Minacce e richieste estorsive dalla badante: 41enne romena finisce a processo
"Dammi gli altri soldi, altrimenti dico che mi hai pagato in nero e mi hai buttato in mezzo alla strada": in tribunale, il racconto della vittima e del marito
Una 41enne romena residente a Cremona è a processo con l’accusa di tentata estorsione nei confronti di una 68enne cremonese, figlia di un’anziana per la quale Ioana, l’imputata, aveva lavorato come badante.
“Avevo auto il suo numero da una conoscente perchè avevo bisogno di una persona che assistesse mia madre“, ha raccontato in aula la 68enne. “Mi ero rivolta al patronato, ma non aveva disponibilità, così l’ho chiamata, lei ha accettato e ci siamo date appuntamento. Mi serviva una sostituzione per quindici giorni e ci eravamo accordate per mille euro per le due settimane. L’importo sarebbe stato corrisposto al termine del periodo“.
La badante aveva preso servizio il 15 luglio del 2024 e aveva lavorato per tre giorni, poi aveva chiesto alla figlia dell’anziana la metà dell’importo. “Ho visto che era in difficoltà“, ha raccontato la donna, “e le ho dato fiducia in uno spirito solidaristico. Le avevo quindi consegnato 500 euro. Ma dopo due giorni mi ha chiamato che voleva anche il resto. A quel punto le ho detto di no“.
Il 23 luglio l’imputata aveva sostenuto di non star bene e se n’era andata per non tornare più. Ma aveva cominciato a tempestare la vittima di telefonate, chiedendole il denaro e minacciandola: “Adesso ti mando l’Iban con il nome. Se non mi mandi i soldi ti denuncio ai carabinieri. Dico che mi hai tenuto in nero, che non mi hai pagato, che mi hai messo in mezzo alla strada“.
In aula, la 68enne ha spiegato di aver saputo che per dieci giorni lavorativi non occorreva la regolarizzazione. “Le avevo proposto di andare insieme al patronato per firmare la ricevuta per quello che le avevo dato, ma lei non voleva firmare nulla. Voleva i soldi, mi ha tempestato di telefonate fino a che l’ho bloccata“.
Secondo il racconto della 68enne, la badante si era presentata per tre volte a casa di sua madre. “Una volta ha suonato il campanello a ripetizione ed era riuscita a salire, ma per fortuna non era entrata in casa. Ho chiamato le forze dell’ordine. Avevamo paura, vivevamo in uno d’ansia, anche perchè non sapevamo cosa aspettarci, questa persona sembrava fuori controllo“.
La donna e suo marito temevano che l’imputata si presentasse anche a casa loro. “Sapeva dove abitiamo ed eravamo tutti in agitazione”, ha detto a sua volta il marito nella sua testimonianza. Dal primo agosto, la badante non si era più fatta viva.
Nella prossima udienza del 9 ottobre saranno sentiti ancora due testi del pm. Prevista anche la sentenza. Oggi l’imputata era assistita d’ufficio dall’avvocato Massimiliano Corbari.