Cronaca

La scena del crimine e le nuove tecniche investigative: esperti a confronto

Le prove scientifiche, la genetica, l'antropologia, l'analisi comportamentale tra classicità ed innovazione, l'intelligenza artificiale: se n'è parlato al convegno al Cinema Teatro Filo

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“La prova scientifica a supporto delle investigazioni criminali: tra classicità ed innovazione”. E’ il titolo del convegno organizzato dalla Questura di Cremona che si è svolto al Cinema Teatro Filo e al quale hanno preso parte numerosi esperti in materia. Ad aprire i lavori sono stati il questore Carlo Ambra e il procuratore della Repubblica di Cremona Silvio Bonfigli.

Le tecnologie di analisi delle tracce hanno ormai raggiunto dei livelli di professionalità altissimi“, ha spiegato il questore. “Ricordo quando ero un giovane commissario nei primi anni ’90 in cui non c’erano impianti di videosorveglianza ad alta definizione, non c’erano i telefonini, non c’erano i droni, non c’erano programmi informatici per l’analisi di alcuni aspetti dell’attività criminale. Oggi, invece, con le tecniche all’avanguardia che abbiamo è possibile addirittura ricostruire in 3D la scena del crimine, e quindi poter immergere gli investigatori e il pubblico ministero all’interno del luogo dove è stato commesso il reato”.

“Le tecnologie scientifiche sull’acquisizione della prova”, ha proseguito il questore, “hanno anche consentito di riaprire dei cold case, e cioè casi irrisolti. Oggi, ad esempio, con alcune tecniche di analisi è possibile prelevare il Dna anche su piccole tracce, anche deteriorate, cosa che tempo fa era inimmaginabile”.

Al convegno si sono succeduti vari interventi, come quello del sostituto procuratore di Cremona Andrea Figoni che ha parlato della prova scientifica quale strumento per la magistratura, e di Veronica Laura Ferrari De Stefano, primo dirigente medico della polizia e coordinatore nazionale del gruppo Disaster Victim Identification – medicina legale e cadaveri non identificati – che ha trattato il ruolo del medico legale nella prova scientifica a supporto dell’investigazione, tra passato e futuro.

Diversi i temi dibattuti, come ad esempio il sopralluogo giudiziario: rilievi tecnici e dattiloscopici. Ne ha parlato il vice questore aggiunto Martina Torta, dirigente del Gabinetto regionale di polizia scientifica per l’Emilia Romagna. Un esempio?. “Il semplice furto in abitazione in cui si rende necessario cercare dei frammenti dattiloscopici che consentano di identificare l’autore del reato, e in questo caso può essere fondamentale utilizzare le nostre luci forensi, così come le nostre polveri che rendono visibile anche quell’impronta che visibile non è. La tecnologia ci aiuta, l’investigatore deve sempre avere la mente libera, la capacità di ragionare, di adottare la logica deduttiva, ma sicuramente la tecnologia ci consente di fare uno screening, di riuscire a selezionare ciò che può essere di interesse e soprattutto individuare molto più velocemente quelle tracce non visibili che, analizzate poi in laboratorio, possono restituirci un nome, e quindi il nostro autore del reato”.

Altro argomento, le nuove applicazioni della genetica forense a supporto delle indagini giudiziarie, dell’antropologia fisica e forense per la determinazione del profilo biologico sul cadavere mineralizzato e sul vivente, mentre esperti in analisi comportamentale hanno spiegato le nuove frontiere per l’analisi della comunicazione non verbale applicata agli interrogatori: decodifica delle espressioni facciali per la rilevazione della menzogna.

Fondamentale, in questo ambito,  come ha spiegato Paolo Marenghi, di Reterea srl, azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni software di frontiera, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. “E’ uno strumento che fornisce il turbo, uno step in più all’operatore per ridurre i tempi di elaborazione di immagini, audio e trascrizioni. Gli esperti delle espressioni facciali mettono la conoscenza della materia, mentre noi da questa collaborazione forniamo la tecnologia, mettendo a disposizione uno strumento che è validato, performante e anche distribuibile sotto il profilo della privacy. I dati elaborati, che sono molto delicati, devono rimanere circoscritti, isolati, rimanere all’interno della procura, devono funzionare bene e devono essere veloci e precisi.

Infine, Noemi Procopio, dell’University of Central Lancashire, in video collegamento ha trattato il tema dell’analisi del microbioma in ambito forense: nuovo strumento per la medicina legale e la determinazione dell’epoca della morte.

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