Cronaca

Cremona, -27% di negozi nel centro storico tra il 2012 e il 2025

Il dato arriva da Confcommercio che ha presentato l’analisi “Città e demografia d’impresa”

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Il sistema commerciale delle città italiane sta attraversando una trasformazione profonda. È quanto emerge dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio nell’ambito del progetto Cities, che analizza l’evoluzione delle attività economiche nei centri urbani tra il 2012 e il 2025. Nel confronto regionale, Cremona si colloca al sesto posto in Lombardia per riduzione delle imprese del commercio al dettaglio nei centri storici, con un calo del 27,5% tra il 2012 e il 2025.

Cremona si posiziona al 27° posto a livello nazionale nella classifica dei 122 comuni per calo delle imprese attive nel commercio al dettaglio. Nel comune di Cremona, tra il 2012 e il 2025, le imprese del commercio al dettaglio nel centro storico sono passate da 404 a 293, con una riduzione del 27,5%. Un andamento simile si registra anche nelle aree non centrali della città, dove le attività sono scese da 316 a 228, pari a un calo del 27,8%. Un dato che conferma come la trasformazione del commercio urbano interessi l’intero tessuto economico cittadino.

Guardando alla composizione delle attività, l’analisi evidenzia come la contrazione riguardi soprattutto alcuni settori tradizionali del commercio urbano. Tra le categorie che registrano le diminuzioni più marcate figurano negozi di abbigliamento e calzature, edicole, librerie e cartolerie, oltre ad alcune attività legate alla casa. Si tratta di comparti che negli ultimi anni hanno risentito in modo più evidente dei cambiamenti nei modelli di consumo e della crescita dell’e-commerce. Parallelamente si osserva una maggiore tenuta delle attività legate alla ristorazione e alla somministrazione, che contribuiscono sempre più alla vitalità e alla frequentazione del centro urbano.

“Questi dati – commenta Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Provincia di Cremona – raccontano una trasformazione che riguarda tutte le città italiane. Il commercio di prossimità non è soltanto un’attività economica: è una vera e propria infrastruttura sociale, che contribuisce alla vivibilità dei quartieri, alla sicurezza urbana e alla qualità della vita delle comunità. I negozi di vicinato rappresentano un presidio quotidiano di relazioni, servizi e cura dello spazio urbano. Per questo è fondamentale che le politiche urbane riconoscano pienamente il valore del commercio di prossimità e lo considerino parte integrante delle strategie di sviluppo delle città, insieme alle politiche per la mobilità, la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico. Un altro tema cruciale riguarda la gestione dei locali sfitti. Attraverso strumenti di collaborazione territoriale, come i Distretti del commercio, è possibile avviare percorsi concreti di rigenerazione urbana: dal censimento degli spazi vuoti alla valorizzazione delle vetrine inutilizzate, fino alla promozione di temporary store e nuove opportunità per gli imprenditori. Sono iniziative che possono contribuire a restituire vitalità economica e sociale alle nostre città”.

Gli fa eco Marco Stanga, vicepresidente vicario di Confcommercio Provincia di Cremona: “Per affrontare le trasformazioni del commercio urbano servono strumenti di conoscenza più evoluti», osserva Marco Stanga, . «Per questo riteniamo fondamentale dotarsi di osservatori permanenti sul tessuto economico delle città, capaci di integrare dati tradizionali e nuove fonti di analisi dei flussi urbani. Come Confcommercio Provincia di Cremona stiamo lavorando in questa direzione con il nostro Osservatorio Urban Data, che consente di leggere meglio le dinamiche del centro urbano e di orientare le scelte di programmazione e gli investimenti pubblici. Allo stesso tempo è importante gestire in modo attivo i locali sfitti e valorizzare strumenti di collaborazione territoriale come i Distretti del commercio, favorendo nuove aperture e progetti di riqualificazione. Un altro tema riguarda la possibilità per i Comuni di disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili, utilizzando strumenti normativi già esistenti – come il Decreto SCIA 2 e la Legge Concorrenza 2022 – per tutelare l’equilibrio commerciale e la qualità dei centri storici”.

 

A livello nazionale, i dati mostrano con chiarezza un fenomeno di progressiva riduzione del commercio tradizionale. In tredici anni sono scomparsi 156 mila punti vendita del commercio al dettaglio, sia in sede fissa sia ambulante. Parallelamente, crescono alcune attività legate al turismo e alla somministrazione: nello stesso periodo alloggio e ristorazione registrano un incremento di circa 19 mila imprese. Il quadro evidenzia anche cambiamenti nella struttura imprenditoriale: diminuiscono le imprese a titolarità italiana, mentre aumentano quelle guidate da imprenditori stranieri. Un altro elemento significativo riguarda l’evoluzione dei consumi: tra il 2015 e il 2025 le vendite delle piccole superfici restano sostanzialmente stabili, mentre l’e-commerce cresce del 187%, confermando il profondo cambiamento nelle abitudini di acquisto.

L’analisi evidenzia inoltre come la contrazione del commercio sia più marcata nei centri storici, dove il calo riguarda in particolare alcune categorie tradizionali. Tra il 2012 e il 2025, ad esempio, si registra una forte diminuzione di edicole, negozi di abbigliamento, librerie e attività legate alla vendita di mobili e ferramenta. Al contrario, crescono alcune tipologie di servizi, tra cui ristoranti, pasticcerie e strutture di ospitalità diffusa come affitti brevi e bed & breakfast. Anche la Lombardia segue questa tendenza, con una riduzione significativa degli esercizi commerciali tradizionali nei centri urbani e una progressiva trasformazione del tessuto economico verso attività di servizio, turismo e ristorazione.

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