Marito violento: altra condanna dopo gli otto anni per violenza sessuale e maltrattamenti
Nonostante i divieti, l'imputato ha continuato a cercare moglie e figlie che erano ospitate in una comunità protetta. Ora è in carcere dopo la sentenza definitiva
Il 20 giugno del 2023 era stato condannato a otto anni e sei mesi per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. L’imputato, un 43enne, era accusato di aver picchiato e minacciato di morte la moglie, di 35 anni, e di averla costretta ad avere rapporti sessuali con lui anche alla presenza delle loro due bimbe all’epoca dei fatti di 10 e 4 anni.
Uomo violento e pericoloso, l’imputato, che dal dicembre del 2017 al maggio del 2022 aveva terrorizzato moglie e figlie, costrette alla fine a chiedere aiuto e ad essere ospitate in una comunità da cui uscivano raramente e sempre guardate a vista da una rete solidale di protezione dei servizi sociali.
“E’ come se agli arresti ci fosse lei, che è la vittima”, aveva detto l’avvocato Nadia Baldini, parte civile per la 35enne. Dopo la condanna, l’uomo è rimasto libero fino a quando la sentenza è diventata definitiva, facendo scattare l’arresto e la custodia in carcere.
Oggi per lui, altra condanna a un anno e sei mesi di reclusione. L’uomo era di nuovo a processo per stalking: nonostante fosse sottoposto alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla moglie e alle figlie, nonostante la condanna a otto anni e sei mesi, aveva continuato a cercarle incessantemente, cercando di scoprire dove si trovassero, recandosi nei luoghi abitualmente frequentati dalla donna o anche presentandosi a casa dei suoi parenti.
Alla ex moglie del cugino del 43enne, l’imputato aveva inviato messaggi intimidatori e minacciosi, pretendendo di sapere dove moglie e figlie fossero ospitate.
“Nel giugno del 2023 me lo sono trovato praticamente dentro casa“, ha raccontato oggi in aula la testimone, che era amica della vittima. “Continuava a cercare le sue figlie ed era convinto che io sapessi dove fossero. Mi aveva anche minacciato, dicendo che quando sarebbe uscito dal carcere mi avrebbe bruciata viva“.
Anche in questo procedimento, la moglie dell’imputato era parte civile attraverso l’avvocato Nadia Baldini, che davanti al giudice ha sottolineato “l’incredibile sofferenza” fatta patire alle due bambine.
Da parte sua, invece, l’avvocato difensore ha sottolineato che l’intento del suo assistito non è mai stato connotato da un atteggiamento criminoso. E’ un uomo che ha sempre lavorato, che non ha mai fatto mancare nulla alla moglie e alle figlie, per lui era importante il suo ruolo di padre, ed è per questo che chiedeva notizie delle sue figlie”.
Nel processo per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, l’uomo aveva offeso e umiliato la moglie, dicendole di essere una donna incapace e inutile, di essere la rovina della sua vita e di farsi solo mantenere. “Sei la mia schiava”, le diceva, impedendole di andare a lavorare, di uscire da sola, e di fatto tenendola segregata in casa, nascondendole le chiavi, il cellulare e i documenti. Se fosse uscita, lui l’avrebbe ammazzata. “Ti faccio ammazzare, ti butto nel Po”, così la minacciava. Nel 2018, il telefono gliel’aveva addirittura rotto, lasciandola senza alcun tipo di contatto per circa sei mesi.
In diverse occasioni l’aveva malmenata, spesso per motivi di gelosia, afferrandola per le braccia, strattonandola e facendole sbattere la testa contro il muro, dandole botte, schiaffi, calci e pugni con una forza tale da lasciarle lividi sul corpo, anche se lei non è mai ricorsa alle cure mediche. In seguito ad un aborto spontaneo, l’aveva anche accusata di esserne la fautrice, attribuendo a lei la colpa di quanto accaduto. Dal marito, la vittima aveva anche subito violenze sessuali.