Casa dell’Accoglienza: un rifugio rinnovato per chi cerca dignità e supporto sociale
La struttura diocesana è stata ristrutturata grazie al contributo del Gruppo Arvedi. Oggi pomeriggio la cerimonia di fine lavori con lo svelamento della targa, un riconoscimento al valore del lavoro e della solidarietà
L’obiettivo dell’”abitare”, nel suo significato più autentico, mette la persona al centro di un progetto più ampio. È questo il principio che ha guidato la ristrutturazione della Casa dell’Accoglienza, i cui nuovi spazi sono stati inaugurati oggi pomeriggio con una cerimonia alla presenza di numerose autorità civili ed ecclesiastiche.
La struttura di via Sant’Antonio del Fuoco, gestita dalla Caritas diocesana e dedicata all’ospitalità temporanea di persone e famiglie in situazioni di disagio abitativo, lavorativo o sociale, riapre le sue porte dopo importanti lavori di rinnovamento. Gli interventi sono stati resi possibili grazie al significativo sostegno della Fondazione Arvedi Buschini e sono stati pensati per rispondere in modo più adeguato alle nuove forme di povertà.
Non solo spazi più funzionali e moderni, dunque, ma anche un progetto orientato alla costruzione di nuovi legami sociali, con ambienti messi a disposizione di associazioni ed enti del terzo settore.
Il pomeriggio si è aperto con l’introduzione di don Pierluigi Codazzi, direttore della Caritas diocesana di Cremona, che ha parlato di una “Casa accogliente”, sia in senso concreto che simbolico.
“È un momento bello e importante – ha affermato don Codazzi – perché rappresenta un percorso straordinario che si inserisce nel solco di una tradizione: quella della carità della Chiesa cremonese, ma anche di un intero territorio. La Casa dell’Accoglienza ha davvero il piacere di proseguire questa tradizione, rinnovando i suoi ambienti e, insieme, uno stile di accoglienza che permette di aiutare non solo i migranti, non solo le persone con sfratti esecutivi, non solo chi è senza fissa dimora. Nella nostra casa c’è anche la possibilità di pranzare ogni giorno, gratuitamente, grazie alle cucine benefiche: il numero delle persone che ne hanno bisogno è raddoppiato”.
“Il dormitorio notturno è sempre pieno, purtroppo: significa che i bisogni aumentano. Il nostro grazie più sentito va sicuramente al gruppo Arvedi, alla Fondazione, per il contributo davvero grande che ha offerto”.
Tra le novità introdotte, grazie alla ristrutturazione, la presenza di 18 nuovi appartamenti: un modo per offrire sostegno non solo a singoli ma anche alle famiglie. C’è poi un centro d’ascolto e un ‘punto salute’, dove due medici – volontari – visitano gratuitamente circa 10 pazienti al giorno.
“La casa dell’accoglienza porta già nel suo nome una promessa e un impegno: una casa non è mai soltanto un edificio, ma un luogo in cui si entra con la propria storia, fatta di fatiche e di ferite, un luogo dove trovare riconoscimento e sostegno, dove essere finalmente visti”, ha detto quindi il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio.
Il primo cittadino ha concluso con un augurio: “Che questa casa sia davvero abitata, che non sia percepita come un luogo separato dalla città ma come una parte viva, affinché qui non entrino solo i bisogni ma anche e soprattutto le speranze e la possibilità di ricominciare. A nome della città di Cremona grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo percorso e grazie a chi da domani farà vivere questa casa con la discrezione e la forza dei gesti concreti“.
Sono poi seguite le testimonianze di un giovane ospite, di una volontaria delle cucine benefiche e di un operatore della Caritas.
“Sono uno dei 118 ospitati qui – ha raccontato il ragazzo -. Una persona che scappa sa quello che lascia, ma non sa quello che trova. Noi abbiamo trovato la casa dell’accoglienza: abitiamo qui e siamo visti come persone. Ora la casa dell’accoglienza è bella: un passo per essere persone migliori“.
La data della cerimonia non è stata casuale: l’inaugurazione si inserisce infatti nelle celebrazioni con cui la Diocesi di Cremona ha voluto sottolineare, quest’anno, il valore e la dignità del lavoro in occasione del Primo Maggio.
Dopo la lettura del messaggio dei vescovi per la Festa dei Lavoratori, è intervenuto il Cavalier Giovanni Arvedi, che ha voluto dedicare il restauro proprio ai suoi lavoratori.
È seguito un momento di preghiera presieduto dal Vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, e quindi l’atteso svelamento della targa commemorativa, dove si legge: “Il restauro di questo edificio è stato voluto dal Cavaliere Giovanni Arvedi e dedicato agli operai dell’Acciaieria e ai lavoratori delle società del Gruppo Arvedi che, con il lavoro quotidiano, hanno reso possibile quest’opera. Con il desiderio che questo luogo della Chiesa cremonese, oggi rinnovato, continui a essere un fulgido esempio di accoglienza e solidarietà”.
“Questo rinnovamento non è partito da me – ha raccontato, a conferma, mons. Napolioni –. Un giorno il Cavalier Arvedi ha voluto parlarmi: aveva il desiderio di dedicare un luogo ai suoi lavoratori. Tra le idee è emersa anche quella di rinnovare la casa dell’accoglienza. Questo è il nostro Primo Maggio: chi dà lavoro dà vita, offre la possibilità di esprimersi e di sentirsi parte di una collettività. Amare Dio e amare il prossimo: è tutto così semplice. E Cremona l’ha capito, ma non deve dimenticarlo. Anche per questo siamo qui”.
“Siamo poi nel mese mariano e nel tempo pasquale – ha aggiunto il Vescovo -, in cui la Chiesa celebra la risurrezione di Cristo: una risurrezione che raccoglie tutte le fragilità e dà la possibilità di diventare vita nuova. Quante storie di risurrezione possono vivere coloro che vengono accolti qui, ma anche chi accoglie. È una giornata carica di gioia e di stupore. Davvero la città degli uomini sia luogo di fraternità universale. Frequentiamo questo luogo, spalanchiamolo: che la comunità venga qui per riconoscere il Signore nella vita e nella gioia”.
In rappresentanza dei lavoratori è intervenuto Danio Pini: “Parlo a nome dei lavoratori del Gruppo Arvedi – ha detto – e lo faccio con emozione, perché oggi non inauguriamo solo un edificio restaurato, ma un luogo che parla di persone, di fragilità, di accoglienza. Siamo abituati a un lavoro fatto di gesti concreti, di turni e di responsabilità quotidiane. Un lavoro che spesso non si vede, ma che costruisce: prodotti, competenze, relazioni, dignità”.
“Il lavoro – ha proseguito – quando è vero, non è solo fatica, ma un modo per esprimere ciò che si è e per partecipare alla costruzione della comunità. Sapere che questo luogo è stato dedicato anche a noi ci colpisce profondamente: non come un riconoscimento formale, ma come un gesto che dà valore al contributo quotidiano di tante persone”.
“Grazie al Gruppo Arvedi e al Cavaliere Arvedi per aver legato questo restauro al tema del lavoro. Questo luogo rilancia il suo ruolo: una casa per chi è in difficoltà, un segno concreto di solidarietà, un punto di riferimento sociale e culturale per la città. Il lavoro ha senso quando genera qualcosa che va oltre noi stessi. Una parte del nostro lavoro vive anche qui, e questo, per noi, conta”.
La cerimonia si è conclusa con una breve visita delle autorità ai nuovi spazi: un’occasione per guardarli con uno sguardo rinnovato, quello della solidarietà.