Cronaca

Tante esperienze diverse, un obiettivo comune: il Convegno medico a Cremona Solidale

Focus, l'interprofessionalità tra esperti, docenti e studenti: ecco le loro voci

Il convegno a Cremona Solidale
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Un momento di riflessione, condivisione e confronto tra professionisti — sanitari e non — per mettere a fattor comune esperienze diverse su un tema sempre più centrale.
Partecipato convegno quello organizzato nella sala Benaco di Cremona Solidale, dedicato all’interprofessionalità, intesa come risposta concreta alla complessità della cura nelle persone anziane.

L’interprofessionalità è, in sostanza, la collaborazione strutturata tra più specialisti e professionisti, un elemento ormai imprescindibile soprattutto nei reparti medici.

“Il legame tra le professioni nella medicina e nella sanità moderna – sottolinea Simona Gentile, Direttore Sanitario di Cremona Solidale – è indispensabile. Non si può più lavorare con modelli ‘a silos’: il lavoro deve essere intrecciato, anche con la parte amministrativa, e deve esistere un collegamento costante tra la clinica e il mondo della ricerca”.

Sulla stessa linea Alessandro Morandi, professore dell’Università di Brescia e geriatra a Cremona Solidale: “Abbiamo deciso, insieme all’Università di Brescia e all’Università della Svizzera italiana, di creare questo evento per approfondire cosa significhi davvero interprofessionalità, offrendo spunti non solo sanitari ma anche organizzativi”.

Un approccio che, secondo Ezio Belleri, Direttore Generale di Asst Cremona, è ormai imprescindibile: “Le competenze sono talmente elevate e specifiche che l’obiettivo è metterle a fattor comune, creando una squadra capace di collaborare e generare valore aggiunto per il paziente. Questo ci permette di raggiungere quello che considero un vero e proprio ‘superpotere’: migliorare in modo determinante la qualità del percorso di cura”.

Tra i relatori anche Gerardo Paloschi, direttore relazioni istituzionali ed esterne di FinArvedi, oltre a docenti dell’Università Cattolica di Cremona e dell’Università degli Studi di Brescia, presenti anche con il magnifico rettore Francesco Castelli.
Numerosi i professionisti e gli studenti coinvolti, suddivisi nel pomeriggio in gruppi di lavoro.

“Spesso parliamo di interprofessionalità, ma non sempre è chiaro come si traduca nella quotidianità – prosegue Morandi –. Per questo abbiamo organizzato gruppi misti con medici, infermieri, fisioterapisti e altre figure sanitarie, insieme agli studenti dei corsi di infermieristica, fisioterapia e assistenza sanitaria dell’Università di Brescia”.

Un percorso già avviato, ma che richiede ancora passi avanti.

“Il legame tra professioni esiste e funziona soprattutto nelle strutture sociosanitarie – aggiunge Gentile – dove molte figure lavorano insieme da sempre. Ora però è necessario portare questo modello anche sul territorio”.

Belleri conferma: “Come Asst utilizziamo già questo approccio, ad esempio in ambito oncologico, e i risultati sono evidenti. Studi recenti mostrano che il modello multidisciplinare migliora il percorso del paziente fino al 30%, e in alcuni casi addirittura al 90% rispetto al lavoro del singolo professionista. Un valore aggiunto al quale non possiamo più rinunciare”.

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