Settimana corta a scuola, si ipotizzano tre tavoli di lavoro territoriali
L'indirizzo è emerso durante il confronto svoltosi mercoledì pomeriggio nella sede della Provincia di Cremona tra i dirigenti scolastici e l'amministrazione provinciale
Tre tavoli di lavoro, suddivisi per area omogenea (Cremonese, Cremasco e Casalasco) allo scopo di valutare zona per zona la fattibilità della settimana corta nelle scuole superiori cremonesi: questo quanto emerso dall’accesa riunione svoltasi nella sede della Provincia di Cremona, che ha visto la partecipazione dei dirigenti scolastici, i quali si sono confrontati con il presidente della Provincia, Roberto Mariani, e con il neo-eletto direttore dell’Agenzia per il Tpl, Giulio Biroli.

“In alcuni territori si sta già facendo questo percorso, in altri si è già concluso e si è arrivati a condividere l’impostazione dell’orario scolastico sui 5 giorni” ha esordito il presidente Mariani aprendo l’incontro. “Per questo riteniamo sia opportuno cecare di ragionare in questa direzione. Siamo perfettamente consapevoli che un percorso del genere non si può fare nel breve periodo, ma credo sia importante metterci la testa e fare una riflessione. La nostra non è una imposizione: si cerca di andare incontro al beneficio dei ragazzi sulle questioni legate al trasporto, in modo che possano frequentare la scuola con tranquillità, ma anche la partita del risparmio energetico è importante”.
Per Mariani passare da 6 a 5 giorni “comporterebbe un’ottimizzazione importante. Sforziamoci a ragionare fuori dagli schemi, perché questo può dare l’opportunità ai ragazzi di frequentare le scuole al meglio”.
Dal canto suo, Biroli ha ricordato come il contratto per la gestione del trasporto pubblico locale sia attualmente è in proroga, in attesa di giungere alla nuova gara per individuare i futuri gestori, su tre lotti: Mantova, Cremona e Crema. “Se dobbiamo fare aggiustamenti questo sarebbe il tempo opportuno, in vista della futura gara” ha sottolineato.
“E’ stato predisposto un programma di bacino, che vada incontro alle esigenze degli utenti, e al momento esso non prevede la rimodulazione della settimana. Un cambiamento di questo tipo ha degli effetti, e se lo facessimo ora potremmo inserire condizioni particolari nel bando di gara. Fatto più avanti potrebbe complicarci la vita”.
La parola è quindi passata ai presidi. Il primo a intervenire è stato Roberto Ferrari, dirigente dell’Aselli, secondo cui “ogni realtà, oltre ad avere autonomia costituzionale, conosce la propria situazione, e non tutte le scuole possono riuscire a rimodularsi in questo modo. La scuola che dirigo avrebbe problemi con questo cambiamento. Una delle tante questioni sono le ore di educazione fisica, per l’utilizzo delle palestre, che restano in sospeso e che sono attualmente effettuate al sabato”.

Per Simona Piperno, dirigente dell’Iis Torriani, la situazione è promiscua: “Attualmente abbiamo già degli indirizzi su 5 giorni e altri su 6. Sarebbe stato mio interesse già lo scorso anno riuscire a uniformare la cosa, e a questo proposito avevamo fatto un sondaggio interno tra collegio docenti e rappresentanti di istituto, e devo dire che l’esito non è stato positivo”.
Non solo per i docenti, “che portavano avanti una serie di riflessioni legate all’opportunità di non appesantire l’attività giornaliera dei ragazzi, ma anche da parte dei ragazzi stessi, che hanno tante attività al pomeriggio, sia sportive sia di potenziamento curricolare” ha spiegato ancora Piperno. “Del resto il nostro piano triennale ha un ampio programma in questo senso. Lo stesso vale per i recuperi curricolari. Questo non è il punto di vista mio come dirigente, ma della comunità scolastica. Bisogna poi ricordare che la durata dell’ora di lezione è diversa da scuola a scuola. Noi ad esempio l’abbiamo portata a 50 minuti. E questo può cambiare di molto l’orario di inizio e fine lezione”.
Il confronto si è quindi allargato agli altri dirigenti presenti, mettendo in luce un quadro molto variegato e tutt’altro che semplice da uniformare.
Paola Orini, preside del Galilei di Crema, non ha escluso a priori il passaggio ai cinque giorni, sottolineando però come gli studi in merito “offrano risultati contrastanti. I cinque giorni con allungamento delle ore comportano maggiore aggravio sulla giornata e difficoltà nelle attività pomeridiane, ma altri studi evidenziano che avere due giorni consecutivi di pausa può aiutare i ragazzi a recuperare energie”.
Tuttavia, aggiunge, “ci sono tanti fattori da considerare, dai trasporti all’uso delle palestre fino agli aspetti didattici. In ogni caso sarebbe impossibile per il 2026-2027”.
Favorevole Fausto Castronovo, dirigente del Pacioli di Crema, dove la settimana corta è già realtà: “È però un buon momento per fare valutazioni. Ho fatto una rilevazione tra gli studenti per capire le linee di trasporto più utilizzate e ho costruito una mappatura utile. Se altre scuole vogliono passare ai cinque giorni, bisogna considerare il carico massimo delle linee e gli orari di ingresso e uscita”.
A introdurre la necessità di ragionare per territori è Simone Fermi Berto, dirigente del Munari di Crema: “Cremona è una provincia particolare: Crema, ad esempio, rappresenta una realtà a sé, perché ha una parte del bacino d’utenza che proviene dall’hinterland milanese e questo incide molto sull’organizzazione”.
Criticità operative emergono poi da altri istituti. Daniele Carlo Pitturelli dello Stradivari evidenzia la complessità legata agli spazi: “Servono dati precisi per fare una riflessione sugli orari. Soprattutto per quanto riguarda l’attività di educazione fisica. Noi utilizziamo quattro palestre e già oggi è difficile far quadrare tutto”.
A Casalmaggiore, come ha sottolineato Daniela Romoli del Romani, il nodo principale resta quello dei collegamenti: “Al pomeriggio non ci sono linee che riportano a casa i ragazzi e questo limita anche la partecipazione alle attività”.
Paolo Carbone, dirigente dello Sraffa di Crema, ha posto l’accento sul problema che incontrerebbero le attività di laboratorio con la settimana corta: “Abbiamo un altissimo tasso di pendolarismo e alcuni laboratori richiedono sei ore continuative, il che rende complessa la riorganizzazione”.
Per Lorenza Badini del Ghisleri, “tutto è fattibile ma bisogna lavorare sui numeri, soprattutto per evitare problemi legati all’aumento dei flussi”. Più critico Claudio Venturelli, preside del Racchetti-Da Vinci: “Finire più tardi significa sottrarre tempo allo studio e alle attività extracurricolari, che rappresentano una parte fondamentale dell’offerta formativa” ha evidenziato.
Situazioni miste anche per altri istituti. Paola Premi dell’Anguissola ha spiegato come “a seconda degli indirizzi cambiano le esigenze”, mentre il portavoce della dirigente del Manin, Maria Grazia Nolli ha sottolineato che “la valutazione interna che abbiamo fatto su questa opportunità è stata negativa per il carico di lavoro complessivo tra scuola e attività a casa”.
A chiudere il quadro è stato l’Ufficio scolastico territoriale. “Siamo pronti ad andare in questa direzione” ha spiegato Giuseppe Bonavita. “Abbiamo già affrontato questo percorso con una scuola, e possiamo supportare anche gli altri istituti nella costruzione degli orari, portando esempi di realtà dove la settimana corta è già attiva. I dati mostrano che queste scuole sono in crescita”.
In conclusione, Mariani ha rilanciato la proposta operativa: “Il trasporto pubblico si può rimodulare. Diamoci come prospettiva di lavorare per zone sui tre distretti, Cremasco, Cremonese e Casalasco. Credo sia una impostazione di lavoro che ci possiamo dare”.