Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa, come prevenirla: i consigli del dottor Ariano
Il dottor Rosario Ariano sarà ospite martedì 12 maggio a "Vivere in Salute" su Cr1 dalle 21
Anche quest’anno la SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa) aderisce alla XII Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa, una campagna globale di sensibilizzazione sul controllo della pressione arteriosa, promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League. Il Dott. Rosario Ariano, specialista in Cardiologia e Nefrologia e Responsabile dell’Ambulatorio di Nefrologia del Polo Sanitario Nuovo Robbiani di Soresina, prenderà parte all’Open Day, patrocinato dalla SIIA, in collaborazione con il Poliambulatorio MedicinaPo di Cremona, nelle giornate di sabato 16 e lunedì 18 Maggio, presso la sede di Via della Cooperazione, 5. I partecipanti riceveranno una serie di misurazioni della pressione arteriosa, saranno informati se i valori risultano elevati e riceveranno consigli sui passi successivi, inclusi cambiamenti nello stile di vita o controlli medici, se necessari.
La Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa vede ormai dal molti anni la sua partecipazione attiva. Perché questa iniziativa è così importante per la salute pubblica?
Perché l’Ipertensione Arteriosa, come recentemente ricordato dalla World Hypertension League, “è la causa principale dell’epidemia globale di malattie non trasmissibili ed è il principale fattore di rischio di morte e disabilità in tutto il mondo”. Scopo delle iniziative che si svolgono a livello mondiale per tutto il mese di Maggio con lo slogan “Controlliamo l’Ipertensione Insieme” e che culminano il giorno 17, è aumentare la consapevolezza nella popolazione dell’importanza della prevenzione, di una corretta diagnosi ed un trattamento tempestivo di quello che già nel 2004 il Time definì, dedicandovi la copertina del numero del 6 Dicembre, “il Killer silenzioso” in ragione della assenza di sintomi nella maggior parte degli ipertesi. La semplice misurazione periodica e con le corrette modalità della pressione, da effettuarsi più frequentemente nelle persone a rischio (ad esempio quelle con familiarità), può già favorire la diagnosi e, quindi, instaurare precocemente adeguate terapie con conseguente riduzione delle complicanze, disabilità e mortalità di questo importante fattore di rischio per la salute pubblica. Altro obiettivo dichiarato dell’Open Day di quest’anno è anche quello di far pressione sui Governi e i Sistemi Sanitari affinché prevenzione, diagnosi e terapia divengano il più possibile gratuiti, soprattutto negli strati sociali più poveri e nei Paesi a basso tenore socio-economico, che sono poi proprio quelli dove il peso dei fattori di rischio è maggiore (Africa, Sud-Est Asiatico, Medio Oriente, Europa Centrale, Est Europa).
Quali sono i numeri dell’Ipertensione, cioè quanto è diffusa e quali conseguenze comporta per la nostra salute?
Ricordiamo innanzitutto che l’Ipertensione non è una malattia in senso stretto ma il primo fattore di rischio cardiovascolare, anche se, in assenza di diagnosi e terapia quanto più tempestive possibile, può diventarlo. I dati più recenti a livello mondiale, aggiornati al 2025 ed espressi come indice di disabilità ogni 100.000 abitanti, indicano che, dopo gli elevati valori pressori, il peso maggiore del rischio è occupato dalle dislipidemie, seguite dal fumo, dal sovrappeso e dalla elevata glicemia. Proiezioni a 25 anni, cioè al 2050, indicano ancora l’ipertensione arteriosa al primo posto e che l’aumento della popolazione ed il suo invecchiamento peggioreranno la situazione, gravando sempre di più sui Sistemi Sanitari a livello Mondiale. Secondo il Global Report on Hypertension 2025, si contano 1,4 miliardi di ipertesi, dei quali solo 800 milioni diagnosticati. Di questi 160 milioni sono noti ma non trattati, 630 milioni assumono una terapia ma solo 320 milioni sono controllati con buoni risultati. Questo si traduce in oltre 10 milioni all’anno di decessi correlati che, in una percentuale significativa, sarebbero prevenibili! In Italia gli ipertesi sono almeno 16 milioni con circa 240.000 decessi ogni anno. Il 72% non è adeguatamente controllato dalla terapia e il 47% non aderisce alla terapia, cioè la sospende o la assume in modo discontinuo o errato.
Gli elevati valori di pressione, che spesso si associano agli altri fattori di rischio, determinano col tempo un danno progressivo delle arterie che ne porta il restringimento fino alla possibile ostruzione. Questo comporta un aumento del rischio di ictus cerebrale ischemico od emorragico, di infarto miocardico e insufficienza cardiaca, diminuita irrorazione sanguigna agli arti inferiori, danno renale cronico fino alla necessità di dialisi o trapianto renale, deficit cognitivo fino alla demenza.
A proposito di fattori di rischio non dimentichiamo l’inquinamento ambientale, ormai noto da alcuni anni come un fattore di rischio cardiovascolare e causa di aumento pressorio. Un recentissimo lavoro pubblicato su Journal of the American College of Cardiology lo scorso aprile, ha dimostrato, su una casistica di 26 milioni di soggetti di età > a 65 anni valutati per 5 anni , una correlazione significativa tra l’esposizione a inquinanti tipo il PM 2.5 e ospedalizzazione per ipertensione arteriosa
Quali i livelli di pressione in base ai quali si fa diagnosi di ipertensione a quali gli obiettivi della terapia?
E’ noto almeno dall’inizio del secondo millennio che esiste un rapporto costante e proporzionale a partire sin da valori pressori di 110/70 in su ed eventi cardiovascolari. Tuttavia , nonostante in quest’ultimo decennio, si sia molto discusso se abbassare la soglia dai tradizionali 140/90 fino a 120/80, come proposto dalle Linee Guida Americane del 2017 e ribadito dalla stesse nel 2025, ritengo che la soglia di 140/90 sia la più razionale e basata su le migliori evidenze scientifiche, anche se valori di 120/80 possano considerarsi ottimali nella maggior parte delle persone. Per gli obiettivi della terapia, invece, possiamo considerare ottimale una riduzione della pressione di fino a 120/80 ed anche inferiore in assenza di segni di danno d’organo o di pregressi eventi cardiovascolari od insufficienza renale. In caso di ipertensione complicata invece, cioè in presenza di malattia renale, cardiaca, diabete mellito, pregressi eventi o di pazienti grandi anziani o fragili, i vantaggi di una pressione tra 130/80 e 120/70 o inferiore non sono supportati da evidenze scientifiche e gli obiettivi pressori vanno individualizzati in base alla clinica del singolo paziente.
Come prevenire l’ipertensione arteriosa e ridurre il rischio cardiovascolare? Si parte innanzitutto da un adeguato stile di vita, che includa:
- Limitare l’introito di sodio a 2 gr al giorno ( circa 5 gr di sale cloruro, circa 1 cucchiaino da the)
- Praticare almeno 150 minuti di attività fisica aerobica moderata (es: 30 minuti di camminata veloce) per 5-7 giorni la settimana, o 75 minuti per 3 giorni/settimana di esercizio fisico aerobico di intensità vigorosa , da integrare con un allenamento di resistenza dinamico o isometrico di moderata o bassa intensità (2-3 volte/settimana.
- Mantenere un peso corporeo stabile, con BMI ideale di 20-25 Kg/m2 o circonferenza vita < a 94 cm negli uomini e 80 cm nelle donne
- Ridurre il consumo di alcolici, anche quello limitato al solo fine settimana
- Ridurre gli zuccheri liberi e i cibi ultra-processati.
- Evitare o smettere di fumare
Fin qui, soprattutto nella prima parte dell’intervista, ci ha dato un quadro a tinte abbastanza fosche. Ci sono novità o prospettive terapeutiche incoraggianti?
Certamente! Anzi, per certi versi il futuro è già iniziato. Negli ultimi 6-7 anni sono entrati in uso farmaci come gli SGLT2 inibitori, inizialmente studiati per la cura del diabete mellito, che si sono mostrati in grado di proteggere cuore e reni, allontanando significativamente nei pazienti ipertesi e/o diabetici con malattia renale la necessità di iniziare la dialisi anche di molti anni. Inoltre sono ancora in fase sperimentale farmaci ad RNA, dei quali il candidato più maturo è il zilebasiran, che con un’iniezione sottocutanea può mantenere l’effetto per almeno 6 mesi. Senza dimenticare i farmaci già in uso, che sono dotati di un’efficacia notevole a fronte di effetti collaterali veramente molto ridotti.