Giornata contro l’omobitransfobia: un appello alla lotta per diritti e inclusione sociale
Arcigay: "Il 17 maggio segna un anniversario importante per le unioni civili in Italia, ma restano sfide significative per la piena uguaglianza e i diritti LGBTQIA+"
Il 17 maggio, giornata internazionale contro l’omobitransfobia, coincide quest’anno con un anniversario simbolico per la comunità Lgbtqia+: i dieci anni dall’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Un tema al centro della mobilitazione promossa anche da Arcigay Cremona, in vista dell’inizio della stagione dell’Onda Pride e del Cremona Pride in programma il 30 maggio.
“Oltre 30mila coppie formate da persone dello stesso sesso hanno visto riconosciuto il proprio legame”, dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. “A dieci anni da quella data il nostro è però un bilancio amaro, perché quello che doveva essere un primo passo verso la piena uguaglianza, visto dalla prospettiva di oggi, si è rivelata una battuta d’arresto”.
Secondo Piazzoni, “nonostante le unioni civili abbiano segnato una svolta culturale, dal momento che per la prima volta lo Stato ha riconosciuto le nostre relazioni, ad oggi manca il matrimonio egualitario, il pieno riconoscimento della genitorialità nelle coppie same sex e una legge sulla procreazione medicalmente assistita”. “In generale – conclude – è ancora lontana una riforma del diritto di famiglia capace di rappresentare la società reale”.
Sul fronte locale interviene anche Lorenzo Lupoli, vicepresidente di Arcigay Cremona: “Nel nostro Paese c’è ancora chi sostiene che l’omotransfobia non esiste, ma i dati raccontano una realtà differente. Le persone trans e non binarie sono ancora oggetto di pregiudizi, discriminazioni e violenze”.
“A loro sono negati i più elementari diritti costituzionali nella scuola, nel lavoro e nello sport” prosegue Lupoli. “Si utilizza lo spettro della fantomatica e inesistente ‘ideologia gender’ per bloccare ogni intervento di educazione sessuo-affettiva nelle scuole, volto a prevenire il bullismo omotransfobico e la violenza di genere, di cui i femminicidi sono solo la punta dell’iceberg”.
L’attivista casalasco collega poi la mobilitazione anche ad altri temi sociali e politici: “La mobilitazione di questi giorni si unisce alle lotte per difendere gli spazi democratici nel Paese, contro il decreto Sicurezza, alla stagione referendaria in difesa della Costituzione, fino alle oceaniche manifestazioni contro il genocidio in Palestina e la corsa al riarmo che taglia ulteriori risorse alle politiche di welfare”.
Guardando invece al Cremona Pride del 30 maggio, la presidente di Arcigay Cremona, Chiara Pedroni, sottolinea il significato della manifestazione: “Il Pride non è soltanto una festa, ma uno spazio pubblico di cura collettiva e partecipazione democratica, in cui una comunità decide che nessunə deve restare indietro”.
“Perché i diritti – aggiunge – non sono mai conquistati una volta per tutte e ogni avanzamento nasce dalla capacità delle persone di lottare insieme nello spazio pubblico”.
Infine l’invito rivolto alla città: “Il Cremona Pride sarà una giornata aperta a tutta la città: associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, giovani, famiglie e società civile. A chiunque creda in una comunità plurale, inclusiva e solidale. Per questo invitiamo tuttə a camminare con noi, perché il Pride oggi è più necessario che mai”.