Nel segno dell'accoglienza: in tanti alla processione verso la Santa Casa
Ieri sera per vie del centro, la tradizionale celebrazione di inizio maggio presieduta dal Vescovo Napolioni, con un parallelismo tra la Santa Casa di S. Abbondio e la Casa dell'Accoglienza che verra inaugurata martedì
Come da tradizione, ieri sera si è svolta la processione dalla Cattedrale al Santuario della Santa Casa all’interno della parrocchiale di Sant’Abbondio, che segna l’apertura del mese mariano.
La celebrazione presieduta dal Vescovo Napolioni è iniziata in Cattedrale: “Abbiamo bisogno di questa fonte rigeneratrice di pace che ha in Maria l’icona più semplice e potente”, ha esordito mons. Napolioni prima di accendere le fiaccole dal Cero pasquale.
La processione, si è poi snodata per le vie del centro, passando per via Mercatello e corso Matteotti, sino a vicolo Lauretano e piazza Sant’Abbondio, accompagnata dalla recita corale del Rosario, guidato dalla parrocchiale di Sant’Abbondio dal parroco don Andrea Foglia. Dietro la croce hanno camminato i canonici del Capitolo della Cattedrale, i sacerdoti della zona pastorale 3 e i fedeli.
“Vorremmo essere non un criterio di giudizio, ma una carezza della maternità di Maria alla nostra gente, alle case e al mondo intero”, ha sottolineato il vescovo descrivendo il senso del testimoniare la fede tra le strade della quotidianità.
Una volta giunti a Sant’Abbondio, nell’omelia il vescovo ha messo in dialogo la “piccola” Santa Casa con la “grande” Casa dell’Accoglienza, dove si sono concusi i lavori di ristrutturazione che saranno inaugurati fra due giorni, il 5 maggio. Due dimore aperte che chiamano la città a diventare “casa della pace e della fraternità”. Napolioni ha lanciato un forte richiamo al dialogo, definendo la santità cristiana non come una “purezza incontaminata”, ma come la “santità dello sporcarsi le mani con la realtà tutta intera”. In un contesto sociale dove la democrazia appare stanca e le relazioni sfilacciate, il modello lauretano propone una città “accogliente, dialogica e fraterna”.
“Sogniamo una città in cui tutti si sentano di casa”, ha auspicato il vescovo, invitando a guardare Cremona con lo stile della famiglia. Un passaggio centrale è stato dedicato ai giovani, definiti “cuori e talenti” su cui investire, invitandoli alla “fantasia del volontariato”.
Il richiamo al lavoro, all’indomani del Primo Maggio, ha ribadito l’urgenza di difendere la dignità umana in ogni sua forma.
La celebrazione si è conclusa con il tradizionale gesto di devozione: il vescovo, accompagnato vicesindaca Francesca Romagnoli e dai sacerdoti, è entrato nel Santuario per l’omaggio alla Madonna Nera, deponendo un mazzo di fiori e un cero.
Un affidamento che trasforma la Chiesa in una realtà «in uscita», capace di correre come Maria verso Elisabetta dall’intimità con Dio alla prossimità con i più lontani.