Cronaca

Il delitto di Crema: "Atto crudele organizzato da tre persone che volevano uccidere"

Lo sostiene il legale della famiglia della vittima, che insieme al minore chiama in causa due ragazzi maggiorenni con cui Hamza si era incontrato al parco

Il luogo del delitto e una foto di Hamza, la vittima dell'omicidio
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Non è stato un colpo di testa di un ragazzo di 17 anni: è stato un atto crudele organizzato, preparato da tre persone, di cui due maggiorenni, che volevano ucciderlo già un’ora prima”. Sono le dichiarazioni dell’avvocato Mario Tacchinardi, legale della famiglia di Hamza Salama, il ventenne egiziano ucciso la sera di Pasquetta nella zona di San Bernardino a Crema dopo essere stato colpito a sprangate e finito per strada a coltellate.

Per il delitto è stato arrestato un 17enne marocchino che ora è rinchiuso nel carcere Beccaria di Milano. L’autopsia, che sarà effettuata domani mattina a Brescia dal medico legale Michela Colombari, darà risposte più precise, ma per l’avvocato Tacchinardi, il fatto che il giovane sia stato colpito con armi diverse presuppone che il marocchino non abbia agito da solo.

L’avvocato Tacchinardi

Il legale ha concentrato l’attenzione su quanto accaduto un’ora prima dell’omicidio. “Nel parco Margherita Hack”, ha raccontato Tacchinardi, “almeno quei tre ragazzi hanno intercettato Hamza e l’hanno aggredito armati di mazze. Volevano ucciderlo, ma non è successo grazie all’intervento del padre di Hamza. Poi tutti sono fuggiti, compreso il ventenne egiziano, perso di vista anche da suo padre. Gli altri tre ragazzi, nel frattempo, sono andati a cercarlo a casa. Il padre di Hamza li ha visti”.

Un’ora dopo, in via Brescia, il corpo del giovane egiziano era a terra esanime.

Ieri, nell’interrogatorio di convalida, il minorenne marocchino, in lacrime davanti al giudice, ha detto di non essersi dato una ragione per ciò che ha fatto. Il movente non è ancora emerso: ieri il legale della difesa, l’avvocato Vincenzo Giorgio Cotroneo, del Foro di Milano, si è limitato a dire che i due erano amici, ma che poi i rapporti si erano incrinati.

Il coltello è già stato trovato dai carabinieri in una strada di un quartiere periferico della città. Manca all’appello la spranga con la quale la vittima era stata ripetutamente colpita. L’avvocato Tacchinardi ha quindi chiamato in causa gli altri due ragazzi maggiorenni che un’ora prima del delitto erano al parco insieme al minorenne e all’egiziano.

Fondamentali, per saperne di più, saranno i risultati dell’esame autoptico, e nel frattempo le indagini proseguono per cercare di capire se vi siano ulteriori responsabilità nel gravissimo fatto di sangue che ha visto la morte di un ragazzo di vent’anni.

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