Chiuse in casa il vicino dopo lite: assolto. L'Appello ribalta la sentenza
Nei confronti dei genitori del ragazzo, originariamente accusato di sequestro di persona, il Tribunale aveva trasmesso gli atti per valutare la falsa testimonianza
Lo scorso 15 maggio, Salvatore, un giovane residente in un condominio Aler di Cremona, finito a processo per sequestro di persona per aver chiuso in casa il vicino dopo una lite, era stato condannato a 9 mesi con il reato riqualificato in violenza privata. In questi giorni la Corte d’Appello di Brescia ha ribaltato la sentenza, pronunciando sentenza di assoluzione.
Il giovane era assistito dall’avvocato Monica Nichetti. In primo grado, il giudice aveva anche trasmesso gli atti al pm nei confronti dei genitori affinchè si valutasse la falsa testimonianza.
L’episodio contestato risale al 18 settembre del 2023. Salvatore aveva scoperto il vicino a fumare in ascensore e tra i due era nata un’accesa discussione, degenerata in una colluttazione durante la quale il giovane aveva spinto il vicino. Quest’ultimo si era rifugiato in casa e il ragazzo lo aveva chiuso dentro. Nella porta, esternamente, c’era la chiave lasciata nella toppa.

Sentito in aula, Salvatore, che era agli arresti domiciliari, aveva negato di essere uscito di casa e di aver avuto a che fare con il vicino, che nel frattempo è deceduto. La versione di Salvatore era stata confermata da una vicina, che aveva riferito di averlo visto in casa dal suo balcone, anche se aveva precisato di non aver guardato per tutto il tempo, e dalla mamma, che sotto giuramento aveva dichiarato che il figlio era sempre rimasto in casa con lei.
Il colpo di scena era arrivato con la testimonianza del padre, che aveva “scagionato” il figlio, prendendosi la colpa. Al giudice, l’uomo aveva dichiarato di essere stato lui ad aver trovato il vicino che fumava in ascensore, di aver avuto la colluttazione sul pianerottolo e di averlo chiuso in casa.
“Il vicino era agitato e già c’erano state discussioni con gli altri condomini“, ha sostenuto l’avvocato della difesa Monica Nichetti, che ha ricordato che qualche giorno prima, l’uomo, infastidito dai bambini che giocavano in cortile, li aveva ripresi dal terrazzo brandendo un coltello. “Non stava bene, tanto che quel 18 di settembre era stato portato in pronto soccorso perchè aveva avuto uno scompenso diabetico, probabilmente il motivo per cui era così agitato. Inoltre non era prigioniero in casa, in quanto all’interno dell’abitazione c’erano delle porte finestre dalle quale avrebbe potuto uscire tranquillamente“.
Il legale della difesa ha poi ricordato la testimonianza della vicina che dal balcone aveva visto il suo cliente in casa, e il tempestivo intervento delle forze dell’ordine, che “dopo dodici minuti erano già sul posto”.