Cronaca

A luglio abbassa le serrande lo storico negozio Pasquinoli di corso Mazzini

Si chiude un capitolo di oltre cento anni, testimone di profondi cambiamenti nel settore commerciale

Volfango Pasquinoli
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Quando la serranda del negozio Pasquinoli si abbasserà per l’ultima volta, a metà luglio, non sarà soltanto una chiusura commerciale. Sarà la fine di una storia iniziata oltre cento anni fa, nel 1913.

“L’attività verrà chiusa a metà luglio”, racconta Volfango Pasquinoli, ultimo proprietario dell’attività commerciale, con quella naturalezza tipica di chi ha fatto i conti, serenamente, con il tempo. Il motivo è semplice e definitivo: “L’età è quella che è- commenta sorridendo Pasquinoli.

Il negozio nasce attorno al 1913. Allora non era in corso Mazzini, ma in via Aselli. “L’ha aperto mio nonno, Arturo”, spiega Volfango. “Non voleva studiare, così ha deciso di lavorare nel commercio”. Un’idea che si rivelò vincente.

All’inizio il negozio trattava soprattutto pellami e cuoio, tutto ciò che serviva per la cura delle scarpe. Un mondo artigiano oggi quasi scomparso, ma allora molto diffuso. Nel 1936 arriva il trasferimento nell’attuale sede di corso Mazzini. La merce rimane la stessa, ma col tempo l’attività evolve.

“Piano piano si è trasformata, introducendo anche l’ortopedia, tutto ciò che riguarda il piede, oltre alle calzature” spiega ancora il negoziante.

Il testimone passa poi da Arturo al figlio Sergio, padre di Volfango. La storia familiare, tuttavia, non è semplice. “Mio padre è morto presto” racconta. “Così mio nonno, insieme a mia nonna Zina, ha dovuto continuare a occuparsi del negozio”. Negli anni Sessanta entra anche la madre, Luciana morta quattro anni fa.

Volfango inizialmente prova altre strade, ma alla fine torna lì dove tutto era cominciato. “Non volendo lavorare sotto padrone, ho preferito stare qua”.

Accanto al lavoro, un’altra passione attraversa la sua vita: la musica, ereditata dal padre, che insegnava alle scuole medie. “Mi piace molto la musica ma non mi sento all’altezza di essere chiamato musicista”, scherza. Ma Volfango ha suonato oboe, sax, flauto dolce.
“Adesso non suono ma spero di riprendere”.

Chiudere non è facile. “Certo mi dispiace. Però è anche ora di mollare tutto”. Un dispiacere che non cancella la consapevolezza di un cambiamento irreversibile, soprattutto nel commercio. “È cambiato tantissimo”, dice senza esitazioni. “Negli ultimi vent’anni c’è stata un’accelerazione verso il baratro. Un po’ per colpa dei commercianti, un po’ delle amministrazioni e un po’ dei supermercati e ipermercati”.

Eppure, Pasquinoli ha resistito. “Certa merce di qualità non è facilmente reperibile. La mia clientela è sempre stata fedele, specialmente negli ultimi anni. Volfango ricorda un periodo di vero boom: “Si vendeva tutto il giorno, c’era movimento”. Oggi, invece, “è un mortorio. A volte ti viene da mettermi le mani nei capelli che non ho”, sorride amaramente.

A metà luglio, quindi, cala il sipario. Ma la storia di Pasquinoli resta impressa nelle vetrine, nei clienti che entravano “solo per salutare”. Un secolo di lavoro che se ne va in silenzio, come spesso accade alle storie più vere.

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