Il cane lasciato morire di sete nella pensione abusiva: no alla proposta di risarcimento
Il giudice ha rigettato la richiesta di messa alla prova per i due imputati, mentre ha ammesso la costituzione di parte civile dell'Associazione Zoofili
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Rigettata la richiesta della difesa di poter accedere alla messa alla prova, rigettata la proposta di risarcimento, mentre è stata ammessa la costituzione di parte civile dell’Associazione Zoofili Cremonesi. Così ha deciso il giudice nel processo contro Daniele, 32 anni, cremonese, e Laura, 27 anni, di Bergamo, residenti a Grumello Cremonese, titolari, nel giugno del 2024, di una pensione abusiva per animali allestita all’interno della loro abitazione. La coppia, assistita dall’avvocato Maria Laura Quaini, deve rispondere di uccisione e maltrattamento di animali.
Uno dei cani che era stato loro affidato, Bak, un pastore australiano, era morto di stenti: il decesso era sopraggiunto a causa di una eccessiva disidratazione che aveva contribuito a provocare nell’animale uno stato di ipertermia, fino al raggiungimento della temperatura corporea di 43 gradi. A processo, Andrea Superchi, il padrone di Bak, che aveva lasciato agli imputati il suo amico a quattro zampe prima di partire per le vacanze, è già parte civile attraverso l’avvocato Alessia Vismarra. Oggi il giudice ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile anche dell’Associazione Zoofili Cremonesi, rappresentata dall’avvocato Santo Maugeri, che ha invocato il “danno morale“.

Nella scorsa udienza, la difesa aveva chiesto di poter far accedere gli imputati alla messa alla prova, proponendo un risarcimento di 200 euro nei confronti del proprietario di Bak e di 100 euro per tutte le parti offese, in totale sette. Il giudice ha detto di no. “Risarcimenti ritenuti irrisori in relazione a tutte le varie questioni attinenti alle modalità con cui sono stati trattati i cani“, hanno spiegato gli avvocati Vismarra e Maugeri, “e anche in merito alla capienza economica dei due imputati: sebbene, infatti, fosse una pensione abusiva, per loro era un’attività sulla quale guadagnavano“. “Una presa in giro, quella proposta di risarcimento”, aveva già commentato Andrea Superchi, che oggi si è detto soddisfatto di quanto stabilito dal magistrato. “Quanto accaduto in quella pensione è stata una cosa grave“.
A questo punto la difesa opterà per un rito alternativo, molto probabilmente un patteggiamento. Se ne parlerà il prossimo 25 settembre.
Secondo l’accusa, dal giugno del 2022 al settembre del 2024, Daniele e Laura avevano tenuto una decina di cani, in parte di loro proprietà e in parte a loro affidati, in condizioni di scarsa igiene e in spazi non adeguati alle dimensioni degli animali e alle temperature esterne. Ai cani non erano stati somministrati cibo, e soprattutto acqua, tanto che erano andati incontro a gravi problemi di disidratazione, disturbi intestinali e a una grave infestazione da parassiti.
I due imputati sono anche accusati di aver detenuto, sprovvisti di microchip e senza la prescritta documentazione, quattro esemplari di tartarughe di terra e due di testuggine greca. All’epoca dei fatti, alla pensione abusiva erano intervenuti i carabinieri del Nas che avevano sequestrato tutti gli animali, poi trasferiti al canile di Cremona, e chiuso la pensione. La relazione stilata dalla veterinaria che aveva visitato i cani aveva fatto emergere tutta la drammaticità della situazione.