A bordo della MV Hondius, nave "dell'Hantavirus": la storia del cremonese Guido Garavelli
II medico cremonese ha viaggiato sulla nave da crociera insieme alla moglie Marina Dal Soldà nel 2023. Destinazione, Polo Nord
Cremonesi, viaggiatori instancabili, curiosi del mondo.
Guido Garavelli e la moglie Marina Dal Soldà, entrambi medici, hanno attraversato numerosi Paesi e ambienti estremi, ma l’esperienza vissuta a bordo della MV Hondius resta una delle più particolari e significative del loro percorso.
Dopo i recenti fatti che hanno coinvolto la nave, Guido Garavelli racconta la sua esperienza diretta, contribuendo a chiarire e a sfatare alcuni racconti imprecisi.
“Ho avuto la fortuna, nell’estate del 2023, di essere a bordo della Hondius. Non si trattava del viaggio che la nave sta affrontando oggi, bensì di una crociera artica. Siamo arrivati fino al 79° parallelo, a circa 500 chilometri dal Polo Nord. Oltre non era possibile spingersi perché il pack di ghiaccio si stava chiudendo“.
Un’esperienza che consente subito di sgombrare il campo da un luogo comune diffuso.
“Quando si parla della Hondius si pensa spesso a una crociera di lusso, ma non è così. Non ci sono piscine, scivoli, videogiochi o karaoke serali. Quella è un’altra idea di lusso. È una nave che ha un costo elevato, sì, ma perché è una nave da spedizione naturalistica“.
All’interno, il comfort delle cabine e degli spazi comuni convive con un’organizzazione pensata esclusivamente per l’esplorazione, lo studio e il rispetto dell’ambiente.
“A bordo ci sono dieci o dodici giovani laureati, tra biologi, fisici e storici. Ogni giorno tengono lezioni su temi diversi, naturalmente legati alle aree che si stanno attraversando. È un contesto estremamente stimolante dal punto di vista culturale e scientifico”.
La vita quotidiana è scandita da regole rigorose. E grande attenzione viene riservata anche alla sicurezza e alla tutela della salute.
“L’organizzazione è quasi militaresca: sveglia alle sei del mattino, uscite, lezioni, revisione del materiale, visione dei filmati e poi a letto presto. Nulla è lasciato al caso. Ogni volta che si scende e si risale sulla nave vengono seguite procedure rigidissime: badge per registrare entrate e uscite e calzari utilizzati all’esterno che vengono lavati e disinfettati con sistemi simili a quelli degli autolavaggi. Servono a proteggere sia l’ambiente sia le persone“.
Da medico, Garavelli osserva con particolare attenzione l’aspetto sanitario.
“A bordo c’è una cura enorme per la prevenzione. È presente persino una piccola sala operatoria. Prima della partenza ogni passeggero deve fornire un elenco dettagliato delle proprie patologie e dei farmaci assunti, così che il medico di bordo sia preparato in anticipo“.
Il giudizio complessivo sulla nave è quindi molto netto.
“Dal mio punto di vista la Hondius non ha difetti. Non ha commesso errori, nonostante alcune critiche che in questi giorni vengono mosse in modo piuttosto approssimativo”.
Sull’episodio sanitario che ha coinvolto la nave, Garavelli mantiene una posizione prudente ma chiara.
“Il vero problema è il lungo periodo di incubazione di alcuni virus. Quando si parla di settimane o mesi, è impossibile tenere una persona isolata così a lungo senza sapere se sia portatrice. Questo è il grande punto interrogativo, più delle procedure adottate a bordo“.
Anche sulle scelte difficili prese durante la navigazione non ha dubbi.
“Il capitano non aveva alternative allo sbarco a Sant’Elena della salma e della moglie dell’ornitologo. Eventuali criticità vanno semmai valutate nel contesto delle strutture sanitarie disponibili sull’isola, che resta un luogo estremamente isolato”.
Infine, lo sguardo si proietta verso il futuro e verso il viaggio, vissuto come passione irrinunciabile.
“Ripartirei subito sulla Hondius, senza esitazioni. Ho già viaggiato con la stessa organizzazione, Oceanwide, fino a Capo Horn: è stata un’esperienza straordinaria”.
E rimane ancora un sogno aperto.
“Ho pensato spesso di compiere anche il viaggio inverso, verso il Polo Sud. Dal punto di vista sanitario non avrei alcuna remora. È un viaggio da sogno, anche se, alla fine, Polo Nord e Polo Sud, dal punto di vista paesaggistico, si assomigliano molto”.
Un racconto che unisce avventura, rigore scientifico e passione per la conoscenza, vissuta fino ai confini del mondo.