Incendi a raffica nell’agriturismo, il padre della titolare: “Il piromane è l’imputato”
A processo c'è un 28enne straniero, all'epoca ospite della struttura, accusato di essere l'autore di tutti gli incendi. Deve anche rispondere di minacce
“In quel periodo non capivo più nulla, c’erano fuochi a raffica“. Lo aveva raccontato in aula la 52enne titolare di un agriturismo di Bordolano che nel 2021 aveva denunciato ai carabinieri di aver subito una lunga serie di incendi sviluppatisi nei terreni circostanti e all’interno della struttura, che accoglie, in appartamenti e stanze, famiglie e turisti. Dieci i roghi contestati nel capo di imputazione appiccati tra il 13 e il 24 ottobre del 2021. A processo per il reato di danneggiamento seguito da incendio c’è un giovane kosovaro di 28 anni residente nel cremonese con precedenti di polizia, ex inquilino della struttura.
“Lui era sempre presente”, ha raccontato oggi il padre della titolare, riferendosi all’imputato. Il testimone, 83 anni, abita a Brescia, “ma tutte le volte che mia figlia mi chiamava per questi incendi, io correvo là. “Una volta l’imputato mi ha detto che era andato a spegnere un focolaio nei campi, e io l’ho pure ringraziato. Sono convinto che l’autore degli incendi sia lui. Per quale motivo?. Per induzione, una mia ipotesi. Tutti quei luoghi lui li conosceva benissimo”.
“Quel ragazzo lo conoscevo di vista”, ha detto invece un altro testimone che nel 2019 aveva alloggiato nella struttura. “Lui abitava sotto di me”. L’uomo ha raccontato di aver visto il fuoco svilupparsi nei campi, all’interno della corte e persino vicino alla porta della sua stanza. “C’era un’altra inquilina, una donna canadese, che gridava ‘fire!, fire!, al fuoco, al fuoco’, ma quando sono uscito non ho visto nessuno. In quelle settimane c’era un gran via vai di carabinieri e vigili del fuoco. Avevamo paura per la nostra incolumità“.
Gli incendi, di piccole e medie dimensioni, erano appiccati in orario pomeridiano o serale e avevano riguardato il cassonetto della raccolta rifiuti collocato all’esterno della palazzina alloggi, il divano nel corridoio della palazzina, delle rotoballe stoccate in un campo limitrofo, alcuni sacchi della spazzatura posizionati vicino a un muro esterno, un sacco di segatura, sterpaglie, teli in plastica usati come copertura di mezzi agricoli, ruote di autovetture di persone alloggiate nell’agriturismo, l’auto della stessa titolare, la casa padronale, la lavanderia, rifiuti vari destinati allo smaltimento, materiale posto nel seminterrato e un materasso che si trovava in un magazzino.
In tutte le occasioni i vigili del fuoco avevano accertato che si trattava di incendi dolosi e che erano stati appiccati con un accendino. Un piromane particolarmente sfrontato, tenuto conto che in diverse occasioni aveva appiccato gli incendi in una determinata zona per distrarre le persone presenti nell’agriturismo e appiccare poi un secondo incendio in un punto diverso della struttura, addirittura nel momento in cui erano presenti i vigili del fuoco che erano impegnati a spegnere un primo principio di incendio.
L’imputato alloggiava in quell’agriturismo dal 2019. Prima da solo, poi era stato raggiunto dalla moglie. “Il più delle volte era lui a segnalarmi che c’era qualcosa che stava andando a fuoco“, aveva raccontato la titolare. “Il sospetto è che l’autore fosse qualcuno all’interno dell’agriturismo. I giorni degli incendi, alcuni inquilini non c’erano perchè lavoravano, uno faceva il vigilante, mentre l’imputato in quel periodo non lavorava. In più non sempre pagava l’affitto“.
La titolare aveva cominciato a pensare di trattasse proprio di quest’ultimo, quando lui, in un’occasione, l’aveva cercata dicendole che c’era un incendio in lavanderia. “Eppure”, aveva ricordato la 52enne, “mezz’ora prima che mi chiamasse ero passata di lì ed era tutto tranquillo. Un’inquilina mi ha aiutata a spegnere l’incendio, mentre lui è andato via. Poi mi ha cercata e mi ha portata davanti ad un cassonetto, dicendomi che stava andando a fuoco. L’ha aperto davanti a me ed effettivamente c’erano le fiamme”. “Ma lui come faceva a saperlo?”, si era chiesta la donna. “Sembrava quasi che i movimenti miei e degli altri inquilini fossero studiati, e lui abitava in una parte della struttura in cui la visibilità è completa“.
Durante le indagini c’era stato il ritrovamento di un accendino che era stato perso all’interno dell’abitacolo della macchina della titolare a cui era stato incendiato il sedile. “Mi ha preso lui le chiavi della macchina”, aveva raccontato la 52enne, “me le ha strappate di mano. Con tutti quegli incendi ero stravolta, non ce la facevo più. Quell’accendino lo avevo già visto in precedenza”. L’imputato ne sarebbe stato il proprietario.
Dopo la denuncia, il giovane straniero aveva continuato a vivere nell’agriturismo per altri sei mesi, poi se n’era andato. Nel processo, in cui la titolare della struttura si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Franco Antonioli, il 28enne, assistito dall’avvocato Giovanni Bertoletti, deve anche rispondere di minacce: “se vai avanti così ti butto giù dalla finestra“, avrebbe detto ad un amico della titolare che lo aveva incolpato di essere l’autore dei roghi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 29 settembre per sentire un ultimo testimone e per la sentenza.