Settimana del cervello, due casi risolti con la microchirurgia all'Asst Cremona
Il racconto di Ilaria e Manola, due donne con tumore all'ipofisi curato con farmaci però incompatibili con gravidanza. Da qui la decisone di farsi operare
All’ospedale di Cremona neurochirurghi e otorinolaringoiatri operano insieme con una tecnica mininvasiva che rimuove il tumore e restituisce al paziente la possibilità di tornare a una vita normale. Così sono nati Giulio e Giulia.
Il racconto dell’Asst di Cremona celebra la Settimana Mondiale del Cervello che si svolge dal 16 al 22 marzo 2026, per sensibilizzare su neuroscienze, salute mentale e prevenzione delle malattie neurologiche (settimanadelcervello.it)
Due diagnosi inattese, la stessa paura iniziale e una scelta coraggiosa: affrontare un intervento all’ipofisi per riprendersi il futuro. Oggi, quelle decisioni hanno un nome e un volto, quello dei loro bambini.
Per Ilaria, mantovana classe 1991, sono passati due anni da quel momento: oggi la sua storia si chiama Giulio. E accanto alla sua esperienza c’è quella di Manola, 45 anni, segnata dallo stesso desiderio e dalle stesse difficoltà: «Io e il mio compagno desideravamo tanto avere un figlio, ma non riuscivamo», racconta «il giorno in cui è nata Giulia è stato il giorno più bello di sempre».
Due percorsi paralleli, tra timori e speranze, con un lieto fine comune, ed è stato così anche per i sanitari: «Quando abbiamo saputo che Ilaria e Manola erano in dolce attesa, è stata una grande soddisfazione». A raccontarlo è Antonio Fioravanti, direttore della Neurochirurgia, che all’Ospedale di Cremona ha eseguito gli interventi insieme al collega neurochirurgo Carmine D’Onofrio, con il supporto determinante di Luca Pianta, direttore del reparto di Otorinolaringoiatria, Nicola Pederneschi (chirurgo maxillofacciale), Elena Grappa (Neuro-anestesista), degli infermieri di sala, strumentisti e nurse. Due operazioni che nel 2023, a pochi mesi di distanza una dall’altra (Ilaria a gennaio e Manola a maggio) hanno cambiato la vita delle neomamme.
ILARIA: LA DIAGNOSI E LA PAURA DI NON FARCELA
«La diagnosi è stata uno shock», afferma Ilaria. Tutto è iniziato con alcune irregolarità del ciclo. Gli esami del sangue hanno mostrato un livello molto alto di prolattina. Poi la risonanza magnetica ha confermato la presenza di un microprolattinoma, un piccolo tumore dell’ipofisi. «Non sapevo assolutamente niente della patologia. Sono una persona po’ ipocondriaca e il primo pensiero è stato: “Mio Dio, sto per morire”», spiega.
Per circa due anni la paziente è stata seguita con terapia farmacologica. «Prendevo il farmaco una volta alla settimana, quindi era abbastanza tranquilla. Mi avevano spiegato, però, che il farmaco, necessario per ridurre la prolattina, rende difficile concepire e non è compatibile con l’allattamento al seno. Mi ero sempre immaginata mamma e non era semplice accettarlo».
MANOLA: IL FORTE DESIDERIO DI ESSERE MAMMA
Anche per donna cremonese il desiderio di maternità è passato attraverso una diagnosi complessa e una scelta difficile. La storia di Manola comincia nel 2020, in pieno lockdown: una febbricola persistente e un sintomo insolito portano a ulteriori accertamenti. «Ricordo l’ansia: pensavo al Covid, ma i test erano negativi». La risonanza rivela un microadenoma ipofisario, tumore benigno che mette in discussione anche il sogno di diventare madre.
La terapia farmacologica tiene sotto controllo la malattia, ma è incompatibile con una gravidanza. Inizia così un lungo percorso tra centri di procreazione medicalmente assistita, senza esito. «Mi sono trovata davanti a una scelta difficile: continuare la terapia o affrontare l’intervento». Manola decide di operarsi e si affida all’équipe specialistica, affrontando un intervento transfenoidale che segnerà la svolta del suo percorso.
CON LA CHIRURGIA «LA POSSIBILITÀ DI UNA VITA NORMALE»
Il microprolattinoma – conferma Fioravanti – «può interferire con la fertilità causando galattorrea, irregolarità mestruali e rendendo difficile concepire». Sino a qualche tempo fa questi microadenomi venivano trattati solo farmacologicamente. «Oggi grazie alla collaborazione fra la neurochirurgia e l’équipe di otorinolaringoiatria guidata dal dottor Pianta, quando le condizioni lo consentono, possiamo restituire ai pazienti e alle pazienti la possibilità di una vita normale».
«Nel caso delle due pazienti le condizioni si sono rivelate favorevoli» – continua Fioravanti. «La riduzione del tumore grazie ai farmaci e la posizione del tumore hanno reso possibile l’intervento chirurgico».
Ilaria ricorda bene i dubbi di quel momento: «L’operazione mi spaventava moltissimo e non ero del tutto convinta. Alla fine, ho deciso quasi d’istinto. Sapere che non si trattava di un intervento estremamente invasivo mi ha aiutata a dire sì».
Anche per Manola è stato così: «Ricordo la paura prima di entrare in sala operatoria, ma anche la fiducia. Quando mi sono svegliata e ho saputo che era andato tutto bene, ho capito che avevo fatto la scelta giusta». Il microadenoma viene rimosso, la terapia sospesa e poi «è arrivato il momento che aspettavo da anni: il 29 ottobre 2025 è nata Giulia».
NEURONAVIGAZIONE, IL BISTURI NON SERVE
«La chirurgia transfenoidale endoscopica consente di raggiungere la sella turcica, la piccola cavità in cui si trova l’ipofisi, senza incisioni esterne», aggiunge Fioravanti. «La procedura è supportata da neuronavigazione e tecnologie avanzate, riducendo al minimo le complicanze e permettendo un recupero rapido». All’ospedale di Cremona non ci si limita all’atto chirurgico: endocrinologi e anestesisti collaborano durante tutte le fasi, dai controlli pre-operatori al follow-up post-intervento.
«LO RIFAREI, GRAZIE AL SOSTEGNO DEI MEDICI»
Il decorso post operatorio è stato impegnativo ma breve: cinque giorni di ricovero e qualche giorno di mal di testa a casa. «Però il recupero è stato abbastanza rapido. Oggi lo rifarei sicuramente. È stato risolutivo al 100%, senza lasciare tracce. Il parto è stato naturale e sto allattando al seno il mio bambino che cresce bene».
Di quel periodo Ilaria ricorda soprattutto il sostegno ricevuto. «Ho trovato grande professionalità e disponibilità nel dottor Fioravanti e in tutti i suoi collaboratori. Mi hanno aiutata a calmare le mie ansie prima e dopo l’intervento. Per questo lo consiglierei a chi si trova in questa situazione». Anche Manola oggi sorride: «Ripensando a tutto, dall’ansia della diagnosi alla gioia di diventare mamma, so che ne è valsa la pena. La mia storia spero sia un messaggio di speranza per tutti».