Cronaca

Resistenza: il vagabondo Alexandre patteggia venti mesi. Prossima destinazione, l'Austria

Ubriaco, aveva aggredito i carabinieri a Pescarolo. Ora il 35enne nativo della Normandia è libero e può continuare il suo viaggio per l'Europa con i suoi cani

Alexandre con il suo avvocato Laura Negri
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Ha patteggiato venti mesi, pena sospesa, Alexandre Berloquin, 35 anni, il vagabondo che sta girando l’Europa con mezzi di fortuna e con i suoi cani. Lo scorso 14 aprile, però, era stato arrestato a Pescarolo e il suo viaggio si era fermato. Ubriaco,  l’uomo aveva resistito ai carabinieri.

Nel processo per direttissima, il giudice aveva convalidato l’arresto e disposto la misura dell’obbligo di firma tutti i giorni presso i carabinieri di Vescovato. Fino al processo di oggi. “Il suo comportamento è stato impeccabile”, è stato detto in aula. Alexandre, ormai riacquistata la completa libertà, ha ringraziato tutti e ora potrà riprendere a viaggiare. Tra qualche giorno, insieme ai suoi cani, partirà alla volta dell’Austria.

Il pomeriggio dell’arresto, l’uomo, che in quei giorni stazionava sotto i portici della biblioteca di Pescarolo, aveva dato in escandescenze in piazza, tanto che una donna aveva chiesto l’intervento dei carabinieri. All’arrivo dei militari di Robecco d’Oglio, l’imputato, nativo della Normandia, aveva cominciato ad agitarsi: prima si era avvicinato al finestrino dell’auto di servizio, poi si era messo a pronunciare frasi incomprensibili. Il 35enne sosteneva di aver chiamato lui i carabinieri per via di un pacchetto di sigarette che era stato lasciato nel bar del paese.

Ma il titolare del locale, sentito dai militari, aveva raccontato che non c’era alcun pacchetto di sigarette, e aveva spiegato di aver allontanato il cliente che, già ubriaco, voleva bere ancora alcolici. Nel parapiglia con i carabinieri, Alexandre aveva cercato di sferrare una testata ad uno dei militari, che però era riuscito a schivare il colpo, e poi aveva cercato di allontanarsi, ma era stato rincorso e fermato.

Con i carabinieri c’era stata una colluttazione: Alexandre era finito a terra, gli era stata messa una delle due manette al braccio sinistro, ma lui si era aggrappato alla fondina cercando di far finire a terra il vice brigadiere“Vi ammazzo, se prendo la pistola vi uccido tutti, fascisti”, aveva urlato il 35enne, che nel frattempo aveva preso per il polso il militare, divincolandosi e sferrando con i piedi dei calci alla schiena del carabiniere. Il 35enne aveva anche sputato addosso più volte al vice brigadiere, che aveva rimediato una ferita al polso con una prognosi di cinque giorni. Visto che l’aggressore aveva già una ferita sul labbro, per il carabiniere erano scattati i protocolli medici per scongiurare l’insorgere di malattie infettive.

Per placare la furia di Alexandre, a supporto dei colleghi di Robecco d’Oglio erano intervenuti anche i militari di Soresina, insieme ad un’ambulanza e all’auto medica. Il 35enne si era ulteriormente agitato, non voleva essere visitato, ma alla fine si era riusciti a bloccarlo e a sedarlo. A processo era difeso dall’avvocato Laura Negri.

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