Crescita record della cassa integrazione straordinaria nel Cremonese: lo studio Uil
Pubblicato il 2° Rapporto Uil Lombardia: le ore autorizzate in provincia di Cremona sono cresciute di 70 volte nel primo trimestre del 2026 rispetto a un anno fa, da 2.916 a 205.112, in stragrande maggioranza per aziende dei settori tessile e chimico
Esplode la cassa integrazione straordinaria nel primo trimestre 2026 in Lombardia, dove si registra un aumento di ore autorizzate dall’Inps del 71,1%: da 7,4 milioni a 12,7 milioni di ore. È questo il dato preoccupante che emerge dal 2° Rapporto UIL Lombardia e UIL Milano sulla cassa integrazione gennaio-marzo 2025/2026.
Sorprende il dato cremonese: le ore di CIGS autorizzate dall’Inps (il che non significa che siano state effettivamente utilizzate dalle aziende) nei primi tre mesi di quest’anno sono il 6.934% in più dello stesso periodo del 2025: in cifre assolute, da 2.916 a 202.196, circa 70 volte tanto, quasi esclusivamente dovute alle crisi aziendali nel comparto tessile (111.000 ore) e in quello della chimica – gomma – plastica (93.600). L’Ordinaria è cresciuta del 66,6% passando da 319.114 ore a 322.030. Complessivamente le due voci mostrano un incremento del 128,8%, un valore che colloca la provincia di Cremona tra le quattro peggiori performance della Lombardia, insieme a Varese, Como e Lecco.
Un dato preoccupante, spiega la Uil regionale, in quanto “la cassa straordinaria viene normalmente utilizzata nelle situazioni di crisi aziendale, riorganizzazione, riconversione produttiva. Per questo la sua crescita in Lombardia rappresenta, un campanello d’allarme molto serio sullo stato di salute del sistema produttivo regionale”.
“Anche sul versante occupazionale il quadro resta critico – si legge ancora nel Rapporto -. I lavoratori complessivamente interessati dalla cassa integrazione in Lombardia passano da 56.696 a 54.436, con una lieve riduzione del totale pari a 2.260 unità”. Il dato in questo caso rappresenta una stima della Uil. In provincia di Cremona però cresce di 813 unità il numero di lavoratori stimati coinvolti; a Varese addirittura +10.080; a Lecco +1.041 lavoratori; a Como, +327.
“Complessivamente in regione si registra uno spostamento molto pesante: i lavoratori coinvolti nella CIG ordinaria diminuiscono di 12.573 unità, mentre quelli interessati dalla CIG straordinaria aumentano di 10.360 unità. In sostanza, cala la parte più connessa alle flessioni temporanee e cresce quella legata alle situazioni più strutturate e problematiche”.
Industria ancora sotto pressione
L’industria continua a rappresentare il cuore del ricorso alla cassa integrazione in Lombardia: nel primo trimestre 2026 concentra ancora oltre 26,3 milioni di ore, con una riduzione contenuta del 4,7%, molto meno marcata rispetto al dato nazionale.
A livello provinciale, i dati più critici sul fronte industriale si registrano ancora una volta a Varese (+140,2%), Cremona (+137,7%), Lecco (+46,7%) e Como (+2,1%). Segnali che confermano come le tensioni si concentrino nelle aree a più forte vocazione manifatturiera, oggi particolarmente esposte agli shock internazionali, ai costi produttivi e ai processi di riorganizzazione.
A conferma di un quadro che resta delicato, cresce in Lombardia anche il Fondo di Solidarietà, che passa da 437.832 a 554.338 ore (+26,6%). L’incremento è trainato dal commercio, che sale del 27,8%. I lavoratori stimati coinvolti passano da 858 a 1.087, con un aumento di 228 unità. Anche questo dato segnala una tensione persistente sul fronte del lavoro e del reddito.
Il dato lombardo – eidenzia Salvatore Monteduro, Segretario Confederale UIL Lombardia – va letto con grande attenzione. Il calo complessivo delle ore di cassa integrazione non basta a rassicurare, perché cresce in modo molto forte la cassa straordinaria, che è quella utilizzata nelle crisi aziendali e nei processi di riorganizzazione. Questo significa che, dietro una lieve riduzione del totale, si nasconde un peggioramento della qualità della crisi.”
“La situazione di Varese è, senza giri di parole, quella più preoccupante. Ma segnali pesanti arrivano anche da Como, Cremona e Lecco. Quando cresce la cassa integrazione straordinaria, cresce anche il rischio che la riduzione dell’attività lavorativa si trasformi in perdita del posto di lavoro. Resta inoltre fortissima la preoccupazione per gli effetti del conflitto in atto in Medio Oriente, che continua a produrre instabilità sui mercati, sui costi energetici e sulle filiere produttiive. In una regione manifatturiera come la Lombardia, questi fattori possono tradursi rapidamente in nuove difficoltà industriali e occupazionali”.


