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Bastoni, il tricolore con l’Inter nella stagione più difficile

Il ventunesimo scudetto dell’Inter è anche il terzo di Alessandro Bastoni in nerazzurro. Il difensore, nato a Casalmaggiore e cresciuto a Piadena Drizzona, commenta sui social la vittoria del tricolore: “Questo vale di più, non sono mai stato solo”

Foto dal profilo Instagram di Alessandro Bastoni
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Alla fine, il tricolore è arrivato. Il ventunesimo scudetto dell’Inter è anche il terzo di Alessandro Bastoni in nerazzurro, il ragazzo nato a Casalmaggiore il 13 aprile 1999 e cresciuto a Piadena Drizzona, uno dei figli calcistici più talentuosi che la provincia di Cremona abbia mai regalato al calcio italiano. Ma questa volta, forse più delle altre, quel tricolore pesa e brilla insieme, perché arriva al termine di una stagione che lo ha messo a nudo davanti all’Italia intera, tra luci e ombre difficili da separare.

“Questo vale di più. Non sono mai stato da solo, affrontando tutto, ho sentito il supporto”, ha scritto Bastoni sui social dopo la conquista matematica dello scudetto. Parole che suonano come una liberazione, non come una semplice esultanza. Perché questa stagione, per il difensore cremasco, è stata davvero un percorso a ostacoli.

Era il 14 febbraio 2026, San Valentino, e a San Siro andava in scena Inter-Juventus. Una partita già di per sé carica di tensione, che sarebbe finita 3-2 per i nerazzurri grazie a un gol nel finale di Zielinski. Ma a dominare il dibattito, per settimane, non è stato il risultato: è stato un episodio al confine tra furbizia e scorrettezza che ha travolto Bastoni in una vera e propria bufera mediatica.

 

Pierre Kalulu è stato espulso per aver ricevuto la seconda ammonizione dopo un fallo su Alessandro Bastoni che, a detta della maggior parte dei commentatori ed esperti arbitrali, non c’era. Dal video si vede che Bastoni viene solo sfiorato da Kalulu. Il VAR non poteva intervenire, e l’arbitro La Penna mandò negli spogliatoi il difensore francese della Juventus.

L’ira dei tifosi della Juventus si è abbattuta su Alessandro Bastoni, reo di aver prima simulato il fallo inducendo l’arbitro ad ammonire e poi espellere l’esterno francese, salvandosi tra l’altro da un rosso che in quel caso sarebbe stato corretto (anche lui era già ammonito), e di aver esultato in maniera plateale alle spalle del rivale.

Quando Kalulu si è avvicinato a Bastoni per chiedere chiarimenti, il difensore dell’Inter si è portato le mani al petto iniziando a tirarsi la maglia, come a indicare di essere stato trattenuto. Un gesto poi ripetuto anche in direzione dell’arbitro. Le immagini però hanno smentito la ricostruzione di Bastoni: non ci sono state trattenute, ma solo un leggero colpo con la mano di Kalulu.

Social e quotidiani sportivi sono rimasti infiammati per giorni dal Derby d’Italia. Quello che molti si chiedevano era se fosse possibile ribaltare il verdetto del campo in sede di giustizia sportiva. La risposta fu no: il codice di giustizia sportiva non prevedeva la possibilità di utilizzare la prova tv per una doppia ammonizione.

Qualche giorno dopo, Bastoni ha cercato di smorzare le polemiche dichiarando in conferenza stampa: “Mi prendo la mia responsabilità, la cosa della quale mi dispaccio è il comportamento successivo”. Un’ammissione parziale che non placò del tutto le critiche, ma che almeno dimostrò una certa capacità di guardare in faccia la realtà.

Anche Kalulu, intervistato da L’Équipe settimane dopo, ha fatto capire di non aver perdonato il nerazzurro. Una storia che, tra le righe, dice molto dello spietato agonismo del calcio di alto livello e di come certi gesti lascino il segno ben oltre il fischio finale.

Se la vicenda Kalulu aveva già messo Bastoni al centro delle polemiche, il 31 marzo ha aggiunto un capitolo ancora più doloroso: la fine del sogno Mondiale per l’Italia, per la terza volta consecutiva.

Dopo il vantaggio con Kean è arrivata l’espulsione per Bastoni a fine primo tempo. Nella ripresa il pareggio dei padroni di casa, poi i supplementari e i calci di rigore. Gli errori di Esposito e Cristante hanno condannato l’Italia.

La dinamica dell’espulsione è chiara: al 41’ Bastoni ha fermato fallosamente Memic da ultimo uomo, mentre l’avversario stava scappando verso la porta, e l’arbitro Turpin ha estratto il cartellino rosso diretto.

L’Italia ha lottato e ci ha provato, ma allo stadio Bilino Polje di Zenica è arrivato il risultato che si voleva e si doveva assolutamente evitare: gli azzurri sono fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Vince la Bosnia ai rigori, con gli errori decisivi di Pio Esposito e Cristante, dopo una partita di sofferenza giocata per metà in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Bastoni.

L’espulsione di Alessandro Bastoni ha costretto l’Italia a una lunga e logorante fase difensiva. In inferiorità numerica, gli azzurri hanno resistito con ordine e sacrificio, affidandosi anche alle parate decisive di Donnarumma. Non è bastato. È psicodramma azzurro, l’ennesimo.

Ingiusto scaricare su Bastoni il peso di un’intera eliminazione: il gol di Tabakovic è arrivato al 79’, i rigori sbagliati portano altri nomi. Ma l’espulsione del cremonese ha cambiato radicalmente l’inerzia della partita, e la storia non dimentica.

Oltre alle polemiche, la stagione nerazzurra di Bastoni è stata fisicamente complicata. Dopo aver saltato tre partite tra campionato e Coppa Italia per i problemi alla caviglia e alla tibia, il classe 1999 ha completato il percorso di recupero solo nelle ultime settimane.

 

Alessandro Bastoni rappresenta probabilmente il caso più delicato della stagione interista. Non tanto per il livello assoluto, che resta alto, quanto per le aspettative molto elevate nei suoi confronti. Rispetto alle stagioni precedenti, il suo rendimento è apparso meno dominante, con qualche errore e minore incisività rispetto ad altri compagni di reparto. La sua stagione è stata condizionata da alcuni episodi come il rosso a Kalulu e l’espulsione rimediata in Nazionale contro la Bosnia.

Da mesi il suo nome era ormai sulla bocca di tutti: prima l’episodio tanto discusso con la Juventus, poi l’espulsione rimediata nel playoff con la Nazionale in Bosnia e in contemporanea le voci su un suo possibile addio a fine stagione. Il Barcellona resta sempre una possibilità da non scartare.

Eppure, alla fine, è arrivato lo scudetto. Per la terza volta in carriera Bastoni si cucirà il tricolore sul petto con la maglia dell’Inter. E questa volta, diversamente dalle precedenti, arriva dopo una stagione che lo ha messo alla prova su tutti i fronti: la gogna mediatica, il peso delle critiche, gli infortuni, il disastro azzurro.

L’Inter ha giocato ben 47 partite in stagione senza i suoi tre giocatori migliori tra Lautaro Martinez, Calhanoglu e Dumfries, con lo stop di Bastoni che si è aggiunto nelle ultime settimane, rendendo ancora più ammirevole la cavalcata nerazzurra.

Quello di Piadena Drizzona è un ragazzo che il calcio lo ha amato fin da bambino, cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta e passando al Parma prima di diventare un pilastro dell’Inter e della Nazionale. Ha sbagliato, quest’anno, e non si è nascosto. Ha pagato, in campo e fuori. E alla fine ha vinto lo stesso.

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