la riforma del giusto processo. Nell’articolo 111 della Costituzione si dice espressamente che il giudice deve essere terzo e imparziale. Significa che non deve avere rapporti o contenziosi con l’imputato, ma anche che deve essere terzo rispetto alle altre parti del processo, cioè rispetto all’accusa e alla difesa“.

“Questa è dunque una battaglia che la sinistra ha voluto regalare alla destra – conclude -. Io, personalmente, che porto avanti la battaglia per Enzo Tortora, sono felice che questa battaglia esista: che sia di destra o di sinistra non ha importanza. Lo dico a tutti i cittadini: la giustizia non ha appartenenza politica, la giustizia è per tutti, la giustizia è dei cittadini. Votare sì significa salvaguardare il nostro sistema giudiziario e battersi per una giustizia giusta“.

Insieme a Francesca Scopelliti, relatori dell’incontro sono stati l’avvocato Maria Luisa Crotti (Presidente dell’Unione della Camera Penale Lombardia Orientale), Carlo Maria Grillo (giurista, già presidente del Tribunale di Cremona e già giudice della Corte di Cassazione).

“Questa riforma costituzionale vuole far sì che la carriera del magistrato giudicante e quella del magistrato requirente non sia unica – commenta a margine Carlo Maria Grillo -. Significa che il concorso, tutte le progressioni, le valutazioni – e soprattutto la gestione del percorso professionale – non devono più dipendere da un unico Consiglio Superiore della Magistratura che oggi decide della sorte degli uni e degli altri, e al quale appartengono sia gli uni sia gli altri. Oggi, infatti, esiste una forma di soggezione dei requirenti ai giudicanti e dei giudicanti ai requirenti, perché ciascuno può essere giudice dell’altro. E questo, secondo noi, è qualcosa che deve cessare“.

“Il sorteggio è il punto cruciale di questa riforma – prosegue -, ed è proprio l’elemento più contrastato dall’associazione magistrale. Bisogna dirlo una volta per tutte: l’associazione magistrale è una sorta di sindacato, anche se non ama definirsi così. Resta comunque un’associazione privata. E cosa fa questa associazione privata? Nomina nel Consiglio Superiore della Magistratura tutti quelli che ritiene di nominare. In pratica, un’associazione privata determina la composizione – e dunque la vita – di un organo di rilevanza costituzionale come il CSM. Questo è altrettanto grave“.

Un momento dell’incontro

A moderare la serata il segretario cittadino di Forza Italia Luca Ghidini; tra i presenti in una sala gremita diversi rappresentanti del partito sul territorio.

“La riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere è uno dei punti qualificanti del programma elettorale di Forza Italia – dice Ghidini – fin dalla sua fondazione. Il messaggio che oggi vogliamo far passare è che questa riforma non riguarda solo gli addetti ai lavori, magistrati e avvocati, ma riguarda la gente, le persone, coloro i quali lavorano, investono e fanno impresa“.

“La testimonianza di Francesca Scopelliti, compagna di vita di Enzo Tortora, va proprio in questa direzione – conclude il segretario cittadino di Forza Italia -: vuole offrire una soluzione a quello che è stato – e purtroppo è ancora – un problema del nostro Paese. Parliamo di una giustizia che non è ancora sufficientemente giusta per gli italiani“.

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