Cronaca

Sesso nel night club. "Falso, era vietato. Nei privè si andava a parlare"

In tre accusati di favoreggiamento della prostituzione al Tabù di Vescovato. Nel processo le testimonianze delle ballerine e dei clienti del locale chiuso nel 2022

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Ho proposto due volte alle ballerine del Tabù di fare sesso, ma loro mi hanno detto di no”. “Sì, frequentavo il Tabù. Se trovavi una ragazza che ti era congeniale ci andavi nel privè. Lì si parlava, si beveva qualcosa insieme. Non ho mai proposto alle ragazze di fare sesso, e loro non lo hanno mai proposto a me”. 

Sono i racconti di di due clienti del locale di Vescovato, chiuso nel novembre del 2022 per sfratto dopo il Covid, che hanno testimoniato al processo contro l’ex proprietario, l’ex direttore di sala e l’ex cassiere, tutti accusati di favoreggiamento della prostituzione.

Secondo la procura, gli imputati della night club avrebbero “tollerato abitualmente che più ballerine, loro dipendenti, all’interno dei privé esercitassero attività di prostituzione mediante rapporti sessuali completi, o comunque prestazioni sessuali con i clienti”.

“Ho lavorato lì dieci anni”, ha ricordato una delle ex ballerine del locale. “Nei privè si parlava, ci si andava per stare riservati. Nessuno mi ha mai chiesto prestazioni sessuali, c’era il divieto, erano le regole del locale”. 

Una volta mi hanno chiesto di aderire a prestazioni sessuali“, ha invece dichiarato un’altra ballerina che all’epoca dei fatti, sentita dagli inquirenti, aveva negato. La giovane, che risiede a Cremona, aveva lavorato nel locale un anno. “Avevo la mia busta paga e in parte in nero. Ballavo davanti ai clienti, facevo i privè, mi spogliavo, bevevo qualcosa con loro”. Secondo la testimonianza della ragazza, un giorno l’ex cassiere le aveva chiesto se volesse praticare sesso orale con un cliente amico del proprietario. “Ricordo che era arrivata da poco”, ha detto l’ex ballerina. “Ho detto di no ed è finita lì“.

Nel 2022 nel night c’erano stati dei sopralluoghi dei carabinieri in seguito alla denuncia di una delle ballerine. I militari che avevano svolto le indagini avevano riferito che nella discoteca erano installate una trentina di telecamere, sia a vista che nascoste, di cui tre nel privè, dove c’era anche un letto matrimoniale, e una nel bagno delle donne, nascosta dietro il cassetto che copriva i cavi elettrici.

“Nei privè numero 7 e 10 e nelle toilettes femminili c’erano delle microtelecamere“, aveva raccontato il maresciallo che si era occupato di visionare i contenuti registrati dalla fine di agosto a ottobre. “Le immagini del privè numero 7 erano di cattiva qualità, mentre quelle del numero 10 si vedevano bene”. In una delle sequenze analizzate si vedevano una delle ballerina e un cliente appartarsi. Dopo le effusioni, tra i due si era consumato un rapporto sessuale. Nelle sequenze non sono mai stati visti passaggi di denaro tra clienti e ballerine.

I tre imputati sono assistiti dagli avvocati Filippo Colombani, di Cremona, e Danilo Pichierri, di Parma. Tutti negano le accuse di favoreggiamento della prostituzione, sostenendo di aver sempre vietato di consumare rapporti sessuali nel locale. “Se ce ne sono stati”, avevano a suo tempo spiegato i legali, “sono avvenuti a loro insaputa e solo su iniziativa delle dipendenti“.

Si torna in aula con gli ultimi testimoni il prossimo 7 luglio.

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