Cronaca

Spedizione con le armi nelle auto: il pestaggio della "gang" al CremonaPo

Vittima di tentato omicidio un giovane indiano, preso a martellate in testa nel parcheggio del centro commerciale. Tre connazionali a processo, un quarto già condannato

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Le armi sono spuntate dopo, in treno nessuno le aveva, probabilmente le avevano in macchina“. E’ quanto emerso oggi nel processo contro tre indiani tra i 22 e i 29 anni accusati di tentato omicidio per la feroce aggressione andata in scena verso le 14 del 23 novembre del 2023 nel parcheggio del centro commerciale CremonaPo. “Una violenza inaudita“, aveva raccontato a suo tempo la vittima, un indiano di 28 anni: “Uno di loro mi ha dato una martellata sulla testa da dietro, gli altri mi hanno colpito con dei bastoni e delle mazze sulla testa e su un braccio. Ho visto che un altro aveva in mano un braccialetto di ferro“.

L’avvocato Barrilà

Per quel pestaggio, un quarto aggressore, un connazionale, processato con il rito abbreviato, è già stato condannato ad una pena di tre anni e due mesi di reclusione, e come risarcimento, ad una provvisionale di 10.000 euro. Oggi il ragazzo, che ha testimoniato in aula, ha scagionato uno degli imputati, difeso dall’avvocato Alessandro Vezzoni, sostenendo che non aveva partecipato all’azione e che era sempre rimasto a distanza, mentre ha scaricato tutte le colpe sull’altro giovane a processo, Gian, che si è reso irreperibile. Lo difende l’avvocato Michele Barrilà. Il terzo imputato è invece assistito dall’avvocato Cesare Grazioli.

Sarebbe stato Gian, secondo la testimonianza del connazionale già condannato, a colpire la vittima più volte alla testa con un martello dopo che i due si erano parlati per un minuto.

Il movente non è stato chiarito, neppure dal 28enne aggredito, che aveva dichiarato di conoscere solo Gian, in quanto era stato suo coinquilino e collega di lavoro in una cooperativa agricola. La vittima aveva spiegato agli inquirenti di essersi lamentato del connazionale,  “spesso ubriaco e molesto”. In casa con loro c’era anche un altro ragazzo. “Io gli ero amico”, aveva raccontato la vittima, “mentre invece lui e Gian litigavano spesso”.

L’avvocato Vezzoni

Da Casalbuttano, il 28enne era arrivato a Cremona in treno insieme a due amici per poi raggiungere il centro commerciale. Sul treno c’era anche il gruppo di indiani coinvolto nel pestaggio, tra cui il giovane già condannato. “Una volta sceso dal treno”, ha raccontato quest’ultimo, “ho raggiunto con il monopattino la stazione degli autobus dove c’era la mia compagnia. Poi abbiamo preso le macchine e abbiamo raggiunto il CremonaPo”. Il ragazzo ha poi riferito di aver assistito ad un diverbio tra Gian e il 28enne, e di aver visto poi spuntate un martello e un tubo in ferro. Armi che evidentemente erano nelle auto degli indiani assalitori.

Dopo il pestaggio, dal racconto del testimone, la vittima era rimasta a terra, e tutti, compresi i suoi amici, erano fuggiti. Gli aggressori erano saliti a bordo delle auto e si erano diretti in via Sesto.

L’avvocato Grazioli

Una testimone, all’arrivo della polizia, aveva riferito di aver visto un gruppo di ragazzi che rincorreva un giovane. “Ero con mia madre e stavamo andando a fare la spesa”, aveva raccontato in aula la donna. “Ad un certo punto ho visto una squadra di ragazzi che correva. Uno aveva in mano un martello e cercava di colpire un giovane. Poi tutti si sono spostati verso il parcheggio e io nel frattempo, anche per una questione di educazione civica, ho chiamato la polizia. Erano in tutto otto o nove persone“.

Un altro testimone aveva visto il gruppo allontanarsi a bordo di una Mercedes classe A della quale aveva trascritto la targa. Dalle indagini era emerso che l’auto era intestata alla madre di uno dei componenti del gruppo.

Il 28enne indiano era finito in ospedale con la frattura scomposta dell’ulna e un trauma cranico per un totale di 81 giorni di prognosi. “Sono stato in malattia per cinque mesi”, aveva raccontato la vittima. “Con il braccio non riuscivo a lavorare. Non sono mai stato pagato e non potevo mandare i soldi ai miei genitori in India. Sono figlio unico e il solo in famiglia che lavora. Ho passato dei momenti davvero difficili“.

Il giovane è parte civile attraverso l’avvocato Sonia Tonoli, del Foro di Piacenza. L’11 giugno uno degli imputati si difenderà.

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