Cronaca

Un anno di Comunità Energetiche Rinnovabili: il 'modello Cremona' fa scuola

In poco più di dodici mesi, i soci sono quadruplicati. Siglato oggi pomeriggio a Palazzo Vescovile un accordo strategico tra le CER e la società Open SB

La stipula dell'accordo a Palazzo Vescovile
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Un nuovo eco-sistema: una rete tra enti di diversa natura capace di generare benefici non solo economici, ma soprattutto sociali.
Nell’aprile 2025, sul territorio cremonese, nascevano sei Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), fondazioni pensate per la raccolta e la ridistribuzione di energia pulita tra più soggetti.
Alcuni mesi dopo si è aggiunta anche la CER Città di Cremona, che oggi conta 89 soci fondatori tra Comuni, enti del terzo settore, università e parrocchie, con la Diocesi di Cremona nel ruolo di capofila e ideatrice del progetto.

A poco più di un anno dalla nascita, è tempo di bilanci per un’iniziativa pensata fin dall’inizio per aprirsi anche ai soggetti privati.
I numeri aggiornati al 15 aprile scorso parlano chiaro: i soci sono 316, a cui si aggiungono altri 80 soggetti interessati.
La maggioranza è composta da utenti domestici (132), seguiti da piccole e medie imprese (85). Presenti anche 35 enti religiosi, 32 Comuni (da Viadana a Treviglio), 35 enti del Terzo Settore, oltre alle sedi cittadine dell’Università Cattolica e del Politecnico di Milano.

Una scommessa vinta, dunque, per il “modello Cremona“, che però guarda già più in alto.
In questa prospettiva è stato siglato un accordo tra le CER Cremonesi e il nuovo partner tecnico Open SB, società benefit attiva nello sviluppo di soluzioni energetiche sostenibili e capogruppo di Eco The Photovoltaic Group.

“È arrivato il momento di individuare un partner tecnico – spiega Giuseppe Dasti, coordinatore delle CER diocesane – con competenze tecniche e regolatorie, oltre a una solida struttura organizzativa. Questo partner è stato trovato in Open SB, che controlla il gruppo Eco The Photovoltaic Group. L’obiettivo dell’accordo è supportare le comunità energetiche nello sviluppo delle attività, ampliando la base degli associati e aumentando la produzione di energia da fonte rinnovabile. Più energia condivisa significa maggiori incentivi statali, una parte rilevante dei quali viene destinata a progetti sociali“.

Sottolinea l’importanza strategica delle CER anche Pietro Ghidoni, presidente operativo di Open SB: “Le comunità energetiche rappresentano un passaggio fondamentale verso l’indipendenza energetica e la transizione ecologica. Si produce energia e la si distribuisce localmente, a beneficio diretto del territorio. Ma per farlo servono competenze e impianti adeguati“.
“A Cremona siamo conosciuti come Eco Casa e operiamo nel settore del fotovoltaico da molti anni – prosegue Ghidoni –. Siamo una realtà presente sia a livello territoriale sia nazionale, con sedi a Cremona, Brescia e Napoli. Nell’ultimo anno abbiamo ampliato i servizi, integrando anche le pompe di calore, per offrire soluzioni energetiche complete. Le comunità energetiche parlano di energia a 360 gradi: occorre combinare fotovoltaico, accumulo e pompe di calore per gestire localmente la maggior quantità possibile di energia”.

Tre i principali benefici generati in questo primo anno dalle CER Cremonesi: economici, ambientali (con una riduzione delle emissioni di CO₂) e soprattutto sociali.
Su quest’ultimo fronte è stato istituito un Fondo di Solidarietà, alimentato con circa il 30% degli incentivi statali ricevuti. La parte restante viene suddivisa tra produttori (42%) e consumatori (28%).

“Le nostre comunità energetiche sono fondate da enti di diversa natura – conclude Dasti –. È fondamentale che abbiano una forte valenza territoriale e sociale. Per questo abbiamo stabilito nello statuto e nel regolamento che il 30% delle risorse ricevute dallo Stato venga destinato a progetti sociali, così da restituire al territorio i benefici generati”.

“Una parte consistente dei ricavi delle CER viene redistribuita alle associazioni locali – aggiunge Ghidoni – portando benefici a tutta la comunità. Più produttori e consumatori riusciremo a coinvolgere, maggiore sarà l’energia condivisa e più significative saranno le ricadute sul territorio. Quello realizzato a Cremona è un modello quasi unico in Italia, un vero connubio tra condivisione dell’energia, dei valori e dell’etica“.

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