Covid, Cremona non dimentica l’incubo: il ricordo delle oltre duemila vittime
La città si ferma per la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. Con 2.119 decessi, il nostro territorio resta tra i più colpiti d'Italia
Sei anni non bastano a spegnere il ricordo: resta vivo nel cuore e nella mente di chi c’è stato, di chi ha vissuto l’incubo. Ma soprattutto resta bruciante la memoria di chi non ce l’ha fatta. Nella Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia da Coronavirus – istituita nel 2020 dal Parlamento per conservare e rinnovare la memoria di tutte le persone decedute a causa della pandemia da Covid-19 – il pensiero va agli oltre 2mila cremonesi scomparsi a causa della pandemia.
Come ogni anno, il Comune di Cremona ricorderà le vittime con una breve e sentita cerimonia, che si terrà alle ore 17, presso la targa commemorativa posta sotto i portici del Cortile Federico II di Palazzo Comunale. Sarà anche un momento per rendere omaggio e ringraziare il personale sanitario, che con straordinario impegno, professionalità e grande senso di responsabilità ha sostenuto i pazienti e le loro famiglie.
Il Covid in provincia di Cremona ha ucciso 2.119 persone, e contagiato complessivamente il 43,36% della popolazione, 152.770 persone in tutto (dati Polis Regione Lombardia). La nostra provincia è stata, di fatto, tra quelle più colpite, insieme a Lodi e a Bergamo. A livello nazionale, si contano, in 5 anni, 27.191.249 casi, di cui 513.845 tra gli operatori sanitari; 45 anni è l’età media dei pazienti. Alla fine, sono 197.563 i morti e 25.402.836 i guariti.
Quei mesi drammatici hanno segnato profondamente la vita economica e sociale del territorio: le zone rosse, le sirene delle ambulanze che facevano da sottofondo costante ad ogni ora del giorno e della notte, le strade deserte, le scuole chiuse, il terrore del contagio. Ma anche uno straordinario movimento di solidarietà, che aveva coinvolto tutti
Storie che restano impresse come un marchio a fuoco nella mente di chi le ha vissute in prima persona: solo nel capoluogo, nel periodo gennaio-ottobre 2020, si era registrato un incremento di morti del 60,7% rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Il ricordo indelebile delle bare accatastate ovunque, anche nella chiesa dell’ospedale, perché il forno crematorio, pur funzionando a pieno regime, non riusciva a riusciva a tenere il passo.
Un dramma senza precedenti che ancora oggi, a sei anni di distanza, rimane una cicatrice nel cuore di chi lo ha vissuto.