Cronaca

La ludopatia non lo salva dalla condanna, ma riconosciuto un vizio parziale di mente

L'imputato, un 22enne cremonese malato di slot e videogiochi, era accusato di maltrattamenti alla mamma e alla sorellina e di lesioni nei confronti del padre

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Un anno e cinque mesi e libertà vigilata per due anni con obbligo di permanenza in comunità. Questa la sentenza pronunciata dal collegio dei giudici nei confronti di un 22enne cremonese ludopatico accusato di maltrattamenti alla madre e della sorella più piccola e di lesioni nei confronti del padre.

I giudici hanno riconosciuto nel giovane un vizio parziale di mente, così come riportato dalla psichiatra Valentina Stanga, consulente incaricato dal tribunale di stilare una perizia sull’imputato. Per il ragazzo, assistito dall’avvocato Marilena Gigliotti, che aveva insistito sulla perizia poi affidata alla Stanga, il pm Andrea Figoni aveva chiesto una pena di tre anni, basandosi sulla valutazione del proprio perito, lo psichiatra Franco Spinogatti, che aveva ritenuto il 22enne capace di intendere e di volere.

Attualmente il giovane cremonese, che studia e frequenta un istituto professionale cittadino, è già ospite in una comunità, ma è comunque sottoposto alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Nella sua arringa, l’avvocato Gigliotti si è riportata alle conclusioni dell’esperta Valentina Stanga, che ha parlato anche di “pericolosità sociale di grado attenuato“, sostenendo “l’impossibilità, per l’imputato, che ha un “ritardo cognitivo borderline”, di “tenere a bada i propri impulsi”, sottolineandone comunque l’incensuratezza e il fatto che “gli episodi accaduti si sono verificati solo all’interno del nucleo familiare in un clima conflittuale“.

Per l’accusa, il 22enne cremonese, “malato” di slot e videogiochi, dal 2020, con “sistematica violenza fisica e psicologica”, durante scatti d’ira dovuti alle continue richieste di denaro per giocare alle macchinette, aveva alzato le mani sulla madre e sulla sorellina, all’epoca dei fatti ancora minorenne. Il ragazzo le aveva picchiate con forza, lasciando sul corpo della madre e della sorella, in particolare su quest’ultima, evidenti segni ed ematomi soprattutto sulle braccia. Aveva poi arrecato danni alla casa, scardinando porte, tirando violenti pugni contro le pareti e contro l’armadio.

Per la madre erano botte quando lei gli negava il denaro per giocare alle macchinette. A causa dei comportamenti dell’imputato, madre e figlia, come ritenuto dall’accusa, hanno vissuto uno stato di prostrazione psicologica, di sofferenza morale e di terrore, tanto che la sorellina aveva chiesto al padre in più occasioni di non essere lasciata da sola in casa con il fratello perchè ne aveva paura. Anche la mamma chiamava spesso l’ex marito chiedendogli di intervenire perchè il figlio la stava picchiando, o perchè stava distruggendo casa.

L’avvocato Gigliotti

Il 22enne doveva anche rispondere di lesioni nei confronti del padre. Il 23 febbraio del 2024, quando l’uomo gli aveva chiesto spiegazioni su dove fosse stato e cosa avesse fatto tutta la giornata, il ragazzo aveva reagito, insultando il padre, che stava tentando di togliergli il telefono dalle mani, e colpendolo con un forte pugno alla mano sinistra. Alla reazione del genitore, il giovane gli si era avventato contro, buttandolo sul divano, cingendolo per il collo con il braccio e stringendo con forza tale da provocare un urlo di dolore da parte della vittima, che si era accasciato a terra non riuscendo più a sostenersi sulle gambe. L’uomo era stato anche colpito con ripetuti calci al ginocchio sinistro, al quale un anno prima era stato operato.

Sin dalla tenera età, l’imputato ha manifestato un disturbo sfociato in comportamenti violenti e aggressivi. Comportamenti che dal luglio del 2022 si erano inaspriti, proprio quando aveva iniziato a giocare alle slot machines, chiedendo insistentemente soldi alla madre che il più delle volte assecondava le sue richieste per evitare reazioni violente. Se invece gli diceva di no, lui la prendeva a calci e pugni o la insultava con epiteti volgari. Il giovane, che stava ore e ore pure davanti ai videogiochi, sfogava le sue frustrazioni anche sulla sorella minore, sugli arredi della casa e anche sugli animali domestici.

Sul procedimento giudiziario che ha riguardato il giovane cremonese è intervenuto il padre del ragazzo. “Sono profondamente rammaricato di aver appreso la notizia della condanna, considerate le risultanze della perizia psichiatrica del tribunale che ha evidenziato la capacità di intendere integra, ma compromessa la capacità di volere.
Le aggressioni sono state il frutto di una incapacità di mio figlio di autodeterminazione, come sostiene la perizia.
Il ragazzo si è sottoposto volontariamente a tutte le terapie proposte e non ha mai tentato di eludere le disposizioni impartite fai sanitari o dal tribunale.

Ha compiuto e sta compiendo un grande sacrificio, accettando la permanenza in comunità da circa due anni lontano dalla famiglia e dai suoi affetti e di questo impegno a mio avviso il tribunale con la sentenza di oggi non ha tenuto conto. La denuncia di noi genitori è stato un passo molto difficile, ma fatto perché consigliato dalle forze dell’ordine che ci avevano indicato questo rimedio come unico possibile per indurre nostro figlio a cambiare. Mi sento oggi deluso e responsabile di aver contribuito con la mia denuncia a punire due volte questo ragazzo che oltre alla sfortuna di avere delle fragilità deve anche accettare il fatto di aver riportato una condanna per mano dei suoi genitori.

La denuncia ci è stata consigliata per accelerare i tempi per l’ingresso in comunità, e così non è stato. Devo ringraziare i carabinieri che ci hanno sostenuti dal momento dell’allontanamento dalla casa familiare fino al novembre 2024, e non chi aveva promesso di sostenerci e invece ci ha abbandonati”.

Da parte sua, l’avvocato Gigliotti ha dichiarato che occorrerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza prima di fare ogni valutazione nell’interesse del proprio assistito.

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